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Covid-19 e proroga del termine per il deposito del piano concordatario

Secondo il Decreto Liquidità, se a causa dell’emergenza Covid-19 non fosse possibile compiere alcune delle attività volte alla predisposizione del piano concordatario, il Tribunale deve valutare caso per caso se concedere una proroga del termine previsto dalla Legge Fallimentare per il deposito del piano. Lo ha stabilito il Tribunale di Catania, Sez. Fallimentare, con decreto di rigetto del 16.7.2020.

Cosa stabilisce il Decreto Liquidità

L’art. 9, comma 4, del Decreto Liquidità, convertito con la l. 5 giugno 2020 n. 40, prevede che il debitore che ha ottenuto la concessione del termine di cui all’art. 161, comma 6, Legge Fallimentare, che sia già stato prorogato dal Tribunale, può presentare istanza per la concessione di un’ulteriore proroga sino a 90 giorni. Tale facoltà è prevista anche nei casi in cui sia stato depositato ricorso per la dichiarazione di fallimento.

L’istante, tuttavia, deve indicare i fatti sopravvenuti per effetto dell’emergenza Covid-19 che hanno impedito la predisposizione e il successivo deposito del piano concordatario.

Il Tribunale, se ritiene concreti e giustificati i motivi contenuti nell’istanza, concede la proroga.

La vicenda

In data 3.7.2020 la società richiedeva la concessione di una seconda proroga per il deposito del piano concordatario, ai sensi dell’art. 9, comma 4, del Decreto Liquidità.

Tale istanza si basava sulla circostanza che la perizia estimativa aveva ritenuto il valore di mercato del complesso immobiliare sostanzialmente nullo in ragione dell’incidenza decisiva del costo enorme dei lavori occorrenti per il completamento della struttura e della crisi conclamata del settore immobiliare e turistico dovuta all’emergenza Covid.

Inoltre, la ricorrente sottolineava che non era più stato possibile portare avanti la trattativa con l’investitore inizialmente interessato perché il mercato immobiliare – turistico alberghiero ha subito una paralisi causata anch’essa dalla situazione emergenziale ancora in corso.

In virtù di tali motivi, la società riteneva non più attuabile il piano concordatario originariamente previsto e, di conseguenza, necessario procedere con una diversa strategia per il risanamento dell’impresa ovvero per la sua liquidazione.

La decisione del Tribunale di Catania

Il Tribunale di Catania, riunito in camera di consiglio, ha rigettato l’istanza di concessione della proroga avanzata dalla società.

Secondo il Tribunale la concessione della proroga può essere concessa alternativamente nell’ipotesi in cui, a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso, “non sia stato possibile compiere alcuna delle attività originariamente previste volte alla predisposizione della proposta e del piano” oppure nel caso in cui, sempre a causa dell’emergenza Covid-19, “siano mutati gli assunti del piano di tal che questo non è più attuabile secondo l’originario proposito e sia quindi necessario adottare una diversa strategia per il risanamento dell’impresa ovvero per la sua liquidazione”.

I Giudici hanno poi specificato che la valutazione circa la concessione della proroga deve prendere in considerazione la possibilità che, beneficiando dell’ulteriore termine, l’imprenditore in concordato possa superare le circostanze che gli hanno impedito di predisporre il piano nel termine già prorogato.

Nel caso specifico, la ricorrente aveva chiesto un nuovo termine sottolineando l’esigenza di modificare l’idea originaria del piano e il sopravvenuto disinteresse da parte di un soggetto originariamente interessato all’acquisto.

Tuttavia, i Giudici hanno ritenuto che parte istante non abbia fornito quei motivi concreti e giustificati richiesti dalla disposizione contenuta del Decreto Liquidità sopra menzionata.

Avv. Daniele Franzini

Domanda giudiziale da parte di un debitore in concordato preventivo

Il debitore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo è legittimato alla proposizione di una domanda giudiziale senza la previa autorizzazione del Tribunale, in quanto la mancanza di tale autorizzazione non produce alcun effetto sul piano processuale. La hanno stabilito le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione con la sentenza n. 10080 del 28.5.2020.

Il caso sottoposto all’esame della Suprema Corte

Un Comune italiano ha impugnato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello che, riformando l’ordinanza resa dal Tribunale, aveva affermato la giurisdizione del giudice ordinario sulla controversia introdotta da una società contro il Comune e avente ad oggetto la risoluzione del contratto normativo (o contratto-quadro) stipulato dalla stessa società con la Provincia, quale mandataria con rappresentanza del Comune.

