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Artificial Intelligence usata per le truffe: le aziende si preparino ad affrontare nuove sfide

Avv. Vincenzo Colarocco

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Così recita la terza legge sulla tecnologia del famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke. Ebbene, il caso riportato dal Wall Street Journal, relativo ad un’azienda britannica a cui sono stati sottratti in maniera fraudolenta oltre 200 mila euro grazie a una voce ricostruita al computer che imitava quella dell’amministratore delegato della casa madre tedesca, ben non si tratta di magia quanto piuttosto di un utilizzo vizioso della tecnologia AI (artificial intelligence). Secondo quanto riportato dal quotidiano internazionale statunitense, si tratta del primo caso conosciuto, in relazione al quale l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per mettere in atto un reato di truffa. La singolare, quanto scoraggiante vicenda ha avuto inizio nel marzo scorso con una telefonata ricevuta dal Ceo di una società controllata britannica, da quello che ha creduto essere l’amministratore delegato del gruppo, mentre invece si trattava di una voce perfettamente ricostruita al computer grazie ad un algoritmo. Entrando nel particolare della vicenda, l’amministratore delegato del gruppo richiedeva di accreditare la cifra di €220.000 ($243,000) sul conto di un fornitore ungherese. Il manager della controllata britannica si è fidato tanto era sicuro che a parlare fosse proprio il suo superiore, inconfondibile per l’accento tedesco e la particolare maniera di costruire la frase. Ha quindi eseguito l’operazione, ricevendo una seconda telefonata di conferma, e una terza telefonata che aveva ad oggetto una nuova richiesta di trasferimento monetario. A ben guardare si è trattato di una truffa messa a punto con un sistema di ricostruzione della voce che impiegava un algoritmo particolarmente sofisticato e capace di imitare alla perfezione il modo di parlare di un essere umano. Le aziende 4.0, dunque, nel loro intento di migliorare i processi produttivi adottando nuove tecnologie e strumenti, quali la stessa intelligenza artificiale, si troveranno ad affrontare nuove sfide per arginare quegli usi fraudolenti che i nuovi paradigmi informatici potrebbero portare con sé.

Giudici robot e giustizia predittiva: come l’i.a. entra nell’ambito giudiziario

Avv. Vincenzo Colarocco

Una rivoluzione in ambito giudiziario si sta compiendo in Estonia sotto la guida e la supervisione dell’esperto di intelligenza artificiale Ott Velsberg. Fine ultimo del progetto sarebbe quello di garantire celerità e certezza dei procedimenti giudiziari (con valore di causa inferiore ad € 7.000,00) mediante l’affidamento degli stessi ad un giudice robot. Le decisioni, quindi, potranno essere prese quasi in tempo reale mediante un’intelligenza artificiale evoluta che utilizza tutte le cognizioni -da codici e leggi a giurisprudenza e prassi- affiancandole ad una memoria che non potrebbe rintracciarsi in nessun umano. È comunque previsto uno strumento di gravame nel caso di decisioni manifestamente illogiche, in tal caso dinanzi ad un altro giudice, questa volta in carne ed ossa. Non un sogno ma un progetto sul quale si sta lavorando in maniera concreta e che dovrebbe vedere il raggiungimento di un primo step entro la fine dell’anno.

Ben più lontano dal progetto estone quanto attualmente si registra nel contesto italiano dove, ancora distanti dall’idea di un giudice robot e dall’ingresso dell’intelligenza artificiale in veste “giudicante”, si segnalano comunque dei primi progetti legati alla c.d. “giustizia predittiva”. La Corte d’Appello di Brescia, infatti, in collaborazione con l’Università di Brescia (Dipartimenti Giurisprudenza e Statistica), si sta da tempo adoperando per creare una banca dati di provvedimenti da cui estrarre orientamenti e casistiche. Il presidente della Corte d’Appello di Brescia, Dott. Claudio Castelli, attento alle prospettive offerte dall’intelligenza artificiale applicata all’ambito giudiziario, ha sottolineato che l’obiettivo dell’iniziativa in esame è quello di fornire agli operatori del diritto una banca dati ragionata e trasparente, da cui possano emergere orientamenti giurisprudenziali, di casistica, di tempistica e tutti quegli elementi che possano essere valutati per adottare le opportune precipue decisioni. Il Dott. Castelli si è inoltre mostrato consapevole che, allo stato attuale, risulta difficile immaginare sbocchi ulteriori e più significativi dell’I.A. nel contesto giudiziario. In particolare, il data set in elaborazione da parte della Corte d’Appello bresciana si limiterà a coadiuvare il giudice nel processo decisionale e l’avvocato per una valutazione predittiva (o previsionale) dell’esito della causa e “non a sostituirli con giudici robot o avvocati artificiali”.