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Sì alla critica dei provvedimenti giudiziari e dei comportamenti dei magistrati

Avv. Vincenzo Colarocco

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 8447 del 2 marzo 2020, ha respinto il ricorso di un magistrato che lamentava la lesione al proprio prestigio sociale e professionale per essergli stato attribuito – sulle pagine del quotidiano ‘L’Avanti’ – il fatto di non essere stato garantista nell’occuparsi di un processo, gettando così, a suo dire, ombre sulla sua preparazione e serenità di giudizio.

La Corte ha ritenuto che lo stigmatizzare l’assenza di garantismo, lungi dal risolversi in un attacco alla sfera dell’identità personale e professionale del magistrato, si traduce esclusivamente nel pensiero dell’articolista, espresso in termini continenti, di lecita disapprovazione dell’operato del magistrato stesso, soprattutto quanto alla valutazione dei contributi dichiarativi provenienti dai collaboratori di giustizia. La Corte ha ribadito l’orientamento secondo il quale: ”Il diritto di critica dei provvedimenti giudiziari e dei comportamenti dei magistrati deve essere riconosciuto nel modo più ampio possibile, costituendo l’unico reale ed efficace strumento di controllo democratico dell’esercizio di una rilevante attività istituzionale, che viene esercitata nel nome del popolo italiano da soggetti che, a garanzia della fondamentale libertà della decisione, godono di ampia autonomia ed indipendenza; ne deriva che il limite della continenza può ritenersi superato soltanto in presenza di espressioni che, in quanto inutilmente umilianti, trasmodino nella gratuita aggressione verbale del soggetto criticato”.