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Fideiussione ABI e nullita’

In un contratto di fideiussione le clausole conformi allo schema ABI, vietato da Banca d’Italia, sono nulle in ragione della loro essenzialità ai fini della conclusione del relativo accordo. Tale nullità colpisce sia le fideiussioni omnibus sia le fideiussioni specifiche. Lo ha stabilito il Tribunale di Matera con la sentenza n. 329 pubblicata in data 6.7.2020.

La vicenda

Una banca chiedeva e otteneva un decreto ingiuntivo per la condanna di una società e dei suoi fideiussori al pagamento di una somma di denaro dovuta in virtù di un mutuo chirografario.

In sede di opposizione i garanti eccepivano, tra l’altro, la nullità della fideiussione prestata per violazione dell’art. 2 della legge Antitrust. In particolare, gli opponenti affermavano che nel contratto di fideiussione erano state inserite alcune clausole conformi al modello elaborato nel 2003 dall’ABI e sanzionato dalla Banca d’Italia con provvedimento n. 55 del 2.5.2005, in quanto contrario all’art. 2 della legge Antitrust.

In sede di costituzione nel giudizio di opposizione, l’istituto di credito opposto deduceva che la fideiussione prestata era da considerarsi “specifica”, in quanto relativa ad un determinato affare, mentre il provvedimento di Banca d’Italia del 2005 censurava ed era quindi esclusivamente  applicabile alle fideiussioni a garanzia c.d. omnibus.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale non ha ritenuto condivisibile l’eccezione sollevata dalla banca affermando che “Banca d’Italia, nel censurare l’intesa ABI, ha fatto riferimento alle condizioni generali di contratto da applicare alla ‘fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie’ in generale (…) e, comunque, anche a voler ritenere la censura operata dalla predetta autorità di vigilanza limitata alle sole fideiussioni omnibus, nulla impedirebbe a questo giudice di ritenere illegittimo tale schema contrattuale quando applicato ad altri tipi di fideiussione, quale quella prestata nella fattispecie dagli opponenti, in quanto anch’essa posta in essere in violazione del citato articolo 2 della legge Antitrust”.

Inoltre, il Tribunale ha statuito che la nullità delle clausole deve essere considerata totale, in quanto le pattuizioni contenute nella fideiussione hanno certamente avuto una funzione rilevante e fondamentale ai fini della conclusione del contratto, andando a rafforzare la garanzia prestata dai fideiussori.

Avv. Daniele Franzini

Impresa in crisi e finanziamenti

Avv. Daniele Franzini

La banca che concede nuovo credito all’impresa in crisi, deve informare il fideiussore del peggioramento delle condizioni economico – finanziarie, pena la perdita della garanzia.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 32774 del 13 Dicembre  2019.

La Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso proposto da un istituto bancario che aveva concesso credito ad una società in accomandita semplice che versava in una condizione di crisi economico-finanziaria. Il ricorrente, che non aveva informato i fideiussori della situazione economica di tale impresa, al momento dell’escussione della fideiussione a garanzia di quel debito, vedeva negarsi tale richiesta. In particolare, i garanti avevano lamentato la carenza di informazione, da parte dell’istituto di credito erogante, sullo stato di crisi in cui versava la società garantita.

Per tale motivo, la banca, soccombente sia in primo grado che in appello, proponeva ricorso in Cassazione.

Come è noto, gli articoli 1175 e 1375 c.c. obbligano il creditore e il debitore a “comportarsi secondo le regole della correttezza” e a “eseguire il contratto secondo buona fede”.

Secondo un orientamento consolidato della Suprema Corte, “il principio di correttezza e buona fede richiama nella sfera del creditore la considerazione dell’interesse del debitore e nella sfera del debitore il giusto riguardo all’interesse del creditore, in virtù di un dovere di solidarietà fondato sull’articolo 2 della Costituzione, che impone a ciascuna parte il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere da specifici obblighi contrattuali o da quanto stabilito da singole norme di legge”.

Sempre secondo la Corte, l’art. 1956 c.c. è una norma posta a tutela del fideiussore poiché obbliga il creditore garantito a dargli tempestiva notizia della situazione di rischio in cui versa il debitore principale.

Pertanto, nell’ordinanza de qua, la Corte ha stabilito che se la banca concede nuovi finanziamenti ad un’impresa in stato di crisi, senza previamente informarne i fideiussori, essa perde la garanzia connessa, con conseguente onere della prova di tale obbligo informativo gravante sull’istituto di credito.