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5 Ottobre 2021
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La necessaria derivazione causale ex art. 1223 c.c circa la liquidazione del danno per violazione del diritto d’autore

Con ordinanza del 19 maggio 2021 n. 21833 la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di liquidazione del danno per violazione del diritto d’autore in un contenzioso promosso da Universal Music Italia S.r.l. contro A.A. Edizioni Musicali S.r.l. e altri, nello specifico, in tema di retroversione degli utili.

Si ricorda che, ai fini della liquidazione del risarcimento del danno da violazione del diritto d’autore l’art. 158 L.d.A. pone le seguenti regole:

a) il risarcimento del danno è liquidato nel rispetto degli artt. 1223, 1226 e 1227 c.c.;

b) il lucro cessante è valutato dal giudice ai sensi dell’art. 2056 c.c., comma 2 – ossia “con equo apprezzamento delle circostanze del caso” (e così  ex art. 1226 c.c.) – anche tenuto conto degli utili realizzati in violazione di detto diritto e il giudice può liquidare il danno in via forfettaria sulla base quanto meno dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti qualora l’autore della violazione avesse chiesto al titolare l’autorizzazione per l’utilizzazione del diritto;

c) sono dovuti anche i danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 c.c..

La norma prevede quindi il duplice criterio della c.d. retroversione degli utili conseguiti e del c.d. prezzo del consenso, sempre nella cornice di una liquidazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c..

Con il provvedimento in commento la Corte evidenzia come, in tema di diritto d’autore, il criterio della retroversione degli utili, anche ove più favorevole al danneggiato, resta ancorato alla regola della necessaria derivazione causale ex art. 1223 c.c. dal fatto illecito: ne consegue che la somma, così come accertata quale ricavo per lo sfruttamento dell’opera realizzato dal responsabile, deve essere depurata, da un lato, dei costi sopportati dal medesimo – il quale ha l’onere di fornire, ai fini dello scomputo, elementi concreti di calcolo desumibili dai bilanci, dalle scritture contabili o dai contratti conclusi con i terzi – e, dall’altro, dall’autonomo contributo al successo dell’opera, dalle concrete capacità esecutive ed evocative del medesimo, tali da suscitare l’interesse del pubblico.

La Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza alla Corte d’Appello di Milano, sì da procedere ad una nuova liquidazione del danno, tenuto conto dei principi sopra indicati.

Avv. Sara De Nova e Dott.ssa Manuela Fogli