Articoli

Opposizione a decreto ingiuntivo ed a precetto. Connessione

Avv. Daniele Franzini

La contemporanea pendenza, relativamente al medesimo credito, di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo e di altro di opposizione a precetto intimato sulla base di quel medesimo titolo, non comporta modificazioni della competenza, che, rispettivamente, appartiene, secondo criteri inderogabili, in base all’art. 645 c.p.c., al giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo opposto e, in base agli artt. 27, comma 1, e 615, comma 1, c.p.c. al giudice del luogo dell’esecuzione competente per materia e per valore.

Ne deriva che il “simultaneus processus” di opposizione a decreto ingiuntivo e di opposizione a precetto è possibile, se il giudice che ha emesso l’ingiunzione coincida con quello del luogo dell’esecuzione competente per materia e per valore.

Lo ha stabilito con l’ordinanza n. 30183 del 22.11.2018 la Corte di Cassazione.

 

Obblighi di fare e di non fare. Poteri del giudice dell’esecuzione

Avv. Daniele Franzini

In materia di esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare, spetta al giudice dell’esecuzione accertare la portata sostanziale della sentenza di cognizione e determinare le modalità di esecuzione dell’obbligazione idonee a ricondurre la situazione di fatto alla regolamentazione del rapporto ivi stabilita, nonché verificare la corrispondenza a tale regolamentazione del risultato indicato dalla parte istante nel precetto, e, se del caso, disporre le opere necessarie a realizzarlo.

Il relativo provvedimento è impugnabile con l’atto di appello laddove il giudice dell’esecuzione si discosti da quanto stabilito nel titolo da eseguire, non costituendo più manifestazione dei poteri del giudice dell’esecuzione e conseguentemente non essendo  impugnabile nelle forme proprie degli atti esecutivi.

Lo ha stabilito, con ordinanza n. 32196 del 12.12.2018 la Corte di Cassazione.

Secondo la Suprema Corte, la sentenza che decide sull’appello in ordine a tale questione è a sua volta ricorribile per cassazione per motivi concernenti l’interpretazione fornita dal giudice del merito circa l’accertamento compiuto e l’ordine impartito dal giudice della cognizione nella sentenza della cui esecuzione si tratta, la cui disamina non attribuisce tuttavia alla S.C. il potere di valutarne direttamente il contenuto, bensì solamente quello di stabilire se l’interpretazione della sentenza è conforme ai principi che regolano tale giudizio, nonché funzionale alla concreta attuazione del comando in essa contenuto.

L’interpretazione del titolo esecutivo, consistente in una sentenza passata in giudicato, compiuta dal giudice dell’opposizione a precetto o all’esecuzione, si risolve nell’apprezzamento di un “fatto”, come tale incensurabile in sede di legittimità (fatto salvo il caso di omessa pronuncia) o giuridici, senza che possa diversamente opinarsi alla luce dei poteri di rilievo officioso e di diretta interpretazione del giudicato esterno da parte del giudice di legittimità, atteso che, in sede di esecuzione, la sentenza passata in giudicato, pur ponendosi come “giudicato esterno” (in quanto decisione assunta fuori dal processo esecutivo), non opera come decisione della lite, bensì come titolo esecutivo e, pertanto, al pari degli altri titoli esecutivi, non va intesa come momento terminale della funzione cognitiva del giudice, bensì come presupposto fattuale dell’esecuzione, ossia come condizione necessaria e sufficiente per procedere ad essa.

 

 

Condomino moroso. Ingiunzione

Avv. Daniele Franzini

Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, il giudice deve limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare in via incidentale la loro validità, essendo questa riservata al giudice davanti al quale dette delibere siano state impugnate, a nulla rilevando l’eventuale omessa convocazione alle riunioni assembleari.

L’omessa convocazione è un vizio invocabile con l’impugnazione della deliberazione, non potendo tale motivo di annullabilità, formare oggetto di eccezione nel giudizio di opposizione.

Il condomino moroso, pertanto, deve  pagare la somma portata dall’ingiunzione per spese di riscaldamento, anche se ha conosciuto i criteri di riparto solo con la notifica del decreto ingiuntivo oppure non è stato convocato dall’assemblea e ciò in quanto non ne ha impugnato le decisioni.

Lo ha stabilito il Tribunale di Verbania con la sentenza n. 601 del 30.11.2018.

