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Contratto di mutuo. Perfezionamento

Avv. Daniele Franzini

Ai fini del perfezionamento del contratto di mutuo, l’uscita del denaro dal patrimonio dell’istituto di credito mutuante e l’acquisizione dello stesso al patrimonio del mutuatario costituisce effettiva erogazione dei fondi, anche se, contestualmente alla stipula del contratto, le somme siano versate su un deposito cauzionale infruttifero, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell’adempimento degli obblighi e delle condizioni contrattuali.

Il motivo illecito comune alle parti, consistente nella finalizzazione del mutuo all’estinzione di una precedente esposizione di natura chirografaria, è prospettabile solo in sede fallimentare, nel cui ambito un simile atto può determinare la lesione della par condicio creditorum, con conseguente revocabilità dell’atto dispositivo.

Lo ha stabilito il Tribunale di Bergamo con sentenza del 3 aprile 2019.

 

 

Obblighi informativi

Avv. Daniele Franzini

Non scatta la responsabilità della banca intermediaria che finanzia il cliente per finalità professionali e imprenditoriali, se con la provvista dell’apertura di credito vengono anche acquistati titoli rischiosi.

Come chiarito dalla Corte di  Cassazione con la sentenza n. 13265 del 16 maggio 2019, il cliente non può chiedere la declaratoria dinullità e/o di risoluzione delle relative operazioni di acquisto perché la banca non avrebbe adempiuto ai propri obblighi informativi verso l’investitore privato che finanziava.

Non può quindi trovare applicazione il Regolamento Consob 11522/1998 sulla concessione di finanziamenti agli investitori che prescrive l’indicazione di tutti i termini dell’operazione e gli obblighi di informare l’investitore dei rischi a essa connessi se sussistenti.

In linea generale, la disciplina di maggior rigore scatta però se è dimostrato il collegamento funzionale oggettivo tra finanziamento e investimento. Ciò che è stato escluso nel caso specifico, in quanto il ricorrente aveva goduto di agevolazioni creditizie e di apertura di credito per finalità del tutto diverse dall’investimento mobiliare. E aveva, inoltre, già nel proprio portafogli titoli rischiosi quanto quelli oggetto della controversia, mostrando quindi la sua condizione di “esperto”, che alleggerisce l’onere informativo dell’intermediario.
Il cliente aveva chiesto la declaratoria di nullità derivata delle operazioni di acquisto e del relativo contratto di finanziamento. Ciò che gli era stato riconosciuto in primo grado con la restituzione della somma in questione e degli interessi. Ma sia in secondo grado che in sede di legittimità la situazione si è ribaltata a favore della banca, essendo stato negato che il contratto fosse nullo anche per assenza della forma scritta: infatti, in relazione al contratto di apertura di credito, collegato con quello di conto corrente, non è stata fornita la prova che fosse stato aperto con la finalità di svolgere attività di intermediazione finanziaria.

Swap

Avv. Daniele Franzini

Il disvalore di mercato iniziale di uno swap costituisce un costo per il cliente e un vantaggio per la banca e deve essere esplicitato nella documentazione contrattuale. Anche laddove tale dato non determinasse un lucro per la banca, deve essere resa al riguardo una adeguata informativa al cliente. Il difetto di informativa integra una violazione dei doveri che incombono sull’intermediario, previsti dall’art. 21 TUF e dai principi  di buona fede e correttezza.

Lo ha stabilito il Tribunale Terni, con sentenza del 28 Marzo 2019.

Giurisdizione. Intervengono le Sezioni Unite

Avv. Daniele Franzini

Le condizioni da valutarsi ai fini della giurisdizione anche secondo le disposizioni della Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007 sono quelle al momento dell’instaurazione della domanda e non quelle al momento della conclusione del contratto sottoscritto dalle parti; in ogni caso, sussiste la giurisdizione del giudice italiano sulle domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di un soggetto, quale un istituto bancario, che abbia svolto o svolga o abbia diretto o diriga in Italia, anche per il tramite di altri soggetti prospettati come mandatari o sostenendole con l’attività di società strettamente collegate, attività professionali cui si riconduca il contratto suindicato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza 4.3.2019, n. 6280.

