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Viola il diritto alla riservatezza e all’immagine chi pubblica le foto altrui su Facebook senza consenso

Avv. Vincenzo Colarocco

Viola il diritto alla riservatezza e all’immagine chi pubblica le foto altrui su Facebook senza consenso. È quanto disposto dal Tribunale di Bari accogliendo il ricorso di un uomo che chiedeva venissero rimosse le foto sue e dei suoi figli dal profilo Facebook della propria ex compagna.

La pubblicazione di una foto è subordinata alla manifestazione, esplicita o implicita, del consenso da parte della persona ritratta. E tale condizione “è prevista sia dalle disposizioni normative a tutela del diritto all’immagine (art. 10 c.c. et art. 96 legge 633/1941) sia da quelle a tutela del diritto alla riservatezza (art. 6 Regolamento UE 2016/679) poiché l’altrui pubblicazione di una propria immagine fotografica costituisce in ogni caso (e a prescindere dall’applicabilità o meno della normativa di tutela di riferimento) una forma di trattamento di un dato personale”.

Irrilevante la differenza tra negazione e cessazione del consenso. Nel caso di specie, il consenso del ricorrente risulta espressamente negato, o, comunque, ne risulta comunicata la cessazione.

Il giudice ha disposto anche una misura di coercizione indiretta dell’adempimento dell’obbligo a norma dell’articolo 614-bis del c.p.c., condannando la donna a corrispondere una somma per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine di cancellazione.

FaceApp: molto rumore per nulla?

Avv. Vincenzo Colarocco

FaceApp è un’applicazione per dispositivi mobili, prodotta da una società russa con sede a San Pietroburgo, la Wireless Lab, capace di modificare la foto-ritratto scattata dall’utente in un’immagine invecchiata, ringiovanita o trasformata in altro sesso.

Se, da un lato, la FaceApp mania impazza, complice anche l’abuso di molti influencer, dall’altro, il dibattito sull’applicazione si fa sempre più fervido. Lo sviluppatore americano Joshua Nozzi, con un tweet, ha accusato la Wireless Lab di raccogliere dati senza il consenso degli utenti, infuocando in questa maniera l’opinione pubblica. “Be careful with FaceApp” scriveva Nozzi “it immediately uploads your photos without asking, whether you chose or not”.

A destare preoccupazione il fatto che le foto modificate dall’applicazione siano salvate su un server controllato dalla Wireless Lab, senza che la privacy policy e i termini e condizioni chiariscano, in maniera intellegibile e trasparente, finalità e tempo di conservazione delle stesse. Detto altrimenti, FaceApp non sembra essere GDPR compliant nonostante la normativa comunitaria, secondo il disposto dell’articolo 3 del Regolamento, debba trovare applicazione anche in questo caso.

Proprio a proposito di GDPR, dalla lettura della privacy policy dell’applicazione si può facilmente scoprire che:

  • non è indicato il Titolare del trattamento;
  • non si fa riferimento ai diritti riconosciuti agli interessati che utilizzano l’applicazione;
  • le finalità del trattamento sono espresse in modo generico;
  • si comunica vagamente che ai dati dell’utente potranno accedere anche le società affiliate, senza indicare con precisione i motivi. In particolare, si legge che i dati potranno essere utilizzati dalle affiliate per migliorare i loro servizi, senza spiegare quali siano.

Sembra, infatti, che con l’utilizzo di FaceApp si conceda una licenza perpetua, irrevocabile, non esclusiva, esente da diritti, a livello mondiale, trasferibile per utilizzare, riprodurre, modificare, adattare, pubblicare, il contenuto caricato dall’utente.

Le gravi lacune dell’informativa, quindi, non comportano solo una violazione dei principi di trasparenza e correttezza dell’informazione resa all’interessato ma implicano, anche, la negazione dei diritti di cui egli stesso è titolare.

Servizio divertente? Probabile. Necessità di nuove verifiche sull’uso dei dati? Assodato. Agli utenti non resta altro che capire se qualche risata possa dirsi sufficiente per mettere a repentaglio la propria immagine e  non solo.