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Opposizione all’esecuzione. Inammissibilità

Avv. Daniele Franzini

È inammissibile l’opposizione all’esecuzione proposta dal debitore esecutato successivamente all’emissione – avvenuta prima dell’avvio della procedura di concordato preventivo – dell’ordinanza di assegnazione delle somme pignorate, provvedimento questo che costituisce l’atto finale e conclusivo del processo di esecuzione forzata presso terzi.

La dichiarazione di inammissibilità non è impedita né dalla circostanza che il pagamento ad opera del terzo pignorato ed in favore del creditore procedente sia stato effettuato coattivamente ed in epoca successiva alla ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo (in quanto tale pagamento deve essere considerato atto successivo rispetto ad una procedura esecutiva esaurita e già conclusa con l’assegnazione della somma pignorata), né da quella che il debitore esecutato, ammesso al concordato, abbia proposto l’opposizione all’esecuzione prima dell’effettuazione del pagamento.

Lo ha stabilito il Tribunale di Milano con la sentenza dell’1.10.2018.

 

Opposizioni esecutive. Fase sommaria inderogabile

Avv. Daniele Franzini

La preliminare fase sommaria delle opposizioni esecutive (successive all’inizio dell’esecuzione) davanti al giudice dell’esecuzione non può essere ritenuta meramente facoltativa, ma è necessaria ed inderogabile, in quanto prevista non solo per la tutela degli interessi delle parti del giudizio di opposizione, ma anche di tutte le parti del processo esecutivo e, soprattutto, in funzione di esigenze pubblicistiche, di economia processuale, di efficienza e regolarità del processo esecutivo e di deflazione del contenzioso ordinario.

La sua omissione, come il suo irregolare svolgimento, determina l’improponibilità della domanda di merito e l’improcedibilità del giudizio di opposizione a cognizione piena laddove abbia impedito la regolare instaurazione del contraddittorio nell’ambito del processo esecutivo ed il preventivo esame dell’opposizione da parte del giudice dell’esecuzione non solo in vista di eventuali richieste cautelari di parte, ma anche dell’eventuale esercizio dei suoi poteri officiosi diretti a regolare il corso dell’esecuzione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25170 dell’11.10.2018.

Nel caso di specie, l’opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione (con la quale era stata dichiarata improcedibile l’esecuzione in relazione ad alcuni dei beni pignorati) era stata avanzata direttamente in sede di merito, al giudice della cognizione – peraltro con ricorso e non con atto di citazione – senza il preventivo svolgimento della fase sommaria davanti allo stesso giudice dell’esecuzione.

L’irregolarità è stata eccepita dalla società opposta, ma il giudice del merito aveva respinto l’eccezione, affermando che la fase preliminare sommaria davanti al giudice dell’esecuzione prevista non sarebbe indefettibile ma sostanzialmente prevista nell’interesse della sola parte opponente, onde consentire a quest’ultima di richiedere al giudice dell’esecuzione l’emissione di provvedimenti cautelari, con la conseguenza che, laddove l’opponente non intenda avanzare tali richieste, essa potrebbe anche non avere luogo, e la stessa parte opponente sarebbe pertanto libera di instaurare direttamente la fase di merito dell’opposizione, davanti al giudice competente per valore e per materia, senza preventivamente instaurare il contraddittorio con le altre parti davanti al giudice dell’esecuzione.

Opposizione all’esecuzione del terzo pignorato

Avv. Daniele Franzini

E’ preclusa l’opposizione all’ordinanza di assegnazione al terzo pignorato che non abbia reso la dichiarazione ex art. 547 c.p.c., partecipato all’udienza di dichiarazione del terzo e spiegato opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..

In tal caso l’ordinanza assume infatti caratteristiche di intangibilità nei confronti del terzo nel conseguente processo esecutivo, ove costui assumerà la veste di esecutato diretto.

Lo ha stabilito con decreto del 8.10.2018 il Tribunale di Modena, secondo cui chi è minacciato o sottoposto ad esecuzione non può, in sede oppositiva, dedurre circostanze impeditive, modificative od estintive preesistenti alla formazione del titolo, che appartengono alla cognizione esclusiva dei giudici chiamati nelle varie fasi e gradi ad occuparsi della cognizione di quel titolo.

Decreto ingiuntivo e fallimento

Avv. Daniele Franzini

Il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, di esecutorietà non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex articolo 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito deve essere accertato nel concorso dei creditori.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con ordinanza del 3 settembre 2018 n. 21583.

Come noto, in assenza di opposizione, il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato formale e sostanziale solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la notificazione, lo dichiari esecutivo ai sensi dell’articolo 647 c.p.c.

