Articoli

Covid-19: inadempimento e protesto del debitore

La normativa emergenziale ha introdotto regole di garanzia volte a tutelare i soggetti emittenti assegni durante la crisi economica determinata dalla pandemia. In tale momento storico, infatti, il titolo di credito rimane spesso non pagato a causa delle difficoltà economiche del debitore, che rischia di essere protestato.
 
Cosa significa “protesto”

Il protesto, come noto, è un atto formale con il quale un pubblico ufficiale attesta il mancato pagamento della somma indicata in una cambiale, un vaglia cambiario o un assegno bancario o postale (c.d. “titoli di credito”). Tale atto formale è oggetto di pubblicità, mediante l’iscrizione nel Registro informatico dei protesti, proprio al fine di proteggere coloro i quali intrattengono rapporti economici con il soggetto protestato.

La pubblicità ha un effetto sanzionatorio in quanto impedisce al soggetto protestato l’accesso al credito.

Cosa prevede la norma

Il Decreto Cura Italia stabilisce che il rispetto delle misure di contenimento da Covid-19 è sempre valutata (dal giudice) ai fini dell’esclusione della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.

Un’interessante ricostruzione del Tribunale di Bologna

Con l’ordinanza del 4.6.2020, il Tribunale di Bologna, pronunciandosi nell’ambito di un giudizio cautelare, ha inibito alla parte resistente “di porre all’incasso o di girare a terzi le cambiali, con scadenza i giorni 30 giugno 2020, 30 luglio 2020, 30 agosto 2020” e altresì “di sottoporre tali cambiali a protesto, di richiedere protesto, di consentire che terzi, presso cui abbiano posto all’incasso tali cambiali, sottopongano a protesto la debitrice”.

Il Tribunale ha pertanto ricondotto il “periculum in mora” nella situazione di mancanza di liquidità dovuta al periodo emergenziale e alle difficoltà di pagamento dei titoli di credito.

In alcuni casi infatti l’inadempimento da parte del debitore condurrebbe al protesto delle cambiali, con la conseguenza che il soggetto sarebbe inserito nella lista dei “cattivi pagatori”, subendo pertanto un pregiudizio in alcuni casi ingiustificato in relazione alla situazione concreta.

Dunque, secondo la ricostruzione del giudice bolognese, la normativa emergenziale non introdurrebbe una nuova causa di estinzione dell’obbligazione o un’ipotesi di inesigibilità, ma si limiterebbe ad escludere la responsabilità del debitore, purché l’inadempimento abbia un legame eziologico con la pandemia.

Avv. Daniele Franzini

Covid-19 e proroga dei termini di notifica degli atti impositivi

Il Decreto Rilancio proroga i termini per la notifica degli atti impositivi che scadono nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 31 dicembre 2020. In particolare, non si deve tenere conto del periodo di sospensione prescritto dal Decreto Cura Italia pari a 85 giorni. La norma opera con riferimento agli atti di accertamento, di contestazioni, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e di liquidazione relativi ad atti o imposte aventi i termini di decadenza suindicati.
 
Cosa prevede la norma        

Gli atti impositivi dovranno essere emessi dall’ente impositore entro il 31 dicembre 2020 e successivamente notificati tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2021, in deroga agli ordinari termini di decadenza.

Inoltre, per gli atti e le comunicazioni interessati dalla proroga dei termini, non saranno dovuti gli interessi per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di notifica.

Esclusione dalla norma e termine di decadenza

La norma opera con riferimento agli atti di accertamento, di contestazioni, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e di liquidazione relativi ad atti o imposte aventi i termini di decadenza suindicati.

Sono invece esclusi gli atti caratterizzati da indifferibilità e urgenza (come le contestazioni di frodi fiscali), gli atti che prevedono la comunicazione di una notizia di reato, gli atti conseguenti l’applicazione di provvedimenti cautelari e, infine, i casi in cui l’emissione dell’atto è funzionale all’adempimento.