 

Il credito emerge dalla sentenza in base a un mero calcolo. Non serve l’ingiunzione

Avv. Daniele Franzini

Quando il provvedimento non contiene la determinazione della somma dovuta, la sentenza di condanna costituisce titolo esecutivo a condizione che – dal complesso di informazioni rinvenibili nel dispositivo e nella motivazione, anche mediante l’integrazione con elementi certi perché acquisti agli atti o riguardanti dati ufficiali – possa procedersi alla quantificazione con un’operazione meramente matematica.

Lo ha stabilito la Corte di Appello di Firenze con la sentenza n. 2686 del 20.11.2018.

Secondo la Corte territoriale, non si può chiedere in separato giudizio che la condanna sia espressa in termini monetari più precisi, essendo sufficiente, ad integrare il requisito della liquidità del credito, che questo sia determinabile nel suo ammontare con un mero calcolo aritmetico sulla base di elementi certi e positivi, tutti contenuti nel titolo fatto valere, i quali sono da identificare nei dati che, pur se non menzionati in sentenza, sono stati assunti dal giudice come certi ed oggettivamente già determinati, anche nel loro assetto quantitativo, perché così presupposti dalle parti e non controversi, e pertanto, acquisti nel processo per implicito.

Opposizione all’esecuzione. Inammissibilità

Avv. Daniele Franzini

È inammissibile l’opposizione all’esecuzione proposta dal debitore esecutato successivamente all’emissione – avvenuta prima dell’avvio della procedura di concordato preventivo – dell’ordinanza di assegnazione delle somme pignorate, provvedimento questo che costituisce l’atto finale e conclusivo del processo di esecuzione forzata presso terzi.

La dichiarazione di inammissibilità non è impedita né dalla circostanza che il pagamento ad opera del terzo pignorato ed in favore del creditore procedente sia stato effettuato coattivamente ed in epoca successiva alla ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo (in quanto tale pagamento deve essere considerato atto successivo rispetto ad una procedura esecutiva esaurita e già conclusa con l’assegnazione della somma pignorata), né da quella che il debitore esecutato, ammesso al concordato, abbia proposto l’opposizione all’esecuzione prima dell’effettuazione del pagamento.

Lo ha stabilito il Tribunale di Milano con la sentenza dell’1.10.2018.

 

Opposizioni esecutive. Fase sommaria inderogabile

Avv. Daniele Franzini

La preliminare fase sommaria delle opposizioni esecutive (successive all’inizio dell’esecuzione) davanti al giudice dell’esecuzione non può essere ritenuta meramente facoltativa, ma è necessaria ed inderogabile, in quanto prevista non solo per la tutela degli interessi delle parti del giudizio di opposizione, ma anche di tutte le parti del processo esecutivo e, soprattutto, in funzione di esigenze pubblicistiche, di economia processuale, di efficienza e regolarità del processo esecutivo e di deflazione del contenzioso ordinario.

La sua omissione, come il suo irregolare svolgimento, determina l’improponibilità della domanda di merito e l’improcedibilità del giudizio di opposizione a cognizione piena laddove abbia impedito la regolare instaurazione del contraddittorio nell’ambito del processo esecutivo ed il preventivo esame dell’opposizione da parte del giudice dell’esecuzione non solo in vista di eventuali richieste cautelari di parte, ma anche dell’eventuale esercizio dei suoi poteri officiosi diretti a regolare il corso dell’esecuzione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25170 dell’11.10.2018.

Nel caso di specie, l’opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione (con la quale era stata dichiarata improcedibile l’esecuzione in relazione ad alcuni dei beni pignorati) era stata avanzata direttamente in sede di merito, al giudice della cognizione – peraltro con ricorso e non con atto di citazione – senza il preventivo svolgimento della fase sommaria davanti allo stesso giudice dell’esecuzione.

L’irregolarità è stata eccepita dalla società opposta, ma il giudice del merito aveva respinto l’eccezione, affermando che la fase preliminare sommaria davanti al giudice dell’esecuzione prevista non sarebbe indefettibile ma sostanzialmente prevista nell’interesse della sola parte opponente, onde consentire a quest’ultima di richiedere al giudice dell’esecuzione l’emissione di provvedimenti cautelari, con la conseguenza che, laddove l’opponente non intenda avanzare tali richieste, essa potrebbe anche non avere luogo, e la stessa parte opponente sarebbe pertanto libera di instaurare direttamente la fase di merito dell’opposizione, davanti al giudice competente per valore e per materia, senza preventivamente instaurare il contraddittorio con le altre parti davanti al giudice dell’esecuzione.