In particolare, la Corte d’Appello aveva disatteso l’eccezione, sollevata dal Comune, di inammissibilità o improcedibilità della domanda della società, in quanto la medesima aveva proposto la domanda giudiziale in pendenza di procedura di ammissione al concordato preventivo senza previa autorizzazione del giudice delegato, secondo quanto disposto dall’art. 167 della Legge Fallimentare.

Secondo la Corte territoriale, infatti, la presentazione di un’istanza di ammissione al concordato preventivo non delegittima l’imprenditore alla proposizione di una domanda giudiziale, in quanto l’esercizio di un’azione a tutela dei crediti dell’impresa non rientra tra gli atti di straordinaria amministrazione.

Il concordato preventivo

Il concordato preventivo è una procedura che consente all’imprenditore commerciale in crisi di evitare il fallimento, mediante il raggiungimento di un accordo economico con i creditori (la cosiddetta ‘massa dei creditori’). In particolare, l’imprenditore formula una proposta liquidatoria mirata al soddisfacimento, generalmente parziale e modesto, dei creditori che dovrà poi essere da questi ultimi accettata.

Il comma 7 dell’art. 161 Legge Fallimentare dispone che, dopo l’istanza di ammissione alla procedura concordataria, il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione solamente previa autorizzazione del giudice delegato.

La decisione delle Sezioni Unite

Il Comune, ricorrente in Cassazione, ha censurato la sentenza resa dalla Corte d’Appello per avere disatteso l’eccezione di inammissibilità della domanda giudiziale della società, “in quanto da quest’ultima presentata, in pendenza di procedura di ammissione al concordato preventivo, in difetto di previa autorizzazione del tribunale ex art. 161, comma 7, l.f.”.

Le Sezioni Unite hanno disatteso tale censura, ritenendo che “l’imprenditore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato non perde la capacità di stare in giudizio, come non la perde l’imprenditore che sia stato ammesso al concordato; pertanto, la mancata autorizzazione del tribunale alla proposizione di una domanda giudiziale da parte di un imprenditore che abbia chiesto di essere ammesso al concordato preventivo non incide sull’ammissibilità della domanda stessa”.

In particolare, i Supremi Giudici hanno evidenziato che la valutazione circa la riconducibilità o meno della proposizione di una domanda giudiziale nell’ambito degli atti di straordinaria amministrazione è irrilevante ai fini della decisione. Infatti, “la mancanza della previa autorizzazione del tribunale al compimento di un atto per cui tale autorizzazione sarebbe stata necessaria ai sensi del settimo comma dell’art. 161 l.f. spiega effetti sul piano dei rapporti sostanziali, a partire dalla non prededucibilità dei crediti di terzi che da tale atto derivino”. Tuttavia, “la suddetta mancanza – pur quando tale autorizzazione possa ritenersi in concreto necessaria per la proposizione di una determinata domanda giudiziale, in ragione degli oneri e dei rischi connessi all’introduzione di una specifica lite – non spiega alcun effetto sul piano processuale”.  

Avv. Daniele Franzini

Emergenza Covid-19. Atto di precetto

Avv. Daniele Franzini

La sospensione dei termini opera poi per tutti gli atti processuali, compresi quelli necessari per avviare un giudizio di cognizione o esecutivo (atto di citazione o ricorso, ovvero atto di precetto), come per quelli di impugnazione (appello o ricorso per cassazione). Tale sospensione quindi si applica anche ai termini dell’atto di precetto.

Lo ha precisato, con la relazione n. 28 dell’1.4.2020, la Suprema Corte.

La Corte di Cassazione, che ha chiarito i primi dubbi interpretativi, ha ribadito l’orientamento secondo cui la nozione di “termine processuale”, in base a un’interpretazione costituzionalmente orientata, “non può ritenersi limitata all’ambito del compimento degli atti successivi all’introduzione del processo, dovendo invece estendersi anche ai termini entro i quali lo stesso deve essere instaurato, purché la proposizione della domanda costituisca l’unico rimedio per la tutela del diritto che si assume leso”.

Emergenza Covid-19. Pignoramento sulla prima casa

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Cura Italia ha introdotto specifiche disposizioni in materia di esecuzioni, disponendo la sospensione per 6 mesi su tutto il territorio nazionale di ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare che abbia ad oggetto l’abitazione principale (da intendersi come l’abitazione posseduta dalla persona fisica, a titolo di proprietà o altro diritto reale).

