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Esecuzione forzata: mancato versamento del fondo spese

Avv. Daniele Franzini

In caso di mancato rispetto del termine assegnato al creditore per il versamento del fondo spese per l’espletamento delle attività delegate al professionista deputato alle operazioni di vendita, il Giudice deve valutare se, da tale comportamento, è possibile desumere il disinteresse della parte alla prosecuzione del procedimento. Pertanto, il Giudice ha la facoltà di determinare le conseguenze del mancato rispetto del termine, dovendo accertare – con riferimento al caso concreto e al complessivo comportamento processuale della parte – se vi siano o meno i presupposti per la dichiarazione dell’estinzione della procedura per “inattività delle parti”.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile del Tribunale di Monza con la sentenza pubblicata in data 30 gennaio 2020.

Banca Centrale Europea: raccolta di dati granulari sul credito

Avv. Daniele Franzini

In data 6.3.2020 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea l’indirizzo (UE) 2020/381 della Banca centrale europea del 21.2.2020 che modifica l’indirizzo (UE) 2017/2335 sulle procedure per la raccolta di dati granulari sul credito e sul rischio creditizio (BCE/2020/11).

Le banche centrali nazionali (BCN), su richiesta, possono fornire ai soggetti dichiaranti dati granulari sul credito e sul rischio di credito, inclusi i dati sul credito raccolti da un’altra banca centrale nazionale, incrementando i servizi informativi dalle centrali dei rischi ai soggetti dichiaranti.

Le BCN, su base volontaria, possono scambiare e utilizzare sotto-insiemi di dati sul credito al fine di fornire accesso a questi ultimi ai soggetti dichiaranti attraverso i flussi di ritorno. Il Sistema europeo di banche centrali si è impegnato ad aggiornare il quadro giuridico al fine di armonizzare maggiormente i flussi di ritorno forniti ai soggetti dichiaranti dalle BCN.

Lo scopo di tali flussi di ritorno è supportare i soggetti dichiaranti nella valutazione sul merito di credito dei debitori al fine del miglioramento della gestione del rischio di credito.

Con il presente indirizzo vengono delineati gli obblighi della BCE e delle BCN che partecipano, anche durante il periodo di prova precedente alla data in cui le singole BNC iniziano a partecipare, tenendo conto dei vincoli connessi alla natura riservata delle informazioni e dei tempi necessari per l’attuazione.

Avvisi di accertamento: Decreto ‘Cura Italia’ ed i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Avv. Daniele Franzini

Con la circolare n. 5/E del 20.3.2020 l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in ordine alla sospensione dei termini per il pagamento degli importi dovuti in relazione alla notifica di avvisi di accertamento cd. ‘esecutivi’, prevista a seguito dell’entrata in vigore del Decreto ‘Cura Italia’.

Gli avvisi di accertamento diventano esecutivi decorso il termine utile per la proposizione del ricorso.

L’art. 29, comma 1, lett. a) del D.L. 31.5.2010 n. 78 dispone che, a seguito della notifica di un accertamento esecutivo, ed entro il termine di presentazione del ricorso (60 giorni), il contribuente può effettuare il pagamento prestando quietanza all’atto, rinunciando in tal modo all’impugnazione, oppure proporre ricorso dinanzi alla Commissione tributaria, versando l’importo dovuto a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio.

Il Decreto ‘Cura Italia’ ha disposto la sospensione, per il periodo tra il 9 marzo e il 15 aprile, del termine per la notifica del ricorso dinanzi alle Commissioni tributarie. In virtù di ciò, è sospeso anche il termine per il versamento degli importi recati dall’avviso di accertamento e dovuti sia in caso di acquiescenza all’atto sia in caso di impugnazione, a titolo di versamento provvisorio.

I termini così sospesi ricominceranno a decorrere dal 16 aprile.

In conseguenza di ciò, l’Agenzia delle Entrate ha escluso, anche per ragioni di ordine sistematico, che agli avvisi di accertamento emessi ai sensi dell’art. 29 del D.L. 31.5.2010 n. 78 si applichi la sospensione dei termini per il versamento disposta dal Decreto ‘Cura Italia’ scadenti nel periodo temporale dall’8 marzo al 31 maggio e derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione.

Tale lettura, infatti, sarebbe incompatibile con le disposizioni dell’art. 29 del D.L. 78/2010 che collegano il termine per il versamento al termine per la proposizione del ricorso che, invece, è sospeso fino al 31 maggio ai sensi del Decreto ‘Cura Italia’.

Emergenza Covid-19. Sospensione delle cartelle esattoriali

Avv. Daniele Franzini

In data 17.3.2020 è entrato in vigore il cd. Decreto “Cura Italia” con cui sono state introdotte disposizioni anche in materia di riscossione per fronteggiare l’emergenza Covid-19 nel nostro Paese.

