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Youtube ha violato la privacy dei minori: si va al patteggiamento

Avv. Vincenzo Colarocco

Già dallo scorso anno, alcune associazioni americane a tutela della privacy avevano accusato Google per avere trattato illecitamente i dati degli utenti della piattaforma Youtube. Non una categoria di interessati qualunque quella che sarebbe stata danneggiata dal colosso della Silicon Valley: si sarebbe trattato, infatti, degli utenti minorenni fruitori dei video e degli altri contenuti messi a disposizione dal provider. Ebbene è di questi giorni la notizia che le accuse perpetrate non sarebbero state infondate: Google ha infatti dato avvio al patteggiamento con la Federal Trade Commission, autorità che avrebbe effettivamente accertato l’intervenuta violazione della normativa sulla privacy dei bambini, il Children’s Online Privacy Protection Act. Google ha davvero raccolto i dati ed altre informazioni personali di minori sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori. La cifra per il patteggiamento va dai 150 ai 200 milioni di dollari e se l’accordo sarà approvato si tratterà della maggiore sanzione erogata dall’authority in procedimenti riguardanti i bambini. Se, da un lato, la sanzione mostra come le autorità americane stiano intensificando gli sforzi per mettere fine alle violazioni della privacy da parte delle aziende della Silicon Valley (si pensi a Facebook), dall’altro, le indiscrezioni sul patteggiamento hanno lasciato insoddisfatte le associazioni che hanno denunciato YouTube, convinte che la cifra non sia adeguata e non possa funzionare da deterrente per il futuro, che piuttosto suggerirebbero una multa di almeno mezzo miliardo di dollari. Il patteggiamento – che potrebbe dare avvio ad una serie di altri casi analoghi di patteggiamento per siti o app in violazione – dovrebbe essere annunciato con la fine del mese di settembre 2019.

Facebook e il negoziato con la FTC per la nomina di un comitato di supervisione privacy

Avv. Vincenzo Colarocco

Nel contesto dell’indagine aperta dalla Federal Trade Commission (FTC) per il caso Cambridge Analytica sono in corso delle trattative tra Facebook e la sopra citata agenzia governativa americana per la negoziazione di un accordo che prevede una fortificazione delle privacy practices dell’azienda.

Tra gli aspetti oggetto di negoziazione sembrerebbe che Facebook per rafforzare la tutela dei dati dei propri utenti abbia accettato di creare un privacy committee da riunire trimestralmente, composto da membri del Consiglio di amministrazione di Facebook. Il negoziato in corso prevede, inoltre, la possibilità di designare un valutatore esterno -nominato congiuntamente da Facebook e dalla FTC- che rivesta il ruolo di soggetto in grado di analizzare la condotta dell’azienda relativamente agli ordini impartiti dalla FTC oltre che monitorare le politiche sulla privacy di Facebook. Si è prospettata, infine, la possibilità di nominare un responsabile della conformità, che potrebbe essere lo stesso Mark Zuckerberg.

Tutti gli impegni descritti e proposti in bozza di accordo, sono da inquadrare nell’ambito dell’istruttoria avviata dalla FTC per accendere un faro sul caso Cambridge Analytica, il quale ha profondamente segnato il rapporto tra Facebook e gli utenti facendo emergere con chiarezza la fondamentale importanza della protezione dei dati personali all’interno dei social media.

In relazione al caso –esploso nel marzo 2018- è in corso una valutazione (sulla più che plausibile) violazione di un accordo vincolante siglato nel 2011 con Facebook denominato consent decree secondo cui gli utenti devono sempre essere avvisati sull’eventuale uso dei propri dati personali che può avvenire solo con il loro consenso: si prevede quindi oltre che la previsione di una ingente sanzione, anche l’intesa su una nuova governance sulla privacy degli utenti.