La Suprema Corte ha deciso in ordine ad un ricorso proposto da un istituto di credito di diritto svizzero, avverso la sentenza con la quale la Corte territoriale aveva affermato la giurisdizione italiana, a discapito del Giudice di Lugano, in ordine ad una controversia avente ad oggetto l’azione risarcitoria proposta da un consumatore, in relazione agli inadempimenti posti in essere dalla banca nella esecuzione e gestione di due contratti di conto corrente.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’istituto di credito, affermando la sussistenza della giurisdizione italiana, anche in virtù della Convenzione di Lugano del 2007, sulla base del principio per cui le condizioni da valutarsi al fine della giurisdizione sono quelle al momento dell’instaurazione della domanda e non quelle al momento della conclusione del contratto. Sicché per l’individuazione del foro del consumatore, attraverso la determinazione del suo domicilio, rileva esclusivamente il momento di proposizione della domanda e non già di quello di conclusione del contratto. Inoltre, ai sensi del primo paragrafo dell’articolo 15 e del primo paragrafo dell’articolo 16 di detta Convenzione, deve ritenersi sussiste la giurisdizione del giudice italiano sulle domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di un soggetto, quale un istituto bancario, che abbia svolto o svolga o abbia diretto o diriga in Italia, anche per il tramite di altri soggetti prospettati come mandatari o sostenendole con l’attività di società strettamente collegate, attività professionali cui si riconducano i contratti per cui è causa.

Calcolo del TAEG

Avv. Daniele Franzini

In riferimento alle operazioni di finanziamento a rimborso graduale (mutui e leasing), per il calcolo del TAEG e ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, gli interessi moratori sono irrilevanti.

L’art. 644 c.p., infatti, contiene un chiaro riferimento ai soli oneri che vengono previsti in corrispettivo del credito erogato. Al contrario, gli interessi moratori hanno natura sanzionatoria e risarcitoria.

Lo ha stabilito il Tribunale di Treviso con la sentenza del 12.3.2019.

 

 

 

Correntista. Diritto al rendiconto

Avv. Daniele Franzini

Il correntista ha il diritto di ottenere dalla banca il rendiconto, anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale e ciò anche nell’ipotesi in cui, prima del giudizio, non abbia fatto richiesta della documentazione ai sensi dell’art. 119 T.U.B..

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3875 dell’8.2.2019.

Come è noto, ai sensi della norma suindicata, il cliente, o colui che gli succede a qualsiasi titolo o ancora colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni, ha diritto di ottenere a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre 90 giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni.

Il diritto del cliente ad avere copia della documentazione inerente il contratto in essere ha natura sostanziale e la sua tutela, di conseguenza, deve prescindere da una domanda di accesso alla documentazione bancaria anteriore alla proposizione del giudizio.

Non trovano quindi applicazione i principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di esibizione dei documenti ex art. 210 c.p.c. e non può, pertanto, negarsi il diritto del cliente di ottenere copia della documentazione richiesta, adducendo a ragione e in linea di principio la natura meramente esplorativa dell’istanza in tal senso presentata.

Inizialmente la giurisprudenza di merito limitava tale possibilità alla condizione che il cliente avesse richiesto, prima dell’instaurazione del giudizio, la consegna della copia del rendiconto con istanza alla banca e che tale richiesta fosse rimasta inadempiuta.

Solo tale inadempimento da parte dell’istituto di credito permetteva al cliente la successiva richiesta giudiziale ex art. 210 c.p.c. (tra le tante: Trib. Milano, 15.10.2015; Trib. Verona, 11.7.2003).

Cessione Veneto Banca – Intesa San Paolo

Avv. Daniele Franzini

La domanda introdotta al fine di far valere violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni (in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse) non può essere proposta nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda di Veneto Banca e ciò in forza delle disposizioni di cui al D.L. 99/2017, il quale esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c).