Con il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (in via di conversione in legge) il Governo è intervenuto anche in materia di riscossione a sostegno di quei contribuenti che, a causa dell’emergenza Covid-19, sono impossibilitati ad effettuare i pagamenti di cartelle esattoriali e ad onorare le rate in scadenza.

In particolare, sono sospesi fino al 31 maggio 2020: (i) la notifica di nuove cartelle esattoriali, (ii) i fermi amministrativi e l’iscrizione di ipoteche, (iii) i pignoramenti, (iv) i termini di versamento in scadenza dal 8 marzo 2020 al 31 maggio 2020 e derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di debito e avvisi di accertamento esecutivi.

In ogni caso, i pagamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il mese successivo il periodo di sospensione ovvero entro il 30 giugno 2020. Tuttavia, il contribuente ha la facoltà di richiedere la rateizzazione, presentando apposita domanda entro il 30 giugno.

Per quanto riguarda, invece, le cartelle con termini di versamento scaduti prima dell’8 marzo 2020, durante il periodo di sospensione non potranno essere attivate procedure cautelari o esecutive da parte dell’Agenzia delle entrate-Riscossione.

Per le rateizzazioni, il Decreto “Cura Italia” prevede, altresì, la sospensione del pagamento delle rate dei piani di dilazione in corso e aventi scadenza tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020. Il contribuente può, tuttavia, pagare tali rate entro il 30 giugno 2020.

Infine, il Decreto “Cura Italia” dispone il differimento al 31 maggio 2020 della rata del 28 febbraio relativa alla cd. ‘rottamazione-ter’ e della rata, in scadenza al 31 marzo, del cd. ‘saldo e stralcio’.

Opposizione all’esecuzione. Caducazione del titolo esecutivo

Avv. Daniele Franzini

Qualora il giudice dell’esecuzione, nel giudizio di opposizione all’esecuzione, ravvisi la sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, non dovrà dichiarare automaticamente la fondatezza della questione ed il suo accoglimento, ma solamente la cessazione della materia del contendere per difetto di interesse.

Nel regolare le spese dell’intero giudizio, di conseguenza, il giudice non dovrà porre quest’ultime automaticamente in favore dell’opponente ma, applicando il principio della soccombenza virtuale, dovrà considerare l’intera vicenda processuale.

Lo ha stabilito la Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 1005 pubblicata il 17.1.2020.

Transazioni commerciali tra Pubblica Amministrazione e privati. Interviene la Corte di Giustizia

Avv. Daniele Franzini

L’Italia deve assicurare che le pubbliche amministrazioni, nelle loro transazioni commerciali con imprese private, rispettino termini di pagamento che non superino 30 o 60 giorni. 

Lo Stato membro, nel recepire la direttiva 2011/7/UE, non può limitarsi a prevedere che, in caso di superamento dei suddetti termini, verranno riconosciuti interessi di mora e il risarcimento dei costi di recupero.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea – riunita in Grande Sezione – con la sentenza a definizione della causa C – 122/2018 (Commissione / Italia).

Nella sentenza in commento, la Commissione, alla quale operatori economici e associazioni di operatori economici italiani avevano rivolto varie denunce aventi ad oggetto i tempi eccessivamente lunghi in cui sistematicamente le pubbliche amministrazioni italiane saldavano le proprie fatture relative a transazioni commerciali con operatori privati, ha proposto dinanzi alla Corte di Giustizia un ricorso contro l’Italia per inadempimento.

Secondo lo Stato italiano, la direttiva 2011/7/UE non prevede a carico dello Stato membro l’obbligo di imporre alle pubbliche amministrazioni il rispetto di tale termine.

La Corte ha respinto tale interpretazione, sostenendo che tale obbligo si desume dalla volontà del legislatore di intervenire a sostegno delle imprese private, che affrontano costi e difficoltà, in ragione del mancato rispetto dei termini di pagamento delle pubbliche amministrazioni.

La Corte ha inoltre respinto la difesa italiana secondo cui le pubbliche amministrazioni non possono far sorgere, nelle loro transazioni commerciali (jure privatorum) e dunque al di fuori dei pubblici poteri, la responsabilità dello Stato cui appartengono.

Una tale interpretazione, ha motivato la Corte, priverebbe di effetti la direttiva 2011/7, che fa gravare proprio sugli Stati membri l’obbligo di assicurare l’effettivo rispetto dei termini di pagamento da esso previsti nelle transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione.

Per queste ragioni, la Corte di Giustizia ha condannato lo Stato italiano, che avrebbe dovuto assicurare il rispetto da parte delle pubbliche amministrazioni dei termini di pagamento delle transazioni commerciali con le imprese private.

Ora lo Stato italiano deve conformarsi a tale pronuncia; in difetto, la Commissione Europea potrebbe proporre un nuovo ricorso, chiedendo l’applicazione di sanzioni pecuniarie.

Caducazione del titolo esecutivo: soccombenza virtuale

Avv. Daniele Franzini


La sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, in sede di opposizione all’esecuzione, non determina l’automatica fondatezza dell’opposizione ed il suo accoglimento, ma la cessazione della materia del contendere per difetto di interesse.