E’, altresì, prorogato di un anno il termine di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alle dichiarazioni presentate nel 2018, le dichiarazioni dei sostituti di imposta presentate nel 2017 e le dichiarazioni presentate negli anni 2017 e 2018.

Obiettivo della norma

La novità così introdotta dal Decreto Rilancio, almeno nelle intenzioni, prova a favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali, in considerazione delle difficoltà connesse all’emergenza Covid-19 per i contribuenti. Ciò anche al fine di evitare la concentrazione di notifiche nei confronti di questi ultimi nel periodo immediatamente successivo al termine del periodo di crisi.

Avv. Daniele Franzini

Opponibilità del fondo patrimoniale sulla casa

Il fondo patrimoniale costituito sulla casa è opponibile alla banca se il finanziamento, di cui l’imprenditore è fideiussore, è stato contratto per finalità aziendali. E’, pertanto, irrilevante che il reddito della società favorisca indirettamente i bisogni della famiglia, come stabilito dalla Corte di Cassazione, Sez. I Civile, con l’ordinanza n. 8201 del 27 aprile 2020.
 
Il fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale è costituito da un insieme di beni destinati a uno scopo specifico ovvero il soddisfacimento dei bisogni della famiglia nucleare. Principale effetto della costituzione del fondo, è la sottrazione dei beni ivi conferiti e dei relativi frutti all’azione esecutiva intentata dal creditore ove il debito sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari.

Il caso sottoposto alla Corte

Nel caso sottoposto alla Corte, l’imprenditore si era costituito fideiussore di un finanziamento erogato dalla banca alla società di cui era amministratore unico. In particolare, l’imprenditore contestava l’ammissibilità del pignoramento eseguito dalla banca su due beni immobili conferiti in un fondo patrimoniale costituito con la moglie, attesa l’opponibilità del fondo.

La banca contestava, invece, che l’attività imprenditoriale sottesa al finanziamento non era estranea ai bisogni della famiglia. Pertanto, gli immobili oggetto del fondo patrimoniale sarebbero stati pignorati.

La decisione della Corte

Sul concetto di “bisogni della famiglia”, la Suprema Corte ha riconosciuto la “necessità di una interpretazione non restrittiva delle esigenze familiari, da non ridurre ai soli bisogni essenziali della famiglia”, ma che “non si spinge certo sino a sostenere le tesi del ricorrente”.

Pertanto, secondo la Corte, se il credito per cui si procede è solo indirettamente destinato alla soddisfazione dei bisogni della famiglia del debitore, rientrando nell’attività professionale da cui quest’ultimo ricava il reddito occorrente per il mantenimento della famiglia, non è consentita la sua soddisfazione sui beni costituiti in fondo patrimoniale.

La Corte di Cassazione ha confermato il criterio, già affermato in precedenti pronunce (cfr. ex multis Cass. civ., Sez. VI-3, ordinanza n. 16176 del 19 giugno 2018), identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo patrimoniale: l’inerenza diretta e immediata del debito con i bisogni della famiglia.

Avv. Daniele Franzini

Covid-19 e pignoramenti immobiliari sulla prima casa

L’attuale emergenza sanitaria produce i suoi effetti anche nel delicato settore delle espropriazioni immobiliari. La novità stavolta tutela la posizione del debitore esecutato. Ed infatti, sono sospesi i pignoramenti immobiliari sulla prima casa del debitore fino al 30 ottobre 2020, come disposto dalla legge di conversione del Decreto Cura Italia.
 
Cosa prevede la norma

Come già anticipato in occasione dell’approvazione del Decreto Cura Italia, il legislatore ha disposto la sospensione delle procedure esecutive per i pignoramenti immobiliari dell’abitazione principale del debitore per un periodo di sei mesi, decorrente dalla data di entrata in vigore della medesima legge di conversione, ovvero fino al 30 ottobre 2020.

Per “abitazione principale” deve intendersi il luogo in cui il soggetto dimora abitualmente e risiede anagraficamente.

Operatività della norma

Da una prima lettura della disposizione la maggior parte dei giudici dell’esecuzione ha ritenuto che la sospensione operi automaticamente senza necessità di un’istanza di parte.