Lo ha stabilito il Tribunale di Padova con sentenza del 5.2.2019.

 

Adeguatezza degli investimenti

Avv. Daniele Franzini

L’adeguatezza degli acquisti di strumenti finanziari, con particolare livello di rischio (obbligazioni argentine), può desumersi dalle numerose operazioni eseguite dall’investitore, nello stesso periodo, di strumenti sofisticati e volatili connotati da rilevanti rischi di perdita, con frequenti operazioni speculative di acquisto e vendita nell’arco di pochi giorni.

Lo ha stabilito con sentenza n. 3335 del 5.2.2019 la Corte di Cassazione, pur precisando che il profilo soggettivo del cliente e la sua propensione al rischio non possono determinare l’elusione dell’assolvimento dell’obbligo informativo.

Costituisce, infatti, obbligo endocontrattuale dell’intermediario l’acquisizione di informazioni sul cliente tali da consentire di delineare un profilo soggettivo dello stesso che ne evidenzi le potenzialità economiche e patrimoniali e la conseguente propensione all’investimento ed al rischio. La mancanza di un profilo attendibile non determina alcuna attenuazione dell’obbligo informativo, anche se desumibile dalla sottoscrizione della clausola, generalmente predisposta unilateralmente dall’intermediario, di rifiuto di fornire informazioni da parte dell’investitore.

Ad eccezione dell’investitore abilitato o professionale, la accertata propensione al rischio del cliente non elimina l’obbligo informativo, ma lo conforma in modo biunivoco.

In particolare, l’esperienza dell’investitore e le sue dichiarate ed accertate scelte d’investimento incidono sulla selettività delle informazioni da fornire, nel senso che verosimilmente esse devono riguardare caratteristiche specifiche e non generalmente conoscibili del prodotto. D’altra parte, tanto più è elevata la rischiosità dell’investimento, tanto più puntuale deve essere l’adempimento dell’obbligo informativo in relazione a tale specifico profilo. E ciò non con la finalità, non realizzabile dall’investitore, di azzerare od eliminare il rischio, tendenzialmente connesso alle potenzialità di rendimento dell’investimento, ma al fine di verificare se la scelta dell’investimento sia stata dettata dalla conoscenza effettiva delle variabili che ne conformano la rischiosità.

Nella fattispecie, tuttavia, la Corte distrettuale ha ritenuto, con accertamento di fatto, raggiunta la prova che gli investimenti oggetto di causa erano stati dettati dalla conoscenza effettiva, da parte degli investitori, delle variabili che ne esprimevano la rischiosità.

Banca Carige. Firmato il decreto con le misure di sostegno

Avv. Daniele Franzini

Il presidente Sergio Mattarella ha firmato il decreto legge contenente “misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. – Cassa di risparmio di Genova e Imperia”.

Il c.d. “Decreto Carige”, firmato l’8.1.2019 dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, prevede garanzie statali sulle obbligazioni Carige, per un massimo di 3 miliardi di euro, attivabili fino al 30 giugno 2019 e un fondo pubblico da 1,3 miliardi per coprire gli oneri dei bond e della eventuale sottoscrizione di azioni della banca per un massimo di un miliardo in caso di ricapitalizzazione precauzionale.

Cancellazione della segnalazione a sofferenza

Avv. Daniele Franzini

Deve essere confermato il provvedimento d’urgenza che ha ordinato la cancellazione della segnalazione a sofferenza, effettuata da un istituto di credito, non preceduta da preavviso, in quanto tale atto è necessario a garantire il preventivo contraddittorio tra le parti, finalizzato a consentire al segnalato di poter regolarizzare la propria esposizione debitoria e, quindi, evitare una pubblicità negativa, rivolta alla collettività e non ristretta ai rapporti contrattuali tra le parti.

Inoltre, la segnalazione, in assenza di preventiva diffida, rischia di essere controproducente per la stessa banca, perché impedisce al debitore di impegnarsi in un piano di rientro anche a favore della stessa.

Lo ha stabilito il Tribunale di Cassino, con sentenza del 3.12.2018.