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Covid-19 e misure di ampliamento dei prestiti bancari aggiuntivi

Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha approvato misure di ampliamento dei prestiti bancari aggiuntivi (c.d. Additional Credit Claims, ACC). Tali misure hanno la finalità di garantire l’afflusso di credito a famiglie e imprese e di favorire l’accesso delle banche italiane alla liquidità della Banca Centrale.
 
Quali misure

Le misure di ampliamento del prestiti bancari aggiuntivi, adottate dal Consiglio direttivo della BCE, prevedono che le banche possano conferire a garanzia delle operazioni di finanziamento con l’Eurosistema sia portafogli di prestiti omogeni composti da crediti al consumo erogati alle famiglie sia mutui ipotecari alle famiglie all’interno di portafogli.

Ciò a prescindere dalla probabilità di insolvenza attribuita al debitore (viene eliminato il limite massimo, attualmente pari al 10 per cento) mentre il limite massimo di Loan-to-Value, attualmente pari all’80 per cento, viene innalzato al 100 per cento.

Tali misure entreranno in vigore a partire dal 17 giugno 2020 e saranno applicate fino a settembre 2021. Il Consiglio direttivo della BCE valuterà se prorogare o meno tale termine per assicurare un’adeguata disponibilità di garanzie per le controparti.

Resta fermo che possono essere conferiti in garanzia solo i prestiti performing sia all’atto del conferimento che durante tutta la durata dello stesso.

Valutazione della qualità creditizia

Il Consiglio direttivo della BCE ha, inoltre, introdotto nuove fonti di valutazione della qualità creditizia dei debitori dei prestiti.

La prima, utilizzabile per i prestiti erogati a società di persone di piccola dimensione, consiste nella componente andamentale del sistema interno della Banca d’Italia di valutazione della qualità creditizia e che si basa sulle valutazioni dei dati della Centrale dei rischi.

La seconda fonte di valutazione, utilizzabile per i prestiti erogati ad artigiani e famiglie produttrici e per i prestiti conferiti in garanzia all’interno dei portafogli di crediti al consumo, consiste in una PD (probabilità di default) e una LGD (Loss Given Default) uniche, calcolate secondo un approccio conservativo sviluppato dalla Banca d’Italia.

Avv. Daniele Franzini

Decreto rilancio: contratti bancari e assicurativi

Il consenso del cliente ora può essere espresso mediante posta elettronica non certificata o con altro strumento idoneo. La novità, introdotta dal Decreto Rilancio, riguarda i contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi di investimento, di adesione ad organismi di investimento collettivo del risparmio e assicurativi. Tale modalità di comunicazione è utilizzabile anche in relazione alla documentazione informativa.
 
Cosa prevede la norma

Come già anticipato in un precedente articolo, il Decreto Liquidità aveva introdotto alcune semplificazioni in materia di sottoscrizione di contratti bancari e assicurativi con la clientela al dettaglio.

Ora, l’art. 33 del Decreto Rilancio estende dette semplificazioni alla sottoscrizione di contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi di investimento, di adesione ad organismi di investimento collettivo del risparmio e assicurativi, e altresì alla consegna della documentazione contrattuale e informativa.

La disposizione ha, tuttavia, carattere eccezionale e temporaneo, in quanto si riferisce ai soli contratti (e alla relativa documentazione informativa) sottoscritti nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore del predetto Decreto (19 maggio 2020) e il termine dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri (ad oggi, 31 luglio 2020).  

Tuttavia, a differenza della norma contenuta nel Decreto Liquidità, l’art. 33 non fa distinzione tra tipologie di clientela e si applica, dunque, ai contratti conclusi sia dai clienti al dettaglio sia dai clienti professionali.

Il Decreto stabilisce espressamente che il consenso prestato dal cliente mediante posta elettronica ordinaria o altro strumento idoneo è pienamente valido ai fini della forma scritta richiesta dall’art. 23 TUF ed ha l’efficacia probatoria di cui all’art. 2702 c.c..

Analogamente da quanto precedentemente disposto nel Decreto Liquidità, la comunicazione del consenso deve (i) essere accompagnata da copia di un documento di riconoscimento valido, (ii) fare riferimento ad un contratto identificabile in modo certo e (iii) essere conservata unitamente al contratto medesimo con modalità che ne garantiscano la sicurezza, l’integrità e l’immodificabilità.

Le semplificazioni possono essere utilizzate dal cliente anche per aderire ad offerte al pubblico di prodotti e strumenti finanziari, per sottoscrivere quote e azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio e, infine, per esercitare i diritti previsti dalla legge o dal contratto stesso. 

