IA e diritto d’autore: l’ELVIS Act e il settore musica

IA e diritto d’autore: l’ELVIS Act e il settore musica
Nel settore creativo l’intelligenza artificiale sta avendo una portata dirompente, prendendo sempre più piede e diventando uno strumento sempre più fruibile. E se da un lato, operativamente l’IA cavalca l’onda del progresso, dall’altro è un gran fiorire di dibattiti, scioperi e petizioni di artisti che chiedono tutele contro il dilagare incontrastato dei sistemi di intelligenza artificiale. Ma come si muove il panorama legislativo? Nel settore musicale un primo significativo passo verso il progresso è sicuramente rappresentato dal recentemente approvato ELVIS Act – acronimo di “Ensuring Likeness Voice and Image Security”, che entrerà in vigore nello stato del Tennesee a partire dal prossimo 1 luglio.

Il rapporto tra IA e musica  

Ma facciamo un passo indietro. 

Se nel settore cinema è storia ormai nota quella portata avanti dalle battaglie legali americane del sindacato degli sceneggiatori (WGA) e da quello degli attori e degli interpreti (SAG-AFTRA) legate all’uso dell’intelligenza artificiale, anche sul panorama musicale l’uso dell’intelligenza artificiale è un fenomeno ormai evidente, costituendo uno strumento in grado non solo di supportare gli artisti, ma anche – almeno apparentemente – di soppiantarli. Ciò, infatti, è possibile laddove la generazione di musica “artificiale” venga effettuata utilizzando come input la voce degli artisti, sfociando nella creazione di deep-fake, con indubbie problematiche in materia di proprietà intellettuale legate ad esempio al tema del consenso dell’artista e/o alla corresponsione delle royalties dovute agli artisti per l’utilizzo della propria voce nonché agli eventuali profili sanzionatori per usi non autorizzati.

Si pensi ad esempio al fatto che su Youtube basta ormai inserire il testo aritificial intelligent music, seguito da uno specifico genere musicale, per rintracciare numerosi brani creati dall’IA riconducibili appunto al genere desiderato. Lo stesso dicasi per la questione dei “cloni vocali”, che ha visto la sua affermazione attraverso la piattaforma social TikTok: con tale metodo vengono create canzoni virali utilizzando la tecnologia IA per imitare le voci degli artisti, senza che questi abbiano prestato alcun consenso. Un caso, in particolare, è stato quello di Johnny Cash che “interpretava” la canzone Barbie Girl. O ancora, ricordiamo Frank Sinatra “cantare” Smells Like Teen Spirit. Ma anche volendo rimanere in Italia, sono noti i video su YouTube di Gerry Scotti che sembra “coverizzare” Eminen o Lazza. 

Ebbene, l’affermazione di creazioni di questo genere ha suscitato dibattiti e preoccupazioni. Ci si chiede, infatti, come possano gli artisti mantenere il controllo sulla propria voce in questo tipo di produzioni: se da un lato, infatti, la creazione della musica artificiale rappresenta una rivoluzione degna di nota, dall’altro lato può generare dei pericoli per la tutela del diritto d’autore. Da qui, dunque, l’esigenza di una protezione più mirata per artisti e musicisti e la conseguente emanazione oltreoceano dell’ELVIS Act. 

Alcune prime osservazioni sull’ELVIS Act 

Attualmente non esiste nessun regolamento internazionale che tuteli tali situazioni e così, in questo scenario, il Tennessee diventa il primo Stato americano ad approvare un testo di legge (l’ELVIS Act appunto, emanato il 21 marzo scorso e che entrerà in vigore dal prossimo 1 luglio), per cercare di districare alcuni nodi del rapporto IA-musica e definirne limiti d’uso più certi e più tutelanti per artisti, cantautori e più in generale per i professionisti dell’industria musicale (addirittura i podcaster e i doppiatori). 

Di fatto, l’ELVIS Act modifica e aggiorna il Personal Rights Protection Act (PPRA) del 1984, la legge introdotta per la protezione dei cd. “publicity rights” – i tratti distintivi, diritti personali dell’artista sul nome, immagine e sembianze – estendendo, per i residenti dello Stato del Tennessee, la tutela anche alla voce dell’artista stesso. Tale legge è, infatti, stata ampliata per proibire l’uso di sistemi di intelligenza artificiale che permettono di impersonare gli esseri umani e permettono agli utenti di creare opere false non autorizzate mediante l’uso dell’altrui immagine e voce. Peraltro, la definizione di “voce” dell’artista assume una portata ampia, includendo non solo la voce “effettiva” del soggetto ma anche la sua “imitazione”. 

Sotto il profilo sanzionatorio, l’ELVIS Act prevede che anche le Etichette musicali abbiano margine di manovra per tutelare gli artisti rappresentati, in caso di violazioni di tale normativa. Peraltro, le violazioni dell’ELVIS Act assumeranno rilevanza sia in ambito civile sia in ambito penale, annoverando tra l’altro l’adozione di provvedimenti ingiuntivi e la distruzione dei materiali realizzati in violazione della legge stessa.

Ulteriori scenari 

Come visto, l’entrata in vigore dell’ELVIS Act rappresenta senza ombra di dubbio un punto di partenza per l’affermazione del binomio intelligenza artificiale-protezione dei diritti d’autore in ambito musica. Ciononostante, tale settore non manca di essere in costante forte fermento. Da ultimo, si ricordi proprio la recente movimentazione da parte di alcuni famosissimi artisti – Nicki Minaj, gli Aerosmith, Billie Eilish, i R.E.M., solo per citarne alcuni – che hanno firmato la petizione “Stop Devaluing Music” dell’organizzazione no profit “Artists Rights Alliance” tesa a fare cessare un utilizzo irresponsabile dell’intelligenza artificiale, per violare e svalutare i diritti degli artisti (con un impatto anche per quanto riguarda i diritti degli artisti alle royalties), in un’ottica appunto di protezione contro un uso predatorio dell’Intelligenza Artificiale che ruba la voce e l’aspetto dell’artista violando i diritti dei creatori e distruggendo l’ecosistema musicale.

Ebbene, la strada appare ancora aperta a molteplici scenari e soluzioni, ma sicuramente l’ELVIS Act rappresenta un significativo provvedimento apripista in materia.

 Avv. Francesca Folla e Dott.ssa Silvia Mazzarella

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