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Calcolo del TAEG

Avv. Daniele Franzini

In riferimento alle operazioni di finanziamento a rimborso graduale (mutui e leasing), per il calcolo del TAEG e ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, gli interessi moratori sono irrilevanti.

L’art. 644 c.p., infatti, contiene un chiaro riferimento ai soli oneri che vengono previsti in corrispettivo del credito erogato. Al contrario, gli interessi moratori hanno natura sanzionatoria e risarcitoria.

Lo ha stabilito il Tribunale di Treviso con la sentenza del 12.3.2019.

 

 

 

Correntista. Diritto al rendiconto

Avv. Daniele Franzini

Il correntista ha il diritto di ottenere dalla banca il rendiconto, anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale e ciò anche nell’ipotesi in cui, prima del giudizio, non abbia fatto richiesta della documentazione ai sensi dell’art. 119 T.U.B..

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3875 dell’8.2.2019.

Come è noto, ai sensi della norma suindicata, il cliente, o colui che gli succede a qualsiasi titolo o ancora colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni, ha diritto di ottenere a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre 90 giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni.

Il diritto del cliente ad avere copia della documentazione inerente il contratto in essere ha natura sostanziale e la sua tutela, di conseguenza, deve prescindere da una domanda di accesso alla documentazione bancaria anteriore alla proposizione del giudizio.

Non trovano quindi applicazione i principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di esibizione dei documenti ex art. 210 c.p.c. e non può, pertanto, negarsi il diritto del cliente di ottenere copia della documentazione richiesta, adducendo a ragione e in linea di principio la natura meramente esplorativa dell’istanza in tal senso presentata.

Inizialmente la giurisprudenza di merito limitava tale possibilità alla condizione che il cliente avesse richiesto, prima dell’instaurazione del giudizio, la consegna della copia del rendiconto con istanza alla banca e che tale richiesta fosse rimasta inadempiuta.

Solo tale inadempimento da parte dell’istituto di credito permetteva al cliente la successiva richiesta giudiziale ex art. 210 c.p.c. (tra le tante: Trib. Milano, 15.10.2015; Trib. Verona, 11.7.2003).

Cessione Veneto Banca – Intesa San Paolo

Avv. Daniele Franzini

La domanda introdotta al fine di far valere violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni (in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse) non può essere proposta nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda di Veneto Banca e ciò in forza delle disposizioni di cui al D.L. 99/2017, il quale esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c).

Lo ha stabilito il Tribunale di Padova con sentenza del 5.2.2019.

 

Adeguatezza degli investimenti

Avv. Daniele Franzini

L’adeguatezza degli acquisti di strumenti finanziari, con particolare livello di rischio (obbligazioni argentine), può desumersi dalle numerose operazioni eseguite dall’investitore, nello stesso periodo, di strumenti sofisticati e volatili connotati da rilevanti rischi di perdita, con frequenti operazioni speculative di acquisto e vendita nell’arco di pochi giorni.

Lo ha stabilito con sentenza n. 3335 del 5.2.2019 la Corte di Cassazione, pur precisando che il profilo soggettivo del cliente e la sua propensione al rischio non possono determinare l’elusione dell’assolvimento dell’obbligo informativo.

Costituisce, infatti, obbligo endocontrattuale dell’intermediario l’acquisizione di informazioni sul cliente tali da consentire di delineare un profilo soggettivo dello stesso che ne evidenzi le potenzialità economiche e patrimoniali e la conseguente propensione all’investimento ed al rischio. La mancanza di un profilo attendibile non determina alcuna attenuazione dell’obbligo informativo, anche se desumibile dalla sottoscrizione della clausola, generalmente predisposta unilateralmente dall’intermediario, di rifiuto di fornire informazioni da parte dell’investitore.

Ad eccezione dell’investitore abilitato o professionale, la accertata propensione al rischio del cliente non elimina l’obbligo informativo, ma lo conforma in modo biunivoco.