La consegna della documentazione

L’obbligo di consegna di copia del contratto e della relativa documentazione può essere adempiuto anche con la messa a disposizione del cliente su ‘supporto durevole’. Resta fermo l’obbligo di consegna alla prima occasione utile successivamente alla fine del periodo di emergenza.

Destinatari

A differenza di quanto previsto dal Decreto Liquidità, l’art. 33 del Decreto Rilancio si applica ai rapporti contrattuali relativi a tutte le categorie di clienti, non solo alla ‘clientela al dettaglio’.

Tuttavia, la Relazione Illustrativa al predetto Decreto ha specificato che tale disciplina “opera principalmente nell’interesse della clientela al dettaglio, potenzialmente più esposta alle limitazioni imposte dalla crisi nell’accesso ai servizi finanziari, in quanto non sempre in possesso delle dotazioni e strumentazioni informatiche e telematiche necessarie alla conclusione a distanza dei relativi contratti”.

La finalità

La disposizione sopra descritta ha certamente la finalità di agevolare la conclusione di contratti bancari ed assicurativi, attraverso l’introduzione di modalità semplificate di scambio del consenso e di informativa. In tal modo gli investitori hanno la possibilità di continuare ad avere accesso ai servizi e ai prodotti finanziari.

Allo stesso tempo viene conferita una certezza giuridica ai contratti conclusi durante il periodo emergenziale, eliminando (o per lo meno attenuando) il rischio che questi risultino affetti da nullità.

Tuttavia, il delicato ambito di operatività della disposizione necessita dell’adozione di specifiche cautele da parte degli intermediari, trattandosi di contratti per la cui validità è prevista la forma scritta ad substantiam

Avv. Daniele Franzini

Decreto liquidità: contratti bancari via e-mail

I contratti bancari ora possono essere stipulati mediante posta elettronica non certificata o con altro strumento idoneo. Il Decreto Liquidità ha, per l’appunto, previsto la possibilità, di carattere temporaneo, di utilizzare tale modalità di sottoscrizione. Ciò anche in considerazione delle note limitazioni di spostamento sin qui imposte dall’attuale emergenza sanitaria.
 
Cosa prevede la norma

Tra le novità introdotte dal Decreto Liquidità, la possibilità di stipulare i contratti bancari via e-mail è certamente una delle più importanti.

Nel dettaglio, l’art. 4 stabilisce che, tra la data di entrata in vigore del predetto Decreto e il termine dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri (ad oggi, 31 luglio 2020), i contratti conclusi con la clientela al dettaglio sono da considerarsi efficaci, anche se i clienti esprimono il proprio consenso a stipulare il contratto via e-mail.

I contratti devono essere identificabili in modo certo e la comunicazione di consenso deve essere accompagnata da un documento di riconoscimento del contraente valido. Il documento dovrà essere conservato dalla banca unitamente al contratto con modalità tali da garantirne la sicurezza, l’integrità e l’immodificabilità.

Per quanto riguarda il requisito della consegna del contratto, il Decreto prevede che la banca invii una copia cartacea al cliente “alla prima occasione utile successiva al termine dello stato di emergenza”.

L’espressione del consenso via e-mail può essere impiegato altresì per esercitare il diritto di recesso previsto dalla legge.

Finalità

La stipulazione dei contratti bancari via e-mail ha certamente la finalità di assicurare la continuità nell’erogazione dei servizi e nell’offerta dei prodotti alla clientela da parte di banche e intermediari finanziari, prevedendo la conclusione dei contratti attraverso modalità di scambio del consenso più agevoli.

Destinatari

La norma si riferisce alla ‘clientela al dettaglio’ che, come affermato dall’ABI nella circolare del 9 aprile 2020, è stata ritenuta dal legislatore come la categoria “potenzialmente più esposta alle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria all’accesso ai servizi bancari e finanziari, in quanto non sempre in possesso delle dotazioni e strumentazioni informatiche e telematiche necessarie alla conclusione del contratto a distanza”.

Avv. Daniele Franzini

Decreto Rilancio: le nuove misure di sostegno alle imprese

Nella nuova fase di ripresa economica, il Decreto Rilancio stanzia 55 miliardi di euro con misure volte al sostegno alle imprese ed agli altri operatori economici con partita IVA. L’obiettivo è quello di rispondere alle esigenze delle imprese e dei lavoratori colpiti dalla crisi economica causata dal Covid-19. Questi i principali interventi.
 
Incremento Fondo di Garanzia per le PMI

Il Decreto Rilancio finanzia con 4 miliardi il Fondo di Garanzia per le PMI, la cui dotazione finanziaria era già stata potenziata dal Decreto Liquidità, per un totale di circa 7 miliardi. 

