Negli ultimi mesi il dibattito europeo in materia di diritto d’autore ha registrato un’evoluzione significativa con particolare riferimento alla tutela dei contenuti giornalistici nel contesto digitale, anche alla luce della crescente incidenza dei sistemi di intelligenza artificiale generativa. La discussione, con il più recente sviluppo rappresentato dalla cd Risoluzione Voss, evidenzia una questione centrale: garantire una redistribuzione efficace del valore economico derivante dallo sfruttamento digitale dei contenuti, salvaguardando la sostenibilità economica del settore della stampa e la pluralità dell’informazione.
La Direttiva (UE) 2019/790 (Direttiva Copyright) ha riconosciuto, all’articolo 15, un diritto connesso in capo agli editori, attribuendo loro tutela sulla riproduzione e sulla messa a disposizione del pubblico delle pubblicazioni giornalistiche da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione, inclusi aggregatori automatici di notizie. Concepite in un contesto tecnologico antecedente alla diffusione su larga scala dell’intelligenza artificiale generativa, tali disposizioni mostrano oggi limiti applicativi significativi: i modelli di IA sono in grado di utilizzare contenuti protetti sia nella fase di addestramento sia nella generazione di output informativi, con effetti sostitutivi rispetto alla consultazione diretta delle fonti e potenziali ricadute economiche per editori e giornalisti.
Il quadro normativo europeo si completa con il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, il quale introduce obblighi di trasparenza, tracciabilità e responsabilità per i fornitori di sistemi IA. In particolare, il Regolamento prevede che gli operatori di modelli di intelligenza artificiale di grandi dimensioni adottino misure di documentazione, monitoraggio e audit dei dati utilizzati per l’addestramento, comprese le fonti protette da diritti. Le disposizioni contenute nell’AI Act costituiscono per gli utenti e, in primo luogo, per i titolari dei diritti, strumenti iniziali individuati dal legislatore per esercitare un controllo effettivo sui contenuti protetti e tutelare i propri diritti di proprietà intellettuale.
In tale contesto si inserisce risoluzione approvata il 10 marzo 2026 dal Parlamento Europeo sul diritto d'autore e l'intelligenza artificiale generativa, anche nota come Risoluzione Voss.
Il Parlamento affronta specificamente l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sul settore dell’informazione, richiamando i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali, la normativa internazionale e comunitaria sul diritto d’autore e i diritti connessi, nonché la necessità di tutelare la sovranità tecnologica e culturale dell’Unione europea.
Pur essendo un atto non vincolante, la risoluzione sottolinea le ambiguità nell’applicazione della Direttiva Copyright in un contesto tecnologico così fortemente evolutosi e la necessità di chiarimenti normativi rapidi, evidenziando come l’utilizzo dei contenuti da parte dei sistemi di IA generativa possa avere un effetto sostitutivo rispetto alla consultazione delle fonti originarie e ridurre i ricavi per editori e giornalisti. In risposta a tali rischi, la Risoluzione propone, inter alia, di rafforzare la trasparenza sull’utilizzo dei contenuti protetti per l’addestramento dei modelli di IA, di promuovere modelli di licenza collettiva volontaria per assicurare una remunerazione equa lungo tutta la filiera creativa, e di garantire il pieno controllo dei titolari dei diritti sull’uso dei contenuti anche oltre l’addestramento. Particolare attenzione viene riservata alla stampa in ragione del ruolo fondamentale che la stessa svolge nella salvaguardia della democrazia e delle strutture democratiche all'interno dell'UE.
Il Parlamento osserva che i sistemi di IA aggregano e presentano contenuti informativi in modo sempre più pervasivo, con effetti sul traffico, sui ricavi e sul pluralismo, riconoscendo in prima battuta, la necessità di garantire che i modelli e i sistemi di GenAI non effettuino un trattamento selettivo che favorisca determinate pubblicazioni rispetto ad altre, preservando in tal modo la pluralità e l'imparzialità delle informazioni.
Per questo motivo il Parlamento chiede alla Commissione e agli Stati membri di proteggere il settore dell’informazione, prevedendo compensi adeguati quando i fornitori di sistemi di GenAI sottraggono lettori e ricavi alle testate giornalistiche. In materia di tutela autorale delle opere di carattere giornalistico, poi, ai punti 5 e 6 della Risoluzione il Parlamento ribadisce che i titolari dei diritti, in particolare quelli del settore della stampa e dei mezzi di informazione, e in particolare gli editori di stampa, i giornalisti e i redattori, devono avere il pieno controllo sull'uso digitale dei loro contenuti da parte dei sistemi e dei modelli di IA a fini di formazione, sottolineando che tale controllo dovrebbe basarsi su una possibilità solida e funzionante di escludere tale uso da parte di sistemi e modelli di IA. La Risoluzione suggerisce inoltre alla Commissione di esaminare in che modo i diritti accessori per gli editori di stampa, i giornalisti e i redattori e altri diritti connessi, potrebbero essere estesi a ulteriori utilizzi dei contenuti protetti da parte di sistemi e modelli di intelligenza artificiale, come l’inferenza, la generazione aumentata dal recupero e la produzione di contenuti concorrenti, garantendo che ogni sfruttamento avvenga solo previo consenso dei titolari dei diritti e, eventualmente, dietro adeguata remunerazione, facendo espresso riferimento ad una possibile gestione collettiva di tali diritti.
La posizione del Parlamento europeo segna quindi un’evoluzione rispetto all’impostazione originaria della Direttiva del 2019: non si tratta più soltanto di rafforzare la posizione negoziale degli editori nei confronti delle piattaforme, ma di assicurare che il valore economico generato dall’utilizzo dei contenuti sia redistribuito tra tutti i soggetti coinvolti nella creazione dei contenuti stessi, garantendo trasparenza, strumenti di esclusione efficaci e remunerazione proporzionata. In tal modo, si passa progressivamente da un modello incentrato sul diritto connesso degli editori a un approccio più ampio, volto alla tutela dell’intera filiera informativa e di tutti i propri attori nonché alla salvaguardia dei valori democratici e culturali dell’Unione europea.