In particolare, l’esperienza dell’investitore e le sue dichiarate ed accertate scelte d’investimento incidono sulla selettività delle informazioni da fornire, nel senso che verosimilmente esse devono riguardare caratteristiche specifiche e non generalmente conoscibili del prodotto. D’altra parte, tanto più è elevata la rischiosità dell’investimento, tanto più puntuale deve essere l’adempimento dell’obbligo informativo in relazione a tale specifico profilo. E ciò non con la finalità, non realizzabile dall’investitore, di azzerare od eliminare il rischio, tendenzialmente connesso alle potenzialità di rendimento dell’investimento, ma al fine di verificare se la scelta dell’investimento sia stata dettata dalla conoscenza effettiva delle variabili che ne conformano la rischiosità.

Nella fattispecie, tuttavia, la Corte distrettuale ha ritenuto, con accertamento di fatto, raggiunta la prova che gli investimenti oggetto di causa erano stati dettati dalla conoscenza effettiva, da parte degli investitori, delle variabili che ne esprimevano la rischiosità.

Banca Carige. Firmato il decreto con le misure di sostegno

Avv. Daniele Franzini

Il presidente Sergio Mattarella ha firmato il decreto legge contenente “misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. – Cassa di risparmio di Genova e Imperia”.

Il c.d. “Decreto Carige”, firmato l’8.1.2019 dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, prevede garanzie statali sulle obbligazioni Carige, per un massimo di 3 miliardi di euro, attivabili fino al 30 giugno 2019 e un fondo pubblico da 1,3 miliardi per coprire gli oneri dei bond e della eventuale sottoscrizione di azioni della banca per un massimo di un miliardo in caso di ricapitalizzazione precauzionale.

Cancellazione della segnalazione a sofferenza

Avv. Daniele Franzini

Deve essere confermato il provvedimento d’urgenza che ha ordinato la cancellazione della segnalazione a sofferenza, effettuata da un istituto di credito, non preceduta da preavviso, in quanto tale atto è necessario a garantire il preventivo contraddittorio tra le parti, finalizzato a consentire al segnalato di poter regolarizzare la propria esposizione debitoria e, quindi, evitare una pubblicità negativa, rivolta alla collettività e non ristretta ai rapporti contrattuali tra le parti.

Inoltre, la segnalazione, in assenza di preventiva diffida, rischia di essere controproducente per la stessa banca, perché impedisce al debitore di impegnarsi in un piano di rientro anche a favore della stessa.

Lo ha stabilito il Tribunale di Cassino, con sentenza del 3.12.2018.

Perdite del valore dell’investimento superiore al 50%. Obbligo di segnalazione

Avv. Danele Franzini

In tema di operazioni in strumenti derivati e in “warrant”, l’obbligo dell’intermediario di segnalazione delle perdite che abbia subìto l’investitore nella misura non inferiore al 50% del capitale di riferimento, scatta, ai sensi dell’art. 28 del Regolamento Consob n. 11522/ 1998, in rapporto al valore dei mezzi costituiti a titolo di provvista e garanzia per l’esecuzione delle operazioni.

Tale valore, pur essendo originariamente determinato per contratto, subisce variazioni sia in occasione della comunicazione all’investitore di una precedente perdita e sia in caso di versamenti o prelievi immediati, perché disposti dall’investitore ovvero mediati, perché frutto delle operazioni ordinate all’intermediario.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza n. 31896 del 10.12.2018.

In particolare, con tale arresto, la Suprema Corte ha statuito che il citato art. 28 determina in capo all’intermediario un obbligo informativo ampio e mobile, concretizzandosi con riferimento non solo al capitale iniziale, ma anche con riguardo alle perdite effettive o potenziali, già subite, e con riferimento a quelle calcolate in rapporto ai versamenti o prelievi dell’investitore.

In sostanza la misura delle giacenze sul conto -le quali subiscano incrementi o decrementi in ragione di “versamenti o prelievi”, non solo quelli immediati ad opera del correntista (il quale prelevi o versi somme di denaro), ma anche quelli mediati da operazioni di intermediazione le quali fruttino vantaggi o perdite – comporta, per espressa previsione, una rideterminazione dei “mezzi costituiti a titolo di provvista e garanzia per l’esecuzione delle operazioni” intermediate.

Conto corrente. Ripetizione degli accrediti non dovuti

Avv. Daniele Franzini

La banca che, a seguito di operazioni finanziarie, abbia accreditato importi maggiorati rispetto al dovuto sul conto corrente dell’investitore può ripetere tali accrediti non dovuti.