Tale funzione consiste in una vera e propria attività giurisdizionale di verifica del contraddittorio che si pone come ultimo atto del giudice all’interno del processo d’ingiunzione e a cui non può surrogarsi il giudice delegato in sede di accertamento del passivo.

Pertanto, qualora tra l’emissione del decreto ingiuntivo e l’apposizione della formula esecutiva sopravvenga il fallimento, il creditore non potrà servirsi del decreto ingiuntivo per fornire la prova del proprio credito, ma quest’ultimo dovrà essere oggetto di rituale accertamento. Pertanto, il credito potrà essere ammesso al passivo solo in base ad una valutazione circa gli elementi probatori – con esclusione del decreto ingiuntivo – forniti dal creditore.

Opposizione all’esecuzione. Liquidazione delle spese

Avv. Daniele Franzini

Ai fini della liquidazione delle spese nei giudizi di opposizione all’espropriazione forzata il valore della causa deve essere determinato in relazione al ‘peso’ economico della controversia: (a) per la fase precedente l’inizio dell’esecuzione, in base al valore del credito per cui si procede; (b) per la fase successiva, in base agli effetti economici dell’accoglimento o del rigetto dell’opposizione; (c) nel caso di opposizione all’intervento di un creditore, in base al solo credito vantato dall’interveniente; (d) nel caso in cui non sia possibile determinare gli effetti economici dell’accoglimento o del rigetto dell’opposizione, in base al valore del bene esecutato; (e) nel caso in cui l’opposizione riguardi un atto esecutivo che non abbia direttamente ad oggetto il bene pignorato ovvero il valore di quest’ultimo non sia determinabile, la causa deve essere ritenuta di valore indeterminabile.

Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20451 del 2.8.2018.

Gli Ermellini erano stati chiamati a pronunciarsi in merito all’opposizione all’esecuzione proposta da un terzo essendo il pignoramento stato erroneamente eseguito su un immobile non di proprietà del debitore esecutato ma di proprietà del terzo opponente. Oggetto di impugnazione è stato anche il capo relativo alla statuizione sulle spese, liquidate in misura ritenuta sproporzionata rispetto al valore della causa.

Fondo patrimoniale. Condizioni per l’impignorabilità

Avv. Daniele Franzini

Il debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale deve dimostrare non solo la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente, ma anche che il suo debito verso quest’ultimo è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Lo ha stabilito la S.C. con la sentenza n. 20998 del 23.8.2018 con specifico riferimento al tema della riscossione coattiva delle imposte dopo aver ribadito che l’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77 del D.P.R. 602/1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte del fondo patrimoniale a condizione che l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia.

In particolare, gli Ermellini erano stati chiamati a pronunciarsi in merito alla domanda avanzata dal debitore nei confronti di Equitalia di risarcimento dei danni subiti a seguito dell’iscrizione, a suo dire illegittima, di due distinte ipoteche su immobili rientranti nel fondo patrimoniale dal medesimo costituito anni prima.

Le ipoteche erano state iscritte dalla società di riscossione per importi dovuti in virtù di cartelle esattoriali relative a sanzioni amministrative per violazione del Codice della strada e per omesso pagamento di tributi. Secondo il debitore, l’iscrizione ipotecarie era da ritenersi illegittima essendo i debiti estranei ai bisogni della famiglia e la Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ne ha condiviso il ragionamento.

L’ingiunzione non opposta diviene cosa giudicata

Avv. Daniele Franzini

Il decreto ingiuntivo non opposto è assimilabile ad una sentenza di condanna passata in giudicato.

Il giudicato sostanziale conseguente alla mancata opposizione di un decreto ingiuntivo copre non soltanto l’esistenza del credito azionato, del rapporto di cui esso è oggetto e del titolo su cui il credito ed il rapporto stessi si fondano, ma anche l’inesistenza di fatti impeditivi, estintivi e modificativi del rapporto e del credito precedenti al ricorso per ingiunzione e non dedotti con l’opposizione.

E’ quanto si legge nell’ordinanza del 18 luglio 2018, n. 19113 della Corte di Cassazione.

L’opposizione sana i vizi di notifica del precetto

Avv. Daniele Franzini

La presenza di irregolarità formali nel precetto può ritenersi sanata per il raggiungimento dello scopo a seguito della proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi in tutti i casi in cui l’opposizione stessa si limiti a lamentare l’esistenza della irregolarità formale in sè, senza denunciare alcun pregiudizio ai suoi diritti, tutelati dal regolare svolgimento della procedura esecutiva, conseguente all’irregolarità stessa.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con ordinanza del 18 luglio 2018, n. 19105.

