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12 Giugno 2020
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Immuni: l’app non è per tutti. Quali le indicazioni del Garante?

Il Garante, precisando alcune misure che necessariamente dovranno essere adottate in fase di sperimentazione per arginare quanto più possibile i rischi connessi al trattamento dei dati, autorizza Immuni ma l’applicazione è in grado di funzionare solo sui dispositivi di ultima generazione. Il sistema di tracciamento inaccessibile a molti sarà lo stesso efficace?
 
La nuova applicazione Immuni

Il Garante per la protezione dei dati personali ha autorizzato, con il provvedimento dell’1 giugno 2020, il Ministero della salute, titolare del trattamento, ad avviare il sistema nazionale di tracciamento digitale dei contatti (di seguito “Sistema”) attraverso l’applicazione Immuni.

In particolare, tenuto conto della valutazione d’impatto trasmessa dal Ministero è stato rilevato che il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito del Sistema può essere considerato proporzionato, essendo state previste misure volte a garantire in misura sufficiente il rispetto dei diritti e le libertà degli interessati, che attenuano i rischi che potrebbero derivare da trattamento illecito.

Le misure indicate dal Garante

Tuttavia, le cautele non sono mai troppe e, per queste ragioni, il Garante ha ritenuto opportuno precisare alcune misure che necessariamente dovranno essere adottate in fase di sperimentazione per arginare quanto più possibile i rischi connessi al trattamento dei dati.

Pertanto, il rispetto dei principi del GDPR diventa certamente prioritario.

Gli obblighi di trasparenza impongono da un lato, che gli utenti debbano essere informati adeguatamente in ordine al funzionamento dell’algoritmo di calcolo utilizzato per la valutazione del rischio di esposizione al contagio e del fatto che le notifiche generate dal sistema non sempre riflettono una condizione di rischio; dall’altro, che particolare attenzione dovrà essere dedicata all’informativa e al messaggio di allerta, tenendo altresì conto del fatto che i soggetti attinti dal trattamento saranno anche minori ultra quattordicenni.

Il rispetto della limitazione delle finalità e del principio di minimizzazione dei dati comporta che i dati raccolti attraverso il Sistema non potranno essere trattati per finalità non previste dalla norma che istituisce l’applicazione, dovendo altresì evitare ogni forma di nuova associazione a soggetti identificabili e adottando idonee misure di sicurezza e tecniche di anonimizzazione.

Quanto, poi, all’osservanza del principio di limitazione delle conservazione la retention degli indirizzi IP dei cellulari dovrà essere commisurata ai tempi strettamente necessari per il rilevamento di anomalie e di attacchi.

L’apparente parità di trattamento

Sembra, tuttavia, che l’attesa, i dibattiti, i dubbi in merito al funzionamento dell’applicazione siano serviti a poco, perché il Sistema è sì funzionale alla tutela della salute pubblica di tutti ma non è per tutti. Solo gli smartphone di ultima generazione supportano l’utilizzo dell’applicazione: nelle FAQ ufficiali dell’applicazione si legge che “i requisiti di sistema per usare Immuni sono imposti dalla tecnologia sottostante di Apple e Google, che non è disponibile per versioni precedenti di iOS, Android e Google Play Services”.

Se tanti non potranno scaricare l’applicazione perché dotati di un dispositivo di vecchia generazione, il tanto discusso Sistema funzionerà effettivamente? 

Avv. Marta Cogode