Opposizione all’esecuzione del terzo pignorato

Avv. Daniele Franzini

E’ preclusa l’opposizione all’ordinanza di assegnazione al terzo pignorato che non abbia reso la dichiarazione ex art. 547 c.p.c., partecipato all’udienza di dichiarazione del terzo e spiegato opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..

In tal caso l’ordinanza assume infatti caratteristiche di intangibilità nei confronti del terzo nel conseguente processo esecutivo, ove costui assumerà la veste di esecutato diretto.

Lo ha stabilito con decreto del 8.10.2018 il Tribunale di Modena, secondo cui chi è minacciato o sottoposto ad esecuzione non può, in sede oppositiva, dedurre circostanze impeditive, modificative od estintive preesistenti alla formazione del titolo, che appartengono alla cognizione esclusiva dei giudici chiamati nelle varie fasi e gradi ad occuparsi della cognizione di quel titolo.

Decreto ingiuntivo e fallimento

Avv. Daniele Franzini

Il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, di esecutorietà non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex articolo 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito deve essere accertato nel concorso dei creditori.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con ordinanza del 3 settembre 2018 n. 21583.

Come noto, in assenza di opposizione, il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato formale e sostanziale solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la notificazione, lo dichiari esecutivo ai sensi dell’articolo 647 c.p.c.

Tale funzione consiste in una vera e propria attività giurisdizionale di verifica del contraddittorio che si pone come ultimo atto del giudice all’interno del processo d’ingiunzione e a cui non può surrogarsi il giudice delegato in sede di accertamento del passivo.

Pertanto, qualora tra l’emissione del decreto ingiuntivo e l’apposizione della formula esecutiva sopravvenga il fallimento, il creditore non potrà servirsi del decreto ingiuntivo per fornire la prova del proprio credito, ma quest’ultimo dovrà essere oggetto di rituale accertamento. Pertanto, il credito potrà essere ammesso al passivo solo in base ad una valutazione circa gli elementi probatori – con esclusione del decreto ingiuntivo – forniti dal creditore.

Opposizione all’esecuzione. Liquidazione delle spese

Avv. Daniele Franzini

Ai fini della liquidazione delle spese nei giudizi di opposizione all’espropriazione forzata il valore della causa deve essere determinato in relazione al ‘peso’ economico della controversia: (a) per la fase precedente l’inizio dell’esecuzione, in base al valore del credito per cui si procede; (b) per la fase successiva, in base agli effetti economici dell’accoglimento o del rigetto dell’opposizione; (c) nel caso di opposizione all’intervento di un creditore, in base al solo credito vantato dall’interveniente; (d) nel caso in cui non sia possibile determinare gli effetti economici dell’accoglimento o del rigetto dell’opposizione, in base al valore del bene esecutato; (e) nel caso in cui l’opposizione riguardi un atto esecutivo che non abbia direttamente ad oggetto il bene pignorato ovvero il valore di quest’ultimo non sia determinabile, la causa deve essere ritenuta di valore indeterminabile.

Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20451 del 2.8.2018.

Gli Ermellini erano stati chiamati a pronunciarsi in merito all’opposizione all’esecuzione proposta da un terzo essendo il pignoramento stato erroneamente eseguito su un immobile non di proprietà del debitore esecutato ma di proprietà del terzo opponente. Oggetto di impugnazione è stato anche il capo relativo alla statuizione sulle spese, liquidate in misura ritenuta sproporzionata rispetto al valore della causa.

Fondo patrimoniale. Condizioni per l’impignorabilità

Avv. Daniele Franzini

Il debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale deve dimostrare non solo la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente, ma anche che il suo debito verso quest’ultimo è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Lo ha stabilito la S.C. con la sentenza n. 20998 del 23.8.2018 con specifico riferimento al tema della riscossione coattiva delle imposte dopo aver ribadito che l’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77 del D.P.R. 602/1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte del fondo patrimoniale a condizione che l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia.

In particolare, gli Ermellini erano stati chiamati a pronunciarsi in merito alla domanda avanzata dal debitore nei confronti di Equitalia di risarcimento dei danni subiti a seguito dell’iscrizione, a suo dire illegittima, di due distinte ipoteche su immobili rientranti nel fondo patrimoniale dal medesimo costituito anni prima.

Le ipoteche erano state iscritte dalla società di riscossione per importi dovuti in virtù di cartelle esattoriali relative a sanzioni amministrative per violazione del Codice della strada e per omesso pagamento di tributi. Secondo il debitore, l’iscrizione ipotecarie era da ritenersi illegittima essendo i debiti estranei ai bisogni della famiglia e la Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ne ha condiviso il ragionamento.