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15 Ottobre 2020
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Il “data scraping”: cos’è e quando è illecito?

Un’operazione di “scraping”, la raccolta dati realizzata sulla base di un’automazione non autorizzata allo scopo di estrarre dati online, ha colpito nuovamente Facebook. Prendendo le mosse dagli strumenti di tutela prescelti dal social network in questione, ci si propone di illustrare quali effetti può avere questa tecnica e in quali occasioni assume il carattere dell’illiceità. 

Facebook ha deciso di agire in giudizio nei confronti di due società a fronte dell’accertata attività di “data scraping” condotta da queste con riferimento ai dati personali dei propri utenti.

Si tratta di BrandTotal Ltd. e Unimania Inc. che, in evidente violazione di termini e condizioni di servizio della piattaforma, hanno implementato un sistema per realizzare un’operazione internazionale di raccolta dati non autorizzata, mediante accesso abusivo, in danno non soltanto di Facebook e delle sue Twitter ed Instagram, ma anche di Youtube, Linkedin ed Amazon. 

In particolare, attraverso una serie di estensioni del browser chiamate “UpVoice” e “Ads Feed” è stato possibile eludere le misure di sicurezza già adottate dal social network proprio in seguito ai subiti tentativi di violazione di dati personali: l’installazione e quindi l’utilizzo dell’estensione hanno consentito ai gestori di avere accesso ai profili social e alle informazioni, anche di carattere personale, in questo modo ottenendo una ingente quantità di dati in assenza del consenso degli interessati e dell’autorizzazione della piattaforma ospite.

Per leggere l’articolo completo clicca qui.

Avv.ti Vincenzo Colarocco e Chiara Benvenuto