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Artificial Intelligence usata per le truffe: le aziende si preparino ad affrontare nuove sfide

Avv. Vincenzo Colarocco

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Così recita la terza legge sulla tecnologia del famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke. Ebbene, il caso riportato dal Wall Street Journal, relativo ad un’azienda britannica a cui sono stati sottratti in maniera fraudolenta oltre 200 mila euro grazie a una voce ricostruita al computer che imitava quella dell’amministratore delegato della casa madre tedesca, ben non si tratta di magia quanto piuttosto di un utilizzo vizioso della tecnologia AI (artificial intelligence). Secondo quanto riportato dal quotidiano internazionale statunitense, si tratta del primo caso conosciuto, in relazione al quale l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per mettere in atto un reato di truffa. La singolare, quanto scoraggiante vicenda ha avuto inizio nel marzo scorso con una telefonata ricevuta dal Ceo di una società controllata britannica, da quello che ha creduto essere l’amministratore delegato del gruppo, mentre invece si trattava di una voce perfettamente ricostruita al computer grazie ad un algoritmo. Entrando nel particolare della vicenda, l’amministratore delegato del gruppo richiedeva di accreditare la cifra di €220.000 ($243,000) sul conto di un fornitore ungherese. Il manager della controllata britannica si è fidato tanto era sicuro che a parlare fosse proprio il suo superiore, inconfondibile per l’accento tedesco e la particolare maniera di costruire la frase. Ha quindi eseguito l’operazione, ricevendo una seconda telefonata di conferma, e una terza telefonata che aveva ad oggetto una nuova richiesta di trasferimento monetario. A ben guardare si è trattato di una truffa messa a punto con un sistema di ricostruzione della voce che impiegava un algoritmo particolarmente sofisticato e capace di imitare alla perfezione il modo di parlare di un essere umano. Le aziende 4.0, dunque, nel loro intento di migliorare i processi produttivi adottando nuove tecnologie e strumenti, quali la stessa intelligenza artificiale, si troveranno ad affrontare nuove sfide per arginare quegli usi fraudolenti che i nuovi paradigmi informatici potrebbero portare con sé.

Pubblicato il nuovo piano triennale per la Transizione al Digitale di amministrazioni e territori

Avv. Vincenzo Colarocco

L’agenzia per l’Italia digitale ha pubblicato il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2019-2021, con l’obiettivo di mettere in atto una strategia condivisa e strutturata con tutti i possibili interlocutori della trasformazione digitale del Paese: Pubblica amministrazione, cittadini, imprese, mercato, mondo della ricerca. Il Piano 2019-2021 prosegue e integra le linee di azione della versione 2017-2019, promuovendo la transizione al digitale di amministrazioni e territori. L’azione triennale intrapresa, contempla delle novità che mirano a individuare elementi idonei a strutturare la governance, sostenendo da un lato il percorso inclusivo di crescita digitale delle PA centrali e locali, e rafforzando, dall’altro, gli interventi a supporto delle amministrazioni locali per colmare il divario tra i diversi territori del Paese. Secondo il piano predisposto, continua, inoltre, il consolidamento di attività già avviate come la razionalizzazione dei data center pubblici e l’adozione del Cloud nelle amministrazioni italiane quale tecnologia prioritaria per consentire risparmi di costi e maggiore sicurezza. E ancora, il Piano delinea azioni totalmente dedicate al mondo delle imprese, per favorire l’investimento in innovazione del tessuto economico e produttivo. Tra le nuove misure previste rientrano anche azioni relative all’innovazione dei servizi pubblici declinate secondo il paradigma dell’open innovation, e delle tecnologie emergenti, come la Blockchain e l’Intelligenza artificiale. In definitiva, trattasi di uno strumento in continua evoluzione, che va nella direzione di un coinvolgimento sempre più esteso delle amministrazioni che operano sul territorio oltre che de dei veri destinatari finali della trasformazione digitale della PA.

Software Claudette: I.A. contro le clausole vessatorie

Avv. Vincenzo Colarocco

Nasce “Claudette”, il software basato sull’intelligenza artificiale che viene in soccorso dei consumatori per metterli in guardia dalle clausole vessatorie dei contratti stipulati unilateralmente e sottoscritti online. A guidare il relativo progetto è stato l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, con i Professori Giovanni Sartor e Hans-W- Micklitz, in collaborazione con gli ingegneri dell’Università di Bologna e dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

A fronte di un aumento del 15% nel 2018 per l’e-commerce italiano, il valore mondiale degli acquisti online sembra stagliarsi attorno ai 2 milioni di euro. Tali acquisti vengono però effettuati, nella maggior parte dei casi, ignorando le clausole contrattuali o le condizioni di servizio. Già dieci anni fa, e dunque prima ancora dell’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), uno studio pubblicato sul Journal of Law and Policy for the Information Society rappresentava come la lettura effettiva delle sole privacy policy sarebbe costata, in termini di tempo, circa 200 ore l’anno per utente; a tanto si aggiunga lo scarso rilievo pratico di un analitico esame delle suddette clausole, stante il limitato potere contrattuale dell’utente in relazione a controparti quali Google, Facebook o Amazon.

Claudette si propone di contrastare l’inserzione delle clausole abusive attraverso l’automazione della fase di identificazione delle stesse secondo lo schema tipico dei meccanismi di machine learning: i ricercatori hanno raccolto i termini e le condizioni di servizio di alcune delle maggiori piattaforme online, quali, tra le altre, Google, Linkedin, Dropbox, World of Warcraft, Yahoo e Twitter, ed hanno ricondotto ciascuna clausola ad otto diverse categorie, tra le quali figurano: giurisdizione, legge applicabile e limitazioni di responsabilità. L’applicazione dell’I.A. al caso di specie ha portato ad un risultato senza dubbio significativo: l’8,6% delle frasi totali (segnatamente, 1032 delle 12011 inserite) è stato identificato come potenzialmente abusivo. Oltre ai consumatori, Claudette potrebbe essere d’ausilio anche agli stessi operatori del settore, come per esempio consulenti o avvocati, chiamati a pronunciarsi sulla legittimità dei regolamenti contrattuali predisposti dai propri clienti, in questo modo ottimizzando la fase di studio dei contratti e di conseguente identificazione delle clausole abusive.