Ricapitalizzazione delle imprese

Le società, con un fatturato annuo compreso tra i 5 e i 50 milioni di euro, possono ottenere un credito d’imposta del 20% del conferimento effettuato per l’aumento del capitale sociale.

Per poterne beneficiare, l’aumento di capitale deve essere a pagamento e integralmente versato. Inoltre, deve essere stato deliberato ed eseguito dopo l’entrata in vigore del decreto.

Costituzione del Patrimonio Rilancio

Il decreto autorizza Cassa Depositi e Prestiti alla costituzione di un patrimonio destinato c.d. “Patrimonio Rilancio”. A detto patrimonio sono infatti apportati beni e rapporti giuridici dal Ministero dell’economia e delle finanze. Le risorse saranno utilizzate per il rilancio del sistema economico produttivo italiano.

Nel dettaglio, possono beneficiare del patrimonio destinato società per azioni che hanno sede legale in Italia e che presentano un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro, eccetto  quelle che operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo.

Contributi a fondo perduto

Il decreto introduce contributi a fondo perduto (pari a 6 miliardi) a favore di società e lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, con fatturato/ricavi inferiori a 5 milioni di euro nell’ultimo periodo di imposta. 

Tale contributo, in particolare, può essere richiesto da colui che dimostra di avere avuto un fatturato nel mese di aprile 2020 inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato del mese di aprirle 2019. Quei soggetti, invece, che hanno iniziato l’attività a partire dal 1 gennaio 2019, possono richiedere il contributo anche in assenza del requisito del calo del fatturato.

Infine, il contributo non concorrerà alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e sarà erogato dall’Agenzia delle Entrate.

Pagamento dei debiti della PA

Il decreto stanzia 12 miliardi di euro per i debiti commerciali degli enti locali, delle Regioni e delle Province autonome nei confronti delle imprese.

Avv. Daniele Franzini

Diritto all’esibizione della documentazione bancaria in corso di causa

Avv. Daniele Franzini

Il diritto del titolare di un rapporto bancario di ottenere copia della documentazione bancaria non può essere limitato nemmeno da un eventuale azione giudiziale promossa dal correntista nei confronti dell’istituto di credito.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sez. VI civile, con la sentenza n. 6975 del 11.3.2020.

Nel caso sottoposto all’esame della Corte, i ricorrenti hanno chiesto la revisione della sentenza con cui il Tribunale di Roma aveva rilevato che “la richiesta ex art. 119 TUB” era stata spedita dagli attori “senza attendere il termine di legge di gg. 60 (recte: 90) per la esibizione della documentazione bancaria”. Gli attori, secondo il Tribunale, avevano proposto l’azione giudiziale “nella colpevole ignoranza dei dati contrattuali, non ancora forniti dalla banca” e avevano, di conseguenza, cercato “di supplire al vuoto probatorio con richiesta di esibizione e CTU”.

Pertanto, il Tribunale aveva reputato “inammissibile l’istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. in assenza del positivo espletamento dell’intera procedura ex art. 119 TUB”.

Secondo i ricorrenti in Cassazione, “costituisce violazione e/o errata interpretazione della legge considerare, nei giudizi avverso le banche, la richiesta inviata ante causam ex art. 119, quale condizione imprescindibile per l’ammissione delle successive ed eventuali richieste istruttorie”.

La Suprema Corte, nel ritenere fondato il predetto motivo di impugnazione, ha ribadito un orientamento già consolidato secondo cui “la norma dell’art. 119, comma 4, TUB – nell’ammettere il diritto del cliente di ottenere dalla banca copia dei documenti di contratto e di esecuzione dei rapporti bancari – non contempla nessuna limitazione che risulti in un qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra cliente e istituto di credito”.

Pertanto, secondo la Corte, il titolare di un rapporto bancario ha sempre diritto di ottenere copia della documentazione bancaria e “non potrebbe considerarsi corretta” una soluzione che limiti l’esercizio di questo potere alla fase anteriore all’avvio di un eventuale giudizio promosso dal correntista nei confronti della banca.

Infatti, “sarebbe errato (…) credere che l’ordine di esibizione dell’art. 210 c.p.c., costituisca uno strumento alternativo rispetto a quello delineato dall’art. 119 TUB, comma 4”.

Nullità della fideiussione ABI per violazione della normativa antitrust

Avv. Daniele Franzini

L’eccezione di nullità contrattuale è rilevabile d’ufficio per la prima volta anche in sede di legittimità, purché sia rilevabile sulla base di dati fattuali già acquisiti e nel rispetto del contraddittorio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sez. III civile, con la sentenza n. 4175 del 19.2.2020.