Nel caso di specie, benché esistesse il vizio formale della mancata indicazione nella copia notificata del precetto della data di notifica dei titoli, la notifica precedente era avvenuta e pertanto lo scopo di dare al debitore la possibilità di pagare spontaneamente dopo la notifica del titolo era stato comunque raggiunto, come pure era stata data conoscenza al debitore della volontà del creditore di procedere ad esecuzione forzata.

Secondo gli Ermellini, la disciplina dell’opposizione agli atti esecutivi deve essere coordinata con le regole generali in tema di sanatoria degli atti nulli, sicchè con l’opposizione agli atti esecutivi non possono farsi valere vizi, quali la nullità della notificazione del titolo esecutivo e del precetto, quando sanati per raggiungimento dello scopo ex art. 156, ultimo comma, c.p.c., in virtù della proposizione dell’opposizione da parte del debitore, quella al precetto in particolare costituendo prova evidente del conseguimento della finalità di invitare il medesimo ad adempiere, rendendolo edotto del proposito del creditore di procedere ad esecuzione forzata in suo danno.

Né, in contrario, vale invocare il disposto dell’art. 617, comma 2, c.p.c., attinente alla diversa ipotesi in cui il vizio della notificazione, per la sua gravità, si traduce nella inesistenza della medesima, così come la circostanza che, per effetto della nullità della notificazione, possa al debitore attribuirsi un termine inferiore a quello minimo di dieci giorni previsto dall’art. 480 c.p.c..

Opposizione ad ingiunzione. Chi è legittimato a partecipare?

Avv. Daniele Franzini

I singoli condomini non sono legittimati a proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso nei confronti del condominio in una controversia relativa alla gestione di un servizio svolto nell’interesse comune.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo le parti possono essere soltanto colui il quale ha proposto la domanda di ingiunzione e colui contro cui tale domanda è diretta.

Pertanto, dal momento che il decreto ingiuntivo è stato emesso nei confronti del condominio, solo quest’ultimo ente può opporsi; i singoli condomini non possono vantare alcuna legittimazione attiva.

Lo ha stabilito la Suprema Corte con l’ordinanza n. 15567 pubblicata in data 13 giugno 2018.

La mancanza di legittimazione attiva dei condomini oggi ricorrenti, rilevabile in ogni stavo e grado del giudizio, comporta l’annullamento dell’opposizione al decreto ingiuntivo.

Non può nemmeno trovare applicazione il principio in base al quale, essendo il condominio un ente di gestione sfornito di personalità distinta rispetto a quella dei suoi partecipanti, l’esistenza di un organo rappresentativo unitario non priverebbe i singoli condomini di agire per tutelare i diritti connessi alla loro partecipazione, perchè tale principio trova amplia applicazione solo in materia di controversie aventi ad oggetto azioni reali, che possono incidere sul diritto pro-quota che compete a ciascun condomino sulle parti comuni o su quello esclusivo sulla singola unità immobiliare, ma, al contrario, non può trovare applicazione nelle controversie, aventi ad oggetto la gestione di un servizio comune.

Pignoramento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione

Avv. Daniele Franzini

E’ valido il pignoramento presso terzi sottoscritto dal funzionario delegato dall’agente di riscossione, e non da difensore abilitato e munito di procura, giacchè l’art. 41, comma 1 e comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 112 del 1999, stabilisce che l’agente della riscossione può essere rappresentato dai dipendenti delegati che possono stare in giudizio personalmente.

Lo stabilisce la Cassazione Civile, sez. III, sentenza 7 giugno 2018, n. 14741.

Nel caso di specie, il debitore esecutato si era opposto agli atti dell’esecuzione forzata promossa nei suoi confronti da Equitalia Servizi di riscossione s.p.a., deducendo che il pignoramento presso l’I.N.P.S. era nullo, essendo stato sottoscritto da un funzionario dell’agente di riscossione, e non da un difensore munito di procura come necessario.

Il Tribunale aveva accolto l’opposizione, escludendo, in particolare, che si fosse in presenza di un atto adottato ai sensi della speciale disciplina di cui all’art. 72 bis del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602.

Avverso questa decisione aveva proposto ricorso per cassazione Equitalia Servizi di riscossione s.p.a., prospettando la violazione e falsa applicazione degli artt. 72, comma 2, del D.P.R. n. 602 del 1973, e 543 c.p.c., in relazione all’art. 41 del d.lgs. 13 aprile 1999 n. 112, poiché il Tribunale avrebbe errato nell’escludere che alla fattispecie fosse applicabile la disciplina speciale dei pignoramenti presso terzi promossi dall’agente di riscossione per il recupero di tributi erariali e contributi previdenziali, nonché per aver omesso di applicare l’altrettanto speciale previsione che permetteva, al concessionario in parola, la sottoscrizione della citazione, dell’esecutato e del terzo pignorato, da parte di dipendente dell’agente appositamente delegato, in luogo di difensore munito di procura.