Tuttavia, è necessario che il Giudice accerti se l’immobile pignorato risulti o meno adibito a prima casa del debitore. Tale elemento potrebbe emergere dalla perizia del professionista delegato o dal verbale di accesso del custode, ma negli altri casi la norma non precisa come il Giudice possa accertare la destinazione ad abitazione principale.

I giudici della Cassazione ritengono praticabile estendere la sospensione anche alla fase liquidatoria, almeno fino al trasferimento del bene. Infatti, come riconosciuto dalle Sezioni Unite (Cass. Sez. Un., 28 novembre 2012, n. 21110) l’aggiudicatario del bene è un soggetto che deve essere tutelato poiché indifferente alle vicende del titolo esecutivo e della stessa procedura.

Pertanto, nell’ipotesi in cui il bene pignorato sia già stato aggiudicato (fase del riparto), la sospensione non produrrà i suoi effetti. Dopo il decreto di trasferimento, infatti, la procedura esecutiva ha ad oggetto non più l’abitazione principale del debitore, bensì il corrispettivo dovuto dal terzo aggiudicatario. Quest’ultimo, infatti, in caso di sospensione dell’esecuzione, subirebbe un ingiustificato pregiudizio.

Avv. Daniele Franzini

Emergenza Covid-19. Atto di precetto

Avv. Daniele Franzini

La sospensione dei termini opera poi per tutti gli atti processuali, compresi quelli necessari per avviare un giudizio di cognizione o esecutivo (atto di citazione o ricorso, ovvero atto di precetto), come per quelli di impugnazione (appello o ricorso per cassazione). Tale sospensione quindi si applica anche ai termini dell’atto di precetto.

Lo ha precisato, con la relazione n. 28 dell’1.4.2020, la Suprema Corte.

La Corte di Cassazione, che ha chiarito i primi dubbi interpretativi, ha ribadito l’orientamento secondo cui la nozione di “termine processuale”, in base a un’interpretazione costituzionalmente orientata, “non può ritenersi limitata all’ambito del compimento degli atti successivi all’introduzione del processo, dovendo invece estendersi anche ai termini entro i quali lo stesso deve essere instaurato, purché la proposizione della domanda costituisca l’unico rimedio per la tutela del diritto che si assume leso”.

Emergenza Covid-19. Pignoramento sulla prima casa

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Cura Italia ha introdotto specifiche disposizioni in materia di esecuzioni, disponendo la sospensione per 6 mesi su tutto il territorio nazionale di ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare che abbia ad oggetto l’abitazione principale (da intendersi come l’abitazione posseduta dalla persona fisica, a titolo di proprietà o altro diritto reale).

Deve essere ricordato che l’agente della riscossione già non può promuovere azioni esecutive aventi ad oggetto il pignoramento di immobili adibiti a prima casa dal debitore. Il detto divieto, tuttavia, opera solamente nelle ipotesi in cui l’immobile sia l’unica proprietà in capo al debitore, il debitore vi abbia stabilito la propria residenza, e l’immobile sia stato accatastato a uso esclusivo di civile abitazione e non appartenga alla categoria “abitazioni di lusso” o di pregio (categorie catastali A/8 e A/9), come disciplinato dall’art. 76, comma 1, del D.P.R. n. 602 del 1973, come poi modificato dal Decreto del fare.

Emergenza Covid-19. Il nuovo codice della crisi d’impresa

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Liquidità ha disposto il differimento al 1.9.2021 dell’entrata in vigore del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. 

L’esigenza del resto era già stata parzialmente avvertita dal legislatore italiano posto che gli obblighi di segnalazione della crisi d’impresa previsti dal nuovo Codice a carico degli organi di controllo e revisori legali dei conti, nonché dei creditori pubblici qualificati previsti erano già slittati al 15 febbraio 2021 per effetto della proroga di 6 mesi, contenuta nel precedente d.l. 2 marzo 2020 n. 9.

