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4 Maggio 2021
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La Corte Suprema degli Stati Uniti si pronuncia nella battaglia sul “fair use”

Dopo dieci anni di battaglie, la Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata nel procedimento sull’utilizzo, da parte di Google, delle API Java appartenenti ad Oracle, per decidere se si tratta o meno di “fair use”  ai sensi dello U.S. Copyright Act.

Il 5 aprile scorso si è conclusa la battaglia durata oltre dieci anni che vedeva Oracle contrapporsi al colosso Google: la Corte Suprema americana ha dichiarato che Google non ha violato la legge nazionale sul copyright quando ha sviluppato il suo sistema operativo Android sfruttando un codice di Oracle.

Il caso riguardava circa 12 mila linee di codice che Google ha usato per realizzare il proprio sistema operativo e che, secondo l’accusa, sarebbero state copiate da un’applicazione di programmazione Java sviluppata da Sun Microsystems, acquisita da Oracle nel 2010.

I magistrati hanno considerato “fair use” l’uso da parte di Google di una porzione di codice Java per le API (Application Programming Interfaces – veri e propri onnipresenti intermediari software che permettono a applicazioni, siti e programmi di dialogare fra loro).

La Corte federale aveva inizialmente dato ragione a Oracle nel marzo del 2018, dando ancor più risonanza al ribaltamento della decisione ad opera della Corte Suprema.

Il caso è stato seguito con attenzione nell’intero settore hi-tech americano, per le potenziali ripercussioni nella creazione di software.

Secondo Google, il codice era utilizzabile perché protetto dalla dottrina del «fair use», ovvero una disposizione legislativa dell’ordinamento americano che permette l’utilizzo di materiale protetto da copyright per alcuni scopi, come l’informazione, senza bisogno di chiederne l’autorizzazione a chi detiene i diritti. Tale dottrina è per tradizione considerata una esclusiva della legislazione degli Stati Uniti.

Il colosso americano ha affermato che questo genere di codice viene usato abitualmente e senza ostacoli da sviluppatori per migliorare le funzionalità e inter-operabilità di prodotti.

Oracle ha tuttavia reagito duramente alla sconfitta, invocando il monopolio di Google e l’interesse delle autorità americane e europee proprio sulle pratiche di business del colosso statunitense, auspicando una presa di posizione netta sul tema.

Avv. Priscilla Casoni