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12 Gennaio 2021
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Nuovi guai per Tik Tok: il Garante italiano avvia il procedimento

Avviata nel marzo 2020, l’istruttoria dell’Authority ha evidenziato come il noto social network Tik Tok effettui trattamenti non conformi al quadro normativo in materia di protezione dei dati personali. Dato l’elevato indice di rischio, soprattutto per i minori,  il Garante ha avviato d’urgenza un procedimento che tuteli i dati dei minori italiani. Ma quali sono le preoccupazioni sollevate?
Cos’è Tik Tok?

Tik Tok è una piattaforma per la condivisione di video di proprietà della società ByteDance, largamente utilizzato dai giovanissimi, ma non solo, per realizzare una serie di video aventi una durata che può variare da 3 secondi a 1 minuto. Venuto alla luce nel 2017, vanta oltre 1 miliardo di utenti attivi, di cui 8 milioni solo in Italia.

L’applicazione è rivolta a tutti coloro che hanno compiuto i 13 anni di età, ma non è raro trovare in rete utenti anche più giovani. Il social, da sempre sotto osservazione da parte delle Authorities, ha subito multe elevatissime per aver raccolto dati dei minori di 13 anni senza il preventivo e necessario consenso dei genitori.

Anche in Europa, numerose Autorità per la protezione dei dati hanno destato preoccupazioni sul fatto che all’interno del social l’utente (anche minorenne) potesse ricevere messaggi da chiunque e, nell’ambito dell’iscrizione al social, non vi è fosse alcun controllo sulla veridicità delle informazioni raccolte.  

Il procedimento avviato dal Garante

Il comunicato stampa con cui il Garante ha annunciato l’apertura del procedimento contro Tik Tok riprende e riafferma le medesime doglianze summenzionate.

In particolare, il Garante critica aspramente le modalità di iscrizione alla piattaforma: la policy del sito che prevede il divieto di iscrizione al di sotto dei 13 anni di età è aggirabile semplicemente utilizzando una data di nascita falsa.

Ciò dimostra anzitutto come non venga impedito ai minori di anni 13 di iscriversi, ed inoltre che, in ogni caso, la verifica sull’età dell’utente venga demandata alla compilazione di un form, con la conseguente omissione circa la raccolta del consenso autorizzato dei genitori o di chi abbia la responsabilità genitoriale del minore che non abbia compiuto 14 per l’iscrizione ai social network.

Ma non è tutto, se si considera la specifica disciplina nazionale sul trattamento dei dati dei minori nella società dell’informazione: con il decreto di adeguamento del Codice Privacy, il legislatore italiano ha abbassato il limite di cui all’art. 8 GDPR dei 16 anni, ai 14 anni. Eppure, come si diceva, nonostante tale previsione sembrerebbe che il social sia fruibile anche a soggetti ancora più giovani. Dunque il Garante rileva come non solo Tik Tok non verifichi l’età anagrafica dei propri utenti, ma ometta di dare applicazione alla disciplina italiana in occasione della erogazione dei propri servizi presso la nostra region.

Inoltre, il social network, impostando di default il profilo dell’utente come “pubblico”, consente la massima visibilità e accesso a tutti contenuti pubblicati. Tale impostazione non coincide con le previsioni poste a tutela della privacy che stabiliscono l’adozione di misure tecniche ed organizzative che garantiscano la possibilità di scegliere se rendere accessibili dati personali ad un numero indefinito di persone.

Cosa aspettarsi?

Tik Tok ha da sempre destato gravi perplessità circa il trattamento dei dati dei suoi utenti. Pur non essendo rimasta del tutto inerte alle ammonizioni e ai moniti della varie Autorità, gli accorgimenti posti in essere non sono sufficienti a tutelare gli utenti.

Occorre che si provveda quanto prima ad informare in maniera chiara gli utenti, a adottare sistemi informatici che possano verificare l’età al momento dell’iscrizione, ovvero a coinvolgere i genitori, cosi come espressamente indicato nelle numerose Linee Guida in materia di consenso redatte dall’EDPB (European Data Protection Board).

Risulta imprescindibile altresì preimpostare l’apertura by default del profilo in modalità “privata”.

Aspettando la decisione dell’Authority italiana, che già a gennaio dello scorso anno aveva chiesto all’Europa di esaminare i trattamenti dei dati effettuati dal social network, la società cinese avrà tempo sino al 21 gennaio per difendersi e chiedere di essere sentita nel merito.  

Avv. Chiara Benvenuto e Dott. Niccolò Olivetti