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Limiti alla pubblicazione dell’immagine: i magistrati sono personaggi pubblici?

E’ errata l’affermazione che i magistrati siano ex se personaggi pubblici in quanto tali passibili di indiscriminata possibilità di pubblicazione della loro immagine. I magistrati esercitano una funzione pubblica, ma ciò non coincide con l’asserzione di essere personaggi pubblici, qualità che deriva da altre caratteristiche.
 
L’immagine dei magistrati

Con sentenza n. 13197/2020 la Corte di Cassazione, I sezione penale, ha precisato che l’immagine dei magistrati è tutelata come quella di ogni altra persona e la pubblicazione della medesima è sottoposta alla condizione del consenso dell’interessato; tanto che nemmeno l’eventuale consenso vale come scriminante del delitto di diffamazione se l’immagine sia riprodotta in un contesto diverso da quello per cui il consenso sia prestato che implichi valutazioni peculiari, anche negative sulla persona effigiata.

Come noto, il diritto della persona alla propria immagine si esplica nel divieto, posto a carico dei terzi, di esporre o pubblicare (anche in internet, naturalmente) il ritratto altrui senza il consenso dell’interessato.

Chiarimenti in merito

La sentenza chiarisce così il dettato dell’art. 97, legge 22 aprile 1941, n. 633, a mente del quale “Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro nella persona ritrattata”.

La vicenda

La vicenda aveva ad oggetto l’attività di volantinaggio posta in essere da un avvocato che aveva dinanzi al palazzo di giustizia al fine di muovere accuse contro l’operato di alcuni magistrati di cui veniva anche riprodotta l’effige fotografica. Lo stesso avvocato aveva anche diffuso la notizia dell’imminente pubblicazione di un proprio libro dal titolo “Storie comiche di otto importanti pessimi magistrati”.

Avv. Ginevra Proia

Sì alla critica dei provvedimenti giudiziari e dei comportamenti dei magistrati

Avv. Vincenzo Colarocco

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 8447 del 2 marzo 2020, ha respinto il ricorso di un magistrato che lamentava la lesione al proprio prestigio sociale e professionale per essergli stato attribuito – sulle pagine del quotidiano ‘L’Avanti’ – il fatto di non essere stato garantista nell’occuparsi di un processo, gettando così, a suo dire, ombre sulla sua preparazione e serenità di giudizio.

La Corte ha ritenuto che lo stigmatizzare l’assenza di garantismo, lungi dal risolversi in un attacco alla sfera dell’identità personale e professionale del magistrato, si traduce esclusivamente nel pensiero dell’articolista, espresso in termini continenti, di lecita disapprovazione dell’operato del magistrato stesso, soprattutto quanto alla valutazione dei contributi dichiarativi provenienti dai collaboratori di giustizia. La Corte ha ribadito l’orientamento secondo il quale: ”Il diritto di critica dei provvedimenti giudiziari e dei comportamenti dei magistrati deve essere riconosciuto nel modo più ampio possibile, costituendo l’unico reale ed efficace strumento di controllo democratico dell’esercizio di una rilevante attività istituzionale, che viene esercitata nel nome del popolo italiano da soggetti che, a garanzia della fondamentale libertà della decisione, godono di ampia autonomia ed indipendenza; ne deriva che il limite della continenza può ritenersi superato soltanto in presenza di espressioni che, in quanto inutilmente umilianti, trasmodino nella gratuita aggressione verbale del soggetto criticato”.