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Pubblicato il nuovo Rapporto UE in materia di licenze copyright

L’Osservatorio europeo dell’audiovisivo del Consiglio d’Europa ha pubblicato il nuovo Rapporto dedicato alle leggi che regolano il diritto d’autore nel settore dell’audiovisivo, valutando tutti i passaggi che consentono o meno lo sfruttamento di tali diritti da parte dei titolari e la concessione delle licenze copyright per l’utilizzo delle opere.

Nella produzione e distribuzione cinematografica e audiovisiva, da un lato vi è la legislazione e dall’altro le realtà del mercato. La prima fornisce un quadro di riferimento che tutela gli interessi delle diverse parti interessate, lasciando spazio alla negoziazione individuale, ma il vasto numero di partecipanti alla creazione e alla distribuzione di un film o di altro prodotto audiovisivo comportano un alto grado di complessità giuridica al tavolo delle trattative.

In tal senso, lo scorso luglio, l’Osservatorio europeo dell’audiovisivo del Consiglio d’Europa ha pubblicato il tanto atteso Rapporto che si concentra sul quadro giuridico applicabile alla produzione e alla distribuzione di opere audiovisive, fornendo una visione d’insieme degli standard minimi internazionali ed europei di protezione che intervengono nel processo di concessione delle licenze.

I primi due capitoli del Rapporto sono dedicati ai diritti legati alla produzione e distribuzione di opere cinematografiche e televisive lungo l’intera catena del valore, mediante l’introduzione di nuove disposizioni per agevolare l’accesso ai contenuti audiovisivi offerti dalle piattaforme on demand e, allo stesso tempo, per facilitare l’equa remunerazione dei titolari dei diritti di copyright.

Al di là degli standard minimi di protezione, particolare attenzione viene dedicata alla paternità dell’opera e alla suddivisione dei diritti tra i vari soggetti che hanno sufficientemente contribuito alla creazione della stessa.

In seguito, il Rapporto si occupa di regolare l’ambito spinoso della territorialità dei diritti.

Ogni Paese ha una certa libertà di manovra in termini di applicazione del copyright: pur all’interno di un quadro regolatorio europeo ed internazionale, i diritti d’autore possono essere licenziati su base territoriale.

L’ultimo capitolo è dedicato alla casistica sui modelli di licenza dei servizi VOD, con attenzione al fenomeno di Netflix. La recente comparsa di nuovi attori e servizi on-demand interni ed esterni all’UE, sfida i modelli tradizionali ed ha portato ad un’importante diversificazione dei contenuti degli accordi sempre più complessi e dettagliati.

Al di là dei contenuti originali sviluppati dai servizi di streaming online, una delle principali differenze tra le offerte di licenza si pone con riferimento all’esclusività dei diritti. Gli accordi di licenza che non sono esclusivi per un singolo servizio di streaming online sono meno costosi da ottenere, mentre gli accordi di licenza esclusiva sono ben più onerosi seppure hanno il potenziale di portare un numero maggiore di abbonati nel tempo.

Ne emerge che la concessione di licenze per i contenuti diventerà sempre più articolata in quanto emittenti (servizio pubblico e commerciale) e servizi di intrattenimento online stanno lanciando servizi di streaming stand-alone e ibridi, con la conseguenza che i produttori avranno più opportunità e leva nelle trattative per la concessione delle licenze copyright.

Avv. Priscilla Casoni

50 siti sequestrati poco prima della finale di Champions League

Il Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza, con l’operazione “Match Off 2.0″, ha sferrato un altro duro colpo alla pirateria informatica, proprio alla vigilia della finale di Champions League.

La Procura di Roma, agendo contro il fenomeno della IPTV, ha accertato che venivano offerti contenuti pirata sia in modalità streaming live che in modalità “streaming on demand”.

Attraverso un abbonamento mensile di 10 euro gli utenti potevano fruire di partite e film senza limiti.

L’operazione ha portato alla denuncia di cinque persone e al sequestro di 50 siti e di 41 server dislocati in tre continenti: oltre 340 mila utenti registrati per un volume d’affari stimato in 3 milioni e 500 mila euro al mese, ossia oltre 40 milioni di euro l’anno.

Ai cinque promotori dell’attività illecita, ramificata su tutto il territorio nazionale, è stata contestata la violazione dell’art.171-ter della Legge n. 633/41, che prevede la reclusione fino a 4 anni.