Invero, né il passaggio del tempo, né la mancata contestazione degli estratti conto impediscono ad un istituto di credito di richiedere la restituzione dei versamenti.

A stabilirlo è la Corte di Cassazione con ordinanza n. 3000 del 20 novembre 2018, ribadendo il principio alla stregua del quale nel contratto di conto corrente, l’approvazione anche tacita dell’estratto conto, ai sensi dell’art. 1832 c.c., comma 1, non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate su ragioni sostanziali attinenti alla legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell’inclusione o dell’eliminazione di partite del conto.

Ordini di investimento. Disconoscimento delle firme

Avv. Daniele Franzini

In tema di intermediazione finanziaria, non vertendosi – con riferimento ai singoli ordini di investimento ed alle polizze “unit linked” – in una ipotesi nella quale sia richiesta per legge la forma scritta “ad probationem” ovvero “ad substantiam”, non sussiste alcun onere, per colui che intenda giovarsi dei documenti disconosciuti, di proporre l’istanza di verificazione ex art. 216 c.p.c., ben potendosi avvalere della prova testimoniale e di quella per presunzioni per dimostrare l’esistenza, il contenuto e la sottoscrizione del documento medesimo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 30104 del 21.11.2018.

Dapprima, la Suprema Corte ha rilevato che la prescrizione del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 23, secondo cui i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento debbono essere redatti per iscritto a pena di nullità del contratto, deducibile solo dal cliente, attiene al solo contratto-quadro, che disciplina lo svolgimento successivo del rapporto volto alla prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari, e non ai singoli ordini di investimento (o disinvestimento) che vengano poi impartiti dal cliente all’intermediario.

Neppure – ove la previsione contenuta nel contratto quadro richiami ai sensi dell’art. 1352 c.c., la possibilità di dare all’intermediario ordini orali, secondo quanto prevede il regolamento Consob n. 11522/98, imponendo alla banca intermediaria di registrare su nastro magnetico, o altro supporto equivalente, gli ordini inerenti alle negoziazioni in valori mobiliari impartiti telefonicamente dal cliente – la documentazione attraverso la registrazione dell’ordine costituisce un requisito di forma “ad probationem” degli ordini suddetti, ma semplicemente uno strumento atto a facilitare la prova, altrimenti più difficile, dell’avvenuta richiesta di negoziazione dei valori, con il conseguente esonero da ogni responsabilità quanto all’operazione da compiere.

Inoltre, la Corte ha affermato che un siffatto obbligo doveva essere escluso, in quanto non era stato neppure dedotto in giudizio – nel caso sul quale si è pronunciata – che il contratto quadro prevedesse espressamente la forma scritta ad substantiam o ad probationem anche per gli ordini di investimenti, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1352 c.c..

Consegna della documentazione bancaria al cliente

Avv. Daniele Franzini

Il fondamento dell’obbligo di consegna della documentazione inerente un contratto, gravante sull’istituto bancario, risiede nel principio di buona fede contrattuale, cui è ispirata la legislazione in tema di intermediazione finanziaria.
Il diritto alla consegna di copia dei contratti è un diritto autonomo del cliente, specifico, nascente dall’obbligo da parte dell’intermediario finanziario di eseguire il contratto secondo buona fede.

Appare giustificato il ricorso alla procedura monitoria per consegna di documenti ex art. 633 c.p.c., ove si prevede che il giudice possa pronunciare ingiunzione di consegna di cosa mobile determinata, essendo la modulistica di un contratto di finanziamento una cosa mobile determinata che preesiste all’ordine di consegna.
In caso di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto l’ingiunzione di consegna della modulistica contrattuale richiesta dal cliente, va dichiarata inammissibile la domanda riconvenzionale formulata dalla banca opponente di accertamento del residuo credito asseritamente vantato con contestuale domanda di condanna dell’opposto al suo pagamento.
Non è ravvisabile alcuna comunanza di situazione o di rapporto giuridico tale da giustificare il simultaneus processus tra la domanda proposta dal cliente in sede monitoria (richiesta di documenti ex art. 119 TUB) e la domanda riconvenzionale proposta dalla banca in sede di opposizione (accertamento del residuo credito e conseguente condanna dell’opposto al pagamento al relativo pagamento).

Lo ha stabilito il Tribunale di Bari con sentenza n. 4272 del 16.10.2018.