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Il caso Wind Tre: iniziative di telemarketing e trattamento illecito di dati

Avv. Vincenzo Colarocco

Il Garante della Privacy è intervenuto nuovamente sul tema del trattamento dei dati personali in relazione ad iniziative di marketing, pronunciandosi nei confronti di Wind Tre s.p.a.. All’esito di un’istruttoria avviata a seguito di numerose segnalazioni che lamentavano la ricezione di telefonate con operatore e di sms indesiderati a contenuto promozionale, l’Autorità Garante italiana ha emesso un’ordinanza di ingiunzione nei confronti di Wind Tre s.p.a (Provvedimento n. 493 del 29 novembre 2018) condannando la compagnia di telecomunicazioni al pagamento di una sanzione pecuniaria pari a 600 mila euro. La sanzione deriva da un provvedimento adottato nel mese di maggio 2018 (Provvedimento n. 330 del 22 maggio 2018) e quindi precedente all’entrata in vigore del Regolamento n. 679/2016, nell’ambito del quale l’Autorità aveva dichiarato illecito il trattamento dei dati dei clienti effettuato dalla società telefonica a fini di marketing. Le violazioni contestate a Wind Tre s.p.a. dal Garante Privacy sono da ricondurre a due condotte specifiche: la mancata verifica delle liste di chi non aveva prestato il consenso per essere contattato a scopi pubblicitari (“black list”), detenute dalla società, nelle quali erano presenti i segnalanti, e la sistematica, prolungata e illecita comunicazione di dati della clientela a terzi partner commerciali. La società, infatti aveva proceduto ad un’erronea qualificazione soggettiva della maggior parte dei punti vendita, individuandoli come titolari autonomi, anziché come responsabili del trattamento, incorrendo pertanto in una illecita comunicazione. Inoltre, tutte le richieste provenienti dai soggetti interessati inerenti alla revoca del consenso per finalità di telemarketing e marketing non erano state registrate ed organizzate dalla società ma solo  comunicate ai partner, che avrebbero dovuto poi provvedere in autonomia. Pertanto, accertata l’illiceità del trattamento, nel definire l’importo dovuto, l’Autorità ha tenuto conto della gravità delle violazioni contestate, del fatto che siano stati impiegati differenti canali di contatto (telefonate, sms) con esponenziale aumento dell’invasività delle campagne promozionali, della loro reiterazione nel tempo nonché della dimensione e delle condizioni economiche della società, ma anche – in termini favorevoli – del fatto che Wind Tre s.p.a abbia posto in essere autonome iniziative per eliminare le criticità emerse. Inoltre, sulla qualifica soggettiva dei partner commerciali, l’Autorità ha chiarito che l’omessa designazione di tali soggetti quali “responsabili del trattamento” ha dato luogo ad una sistematica oltre che prolungata comunicazione illecita dei dati riferiti alla clientela a terzi, fino al 93% degli operatori economici che vanno a comporre la rete commerciale della Società. Tuttavia, l’iniziale sanzione di 150 mila euro è risultata  inefficace, costringendo l’Autorità in questa occasione ad aumentarla del quadruplo, arrivando cosi alla somma di 600 mila euro.

Ancora uno stop al Telemarketing selvaggio

Avv. Vincenzo Colarocco

All’esito di una serie accertamenti posti in essere su contratti commerciali di Fastweb il Garante ha stabilito che l’azienda di telecomunicazioni dovrà potenziare i controlli sulla propria rete vendita e cessare le telefonate promozionali verso gli utenti che si sono opposti al trattamento dei loro dati per finalità di marketing o che non hanno espresso il loro consenso.

Infatti, a seguito di numerose segnalazioni dei consumatori che lamentavano continue chiamate indesiderate dai call center, aventi l’intento di proporre offerte commerciali, l’Autorità ha dato il via ad alcune ispezioni (tenutesi tra il gennaio 2016 e l’ottobre 2017), in seguito alle quali sono emerse molteplici irregolarità con riferimento ad attività di marketing svolte senza il consenso degli interessati.

Il Garante ha altresì riscontrato anche l’uso sproporzionato ed improprio di telefonate promozionali verso numeri non inseriti nelle c.d. liste di contattabilità, che la compagnia telefonica trasmetteva ai partner. Un numero esorbitante: più di 8 milioni di chiamate verso quasi 3 milioni di clienti, per le quali la società non era in grado di confermare l’iscrizione dei clienti nel Registro delle Opposizioni.

In proposito, sono state rilevate anomalie nel servizio di richiamata (call me back), attivo sul sito di Fastweb, per cui, qualora l’utente avesse selezionato sulla pagina web una opzione per poter essere contattato, questo avrebbe autorizzato all’uso dei propri dati personali per finalità di marketing e profilazione. E’ chiaro che, questo tipo di attività, non consente al cliente di esprimere il consenso per finalità di trattamento indiscutibilmente differenti tra loro.

Dunque con il provvedimento n. 235 dell’ 18 aprile 2018, il Garante Privacy ha di fatto vietato alla compagnia di trattare dati di chi non avesse manifestato il consenso o che, comunque, lo avesse revocato o avesse fatto valere diritto di opposizione, e, inoltre, di profilare i clienti senza averli debitamente informati ed avere raccolto il loro consenso.