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5 Giugno 2020
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Pubblicato il rapporto del Copyright Office statunitense sulle modifiche al DMCA

L’ufficio statunitense per il copyright ha pubblicato il tanto atteso report sulle disposizioni “Safe harbor” del DMCA. Il report propone diversi interventi legislativi allo scopo di rendere più efficace la caccia ai pirati sul web.
 
I fatti

Nel 2016, il governo statunitense ha promosso una consultazione pubblica per valutare l’impatto e l’efficacia delle cc.dd. “Safe harbor provisions” del Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

Trattasi di quelle disposizioni che limitano la responsabilità degli Online Service Provider e degli altri intermediari che operano su Internet in caso di violazioni dirette del copyright o compiute da terzi attraverso i servizi offerti da detti operatori.

Tra i circa 92.000 contributi ricevuti da giuristi, aziende tecnologiche e società civile, è emersa la discrepanza tra la visione del DMCA dei titolari di copyright, che lo considerano obsoleto e inefficace, e quella degli Online Service Provider che ne risultano soddisfatti.

Il 21 maggio scorso il Copyright Office statunitense ha pubblicato il tanto atteso Report, che riassume il contributo dei partecipanti offrendo al contempo diverse raccomandazioni al legislatore su come procedere.

Le raccomandazioni

Il Copyright Office non raccomanda alcuna modifica generale delle cc.dd. “Safe harbor provisions”, ma sceglie invece di indicare dove il legislatore potrebbe intervenire per meglio bilanciare i diritti e le responsabilità degli Online Service Provider e dei titolari dei diritti nelle industrie creative.

Con riferimento ai trasgressori “recidivi”, l’Ufficio riconosce l’importanza di avere una politica chiara, documentata e pubblicamente disponibile, requisito minimo per rispettare il DMCA, oltre a fungere da deterrente alle violazioni. L’Ufficio raccomanda al legislatore di fornire maggiore chiarezza sui tempi di chiusura dell’account dell’utente trasgressore, essendo attualmente incerto quando debbano intervenire gli Online Service Provider.

In tema di utilizzo di contenuti protetti da parte dei prestatori di servizi di condivisione di contenuti online e della loro responsabilità in presenza di violazioni manifeste (c.d. “red flag”), l’Ufficio ripetutamente manifesta il convincimento che l’applicazione che è stata fatta della sezione 512 del DMCA da parte delle Corti statunitensi non sia in linea con la ratio originaria della normativa statunitense.

Sul blocco dei siti pirata, il Copyright Office dichiara che, sebbene alcuni studi riportino riduzioni statisticamente significative della pirateria, altri mostrano riduzioni minori o nulle, ritenendo così necessari ulteriori approfondimenti prima di suggerire interventi legislativi.

Avv. Priscilla Casoni