Deve essere ricordato che l’agente della riscossione già non può promuovere azioni esecutive aventi ad oggetto il pignoramento di immobili adibiti a prima casa dal debitore. Il detto divieto, tuttavia, opera solamente nelle ipotesi in cui l’immobile sia l’unica proprietà in capo al debitore, il debitore vi abbia stabilito la propria residenza, e l’immobile sia stato accatastato a uso esclusivo di civile abitazione e non appartenga alla categoria “abitazioni di lusso” o di pregio (categorie catastali A/8 e A/9), come disciplinato dall’art. 76, comma 1, del D.P.R. n. 602 del 1973, come poi modificato dal Decreto del fare.

Emergenza Covid-19. Il nuovo codice della crisi d’impresa

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Liquidità ha disposto il differimento al 1.9.2021 dell’entrata in vigore del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. 

L’esigenza del resto era già stata parzialmente avvertita dal legislatore italiano posto che gli obblighi di segnalazione della crisi d’impresa previsti dal nuovo Codice a carico degli organi di controllo e revisori legali dei conti, nonché dei creditori pubblici qualificati previsti erano già slittati al 15 febbraio 2021 per effetto della proroga di 6 mesi, contenuta nel precedente d.l. 2 marzo 2020 n. 9.

Tale scelta si è resa necessaria a causa della situazione di crisi economica in cui verserà il nostro Paese alla fine del periodo di “lockdown” imposto dal governo, nella quale le piccole-medie imprese italiane saranno probabilmente prive delle risorse necessarie ad affrontare tutte le sfide che comporta un nuovo sistema legislativo.

In questo modo, peraltro, i tribunali, i professionisti e gli altri gestori della crisi d’impresa possono continuare ad avvalersi esclusivamente di norme che ben conoscono, piuttosto che dover contemporaneamente far fronte alla doppia sfida della crisi economica e di un nuovo sistema legislativo che nei primi mesi richiederà certamente un certo rodaggio.

Emergenza Covid-19. Istanze di fallimento

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Liquidità ha stabilito l’improcedibilità di tutti i ricorsi per la dichiarazione di fallimento depositati tra il 9.3.2020 e il 30.6.2020, anche in caso di richiesta avanzata dal PM.

L’unica eccezione concerne l’ipotesi in cui quest’ultimo abbia domandato anche l’emissione di provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio dell’impresa. 

Pertanto, i procedimenti interessati non sono semplicemente sospesi fino al 30 giugno 2020, ma saranno dichiarati improcedibili e fino a quella data non potranno essere presentati nuovi ricorsi.
Il soggetto legittimato, se ancora interessato, dovrà proporre una nuova istanza dopo il 30 giugno 2020, ma, se a questa nuova istanza fa seguito la dichiarazione di fallimento, del periodo di sospensione non si terrà conto ai fini né dell’art. 10 l. fall. (a mente del quale il fallimento dell’imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa può essere pronunciato solo entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese), né per la decadenza dall’azione revocatoria ai sensi dell’art. 69-bis l. fall.

Emergenza Covid-19. Concordati preventivi e accordi di ristrutturazione

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Liquidità ha introdotto specifiche disposizioni in tema di procedure concorsuali, finalizzate ad evitare che concordati preventivi e piani di ristrutturazione, predisposti e attestati quanto alla fattibilità su ragionevoli prognosi, soccombano dinnanzi all’attuale emergenza sanitaria.

Le misure predisposte sono quattro e prevedono:

  1. la proroga di sei mesi per i termini di adempimento dei concordati preventivi e degli accordi di ristrutturazione omologati aventi scadenza nel periodo tra il 23 febbraio 2020 ed il 30 giugno 2020;
  2. la possibilità di proporre una istanza per la concessione di un termine finalizzato alla presentazione ex novo di una proposta di concordato, nei quali il debitore possa tenere conto dei fattori economici sopravvenuti per effetto della crisi epidemica (per i concordati ancora non omologati);
  3. la possibilità per il debitore di modificare unilateralmente i termini di adempimento originariamente prospettati nella proposta e nell’accordo di ristrutturazione, differendo al massimo di sei mesi i termini (sempre con riferimento ai concordati non omologati);
  4. la proroga di 90 giorni, accessibile al debitore per i quali gli originari termini siano in scadenza senza possibilità di ulteriori proroghe, purché nell’istanza di concessione della proroga il debitore abbia richiamato tutti gli elementi che l’hanno resa necessaria e soprattutto i fatti sopravvenuti in relazione all’epidemia (per i concordati in bianco).