Quanto detto comporta che il giudice dell’opposizione, nel regolare le spese dell’intero giudizio, non può porle automaticamente a favore dell’opponente ma, utilizzando il criterio della soccombenza virtuale, deve considerare l’intera vicenda processuale.

Lo ha stabilito la Cassazione, con l’ordinanza n. 1005 del 17 Gennaio 2020.

Conversione del pignoramento. Vanno pagati anche i creditori intervenuti dopo l’istanza

Avv. Daniele Franzini

L’istituto della conversione del pignoramento è finalizzato a favorire la liberazione dei beni del debitore dal vincolo, ma non può alterare la par condicio tra i creditori.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 411 del 13 Gennaio 2020.

Nel caso sottoposto all’esame della Corte, il debitore sottoposto a procedura esecutiva aveva fatto richiesta di conversione del pignoramento ai sensi dell’art. 495 c.p.c.. Successivamente, nella procedura era intervenuto un creditore, il cui credito era stato poi preso in considerazione dal giudice dell’esecuzione ai fini della conversione. Pertanto, il debitore esecutato aveva proposto opposizione, sostenendo che l’intervento fosse tardivo.

Dopo il rigetto dell’opposizione da parte del Tribunale di Viterbo, il debitore proponeva dunque ricorso per Cassazione.

Gli ermellini, con l’ordinanza in esame, hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato, ribadendo il principio secondo cui  “nella determinazione delle somme dovute per la conversione del pignoramento, si deve tenere conto anche dei creditori intervenuti successivamente all’istanza, fino all’udienza in cui il giudice provvede (ovvero si riserva di provvedere) sulla stessa con l’ordinanza di cui all’art. 495, terzo comma, c.p.c.”.

La conversione del pignoramento, sostiene la Corte, è infatti uno strumento integralmente satisfattivo delle ragioni dei creditori, e deve tener conto anche del credito intervenuto in un secondo tempo nella procedura.

Assegno bancario

Avv. Daniele Franzini

In materia di titoli di credito, il mero possessore di un assegno bancario, che non risulti né prenditore né giratario dello stesso, non è legittimato alla pretesa del credito ivi contenuto, se non dimostrando l’esistenza del rapporto giuridico da cui deriva tale credito, poiché il semplice possesso del titolo non ha un significato univoco ai fini della legittimazione, non potendo escludersi che l’assegno sia a lui pervenuto abusivamente. Né l’assegno può valere come promessa di pagamento, ai sensi dell’art. 1988 c.c., atteso che l’inversione dell’onere della prova, prevista da tale disposizione, opera solo nei confronti del soggetto a cui la promessa sia stata effettivamente fatta, sicché anche in tal caso il mero possessore di un titolo all’ordine, non risultante dal documento, deve fornire la prova della promessa di pagamento a suo favore.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 31879 pubblicata il 6 dicembre 2019.

Cartolarizzazioni di crediti. Diritti delcessionario

Avv. Daniele Franzini

Il soggetto cessionario, anche non avente natura bancaria, del credito nelle operazioni di cartolarizzazione, può chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo con estratto conto certificato ex art. 50 TUB.

Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 31577 pubblicata il 3 dicembre 2019.

Come è noto, l’art. 50 TUB afferma che “la banca e le banche possono chiedere il decreto ingiuntivo previsto dall’art. 633 c.p.c. anche in base all’estratto conto, certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca, il quale deve altresì dichiarare che il credito è vero e liquido”.

L’articolo 4 comma 1 della Legge n. 130/1999 sulle Cartolarizzazioni dispone che, alle cessioni di credito poste in essere ai sensi della medesima legge, si applica l’art. 58 comma 3 TUB, rubricato “Cessione di rapporti giuridici”, il quale – a sua volta – prevede che i privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo, da chiunque prestati o comunque esistenti a favore del cedente, nonché le trascrizioni nei pubblici registri degli atti di acquisto dei beni oggetto di locazione finanziaria compresi nella cessione conservano la loro validità e il loro grado a favore del cessionario, senza bisogno di alcuna formalità o annotazione. Restano, inoltre, applicabili le discipline speciali, anche di carattere processuale, previste per i crediti ceduti.

Secondo la Suprema Corte “non vi è dubbio quindi che in base al combinato disposto delle due norme sopra citate è stata estesa anche ai cessionari di crediti acquistati nelle operazioni di cartolarizzazione ex legge n. 130/1999 quella speciale prerogativa concessa dal legislatore all’art. 50 del Testo Unico Bancario – che costituisce una disciplina speciale di carattere processuale – alle banche allo scopo di dotarle di strumenti rapidi ed efficaci che consentano di contenere gli immobilizzi e le perdite su crediti, i cui effetti dannosi si rifletterebbero automaticamente su tutto il sistema economico e finanziario che riceve credito dalle banche”.