Tale scelta si è resa necessaria a causa della situazione di crisi economica in cui verserà il nostro Paese alla fine del periodo di “lockdown” imposto dal governo, nella quale le piccole-medie imprese italiane saranno probabilmente prive delle risorse necessarie ad affrontare tutte le sfide che comporta un nuovo sistema legislativo.

In questo modo, peraltro, i tribunali, i professionisti e gli altri gestori della crisi d’impresa possono continuare ad avvalersi esclusivamente di norme che ben conoscono, piuttosto che dover contemporaneamente far fronte alla doppia sfida della crisi economica e di un nuovo sistema legislativo che nei primi mesi richiederà certamente un certo rodaggio.

Emergenza Covid-19. Istanze di fallimento

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Liquidità ha stabilito l’improcedibilità di tutti i ricorsi per la dichiarazione di fallimento depositati tra il 9.3.2020 e il 30.6.2020, anche in caso di richiesta avanzata dal PM.

L’unica eccezione concerne l’ipotesi in cui quest’ultimo abbia domandato anche l’emissione di provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio dell’impresa. 

Pertanto, i procedimenti interessati non sono semplicemente sospesi fino al 30 giugno 2020, ma saranno dichiarati improcedibili e fino a quella data non potranno essere presentati nuovi ricorsi.
Il soggetto legittimato, se ancora interessato, dovrà proporre una nuova istanza dopo il 30 giugno 2020, ma, se a questa nuova istanza fa seguito la dichiarazione di fallimento, del periodo di sospensione non si terrà conto ai fini né dell’art. 10 l. fall. (a mente del quale il fallimento dell’imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa può essere pronunciato solo entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese), né per la decadenza dall’azione revocatoria ai sensi dell’art. 69-bis l. fall.

Emergenza Covid-19. Concordati preventivi e accordi di ristrutturazione

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Liquidità ha introdotto specifiche disposizioni in tema di procedure concorsuali, finalizzate ad evitare che concordati preventivi e piani di ristrutturazione, predisposti e attestati quanto alla fattibilità su ragionevoli prognosi, soccombano dinnanzi all’attuale emergenza sanitaria.

Le misure predisposte sono quattro e prevedono:

  1. la proroga di sei mesi per i termini di adempimento dei concordati preventivi e degli accordi di ristrutturazione omologati aventi scadenza nel periodo tra il 23 febbraio 2020 ed il 30 giugno 2020;
  2. la possibilità di proporre una istanza per la concessione di un termine finalizzato alla presentazione ex novo di una proposta di concordato, nei quali il debitore possa tenere conto dei fattori economici sopravvenuti per effetto della crisi epidemica (per i concordati ancora non omologati);
  3. la possibilità per il debitore di modificare unilateralmente i termini di adempimento originariamente prospettati nella proposta e nell’accordo di ristrutturazione, differendo al massimo di sei mesi i termini (sempre con riferimento ai concordati non omologati);
  4. la proroga di 90 giorni, accessibile al debitore per i quali gli originari termini siano in scadenza senza possibilità di ulteriori proroghe, purché nell’istanza di concessione della proroga il debitore abbia richiamato tutti gli elementi che l’hanno resa necessaria e soprattutto i fatti sopravvenuti in relazione all’epidemia (per i concordati in bianco).

Esecuzione forzata: mancato versamento del fondo spese

Avv. Daniele Franzini

In caso di mancato rispetto del termine assegnato al creditore per il versamento del fondo spese per l’espletamento delle attività delegate al professionista deputato alle operazioni di vendita, il Giudice deve valutare se, da tale comportamento, è possibile desumere il disinteresse della parte alla prosecuzione del procedimento. Pertanto, il Giudice ha la facoltà di determinare le conseguenze del mancato rispetto del termine, dovendo accertare – con riferimento al caso concreto e al complessivo comportamento processuale della parte – se vi siano o meno i presupposti per la dichiarazione dell’estinzione della procedura per “inattività delle parti”.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile del Tribunale di Monza con la sentenza pubblicata in data 30 gennaio 2020.