Nel caso sottoposto alla Corte, i ricorrenti hanno chiesto la cassazione della sentenza resa dalla Corte d’Appello, che aveva confermato l’accoglimento dell’azione revocatoria svolta nei loro confronti dalla banca creditrice per vedere dichiarare l’inefficacia dell’atto di costituzione del fondo patrimoniale, nel quale erano confluiti i beni immobiliari dei due ricorrenti/fideiussori.

In particolare, con il terzo motivo i ricorrenti hanno dedotto, per la prima volta in sede di giudizio di legittimità, che la fideiussione a suo tempo rilasciata fosse nulla in quanto conforme allo schema predisposto dall’ABI, dichiarato successivamente illegittimo dalla Banca d’Italia con provvedimento del 2.5.2005. La Banca d’Italia, infatti, aveva reputato il predetto schema contrattuale come risultante da un’intesa restrittiva della concorrenza, come tale vietata dalla normativa Antitrust.

Sul punto, la Suprema Corte ha statuito che il rilievo di nullità, sollevato per la prima volta in sede di appello, “è inammissibile ex art. 345 comma 1 c.p.c., salva la possibilità per il giudice del gravame – obbligato comunque a rilevare di ufficio ogni possibile causa di nullità, ferma la sua necessaria indicazione alle parti ai sensi dell’art. 101 comma 2 c.p.c. – di convertirla ed esaminarla come eccezione di nullità legittimamente formulata dall’appellante, giusta del citato art. 345, il comma 2”.

Tale potere attribuito al giudice ha il fine primario di perseguire interessi generali sottesi alla tutela di quella classe di contraenti composta da consumatori, risparmiatori e investitori. Tuttavia, la rilevabilità officiosa delle nullità di protezione è riservato unicamente al contraente debole.

Emergenza Covid-19. Fondo indennizzo risparmiatori

Avv. Daniele Franzini

Il Decreto Cura Italia ha introdotto la possibilità per gli azionisti e gli obbligazionisti, in attesa della predisposizione del piano di riparto degli indennizzi, di richiedere un anticipo nel limite massimo del 40% dell’importo dell’indennizzo deliberato dalla Commissione tecnica.

Come noto, il Fondo Indennizzo Risparmiatori è stato introdotto dalla legge di bilancio 2019 con il fine di ristorare i soggetti che hanno investito in strumenti finanziari emessi da banche poste in liquidazione coatta amministrativa tra novembre 2015 e gennaio 2018.

In particolare, è stato differito  al 18.6.2020 il termine per la presentazione delle domande di indennizzo, già in precedenza rinviato dal 18.2.2020 al 18.4.2020 dalla legge di bilancio 2020.

Emergenza Covid-19. Fondo di garanzia per le PMI

Avv. Daniele Franzini

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Liquidità, diventano operative le misure a supporto delle imprese. Per favorire la ripartenza del sistema produttivo italiano, il Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese è stato trasformato in uno strumento capace di garantire fino a 100 miliardi di euro di liquidità, potenziandone la dotazione finanziaria.

E’ previsto un forte snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo, che agirà su tre linee guida:

  • garanzia al 100% per i prestiti di importo non superiore al 25% dei ricavi fino a un massimo di 25.000 euro, senza alcuna valutazione del merito di credito. In questo caso le banche potranno erogare i prestiti senza attendere il via libera del Fondo di Garanzia;
  • garanzia al 100% (di cui 90% Stato e 10% Confidi) per i prestiti di importo non superiore al 25% dei ricavi fino a un massimo di 800.000 euro, senza valutazione andamentale;
  • garanzia al 90% per i prestiti fino a 5 milioni di euro, senza valutazione andamentale.

Nel dettaglio, queste le nuove regole del Fondo valevoli fino al 31 dicembre 2020:

  • gratuità della garanzia;
  • estensione della garanzia su singole operazioni alle grandi imprese con numero di dipendenti non superiore a 499;
  • possibilità di accesso alla garanzia del Fondo (con copertura dell’80% in garanzia diretta e al 90% in riassicurazione) per operazioni di rinegoziazione di finanziamenti esistenti, a condizione che sia prevista la contestuale erogazione di credito aggiuntivo al soggetto beneficiario pari ad almeno il 10% dell’importo del debito rinegoziato;
  • estensione automatica della garanzia del Fondo per finanziamenti sospesi a causa del COVID-19;
  • garanzia concessa senza valutazione del soggetto beneficiario;
  • estensione della garanzia anche in favore di soggetti segnalati in centrale rischi: “inadempienze probabili” nonché con presenza di operazioni classificate come “scadute” o “sconfinanti deteriorate” successivamente alla data del 31 gennaio 2020;
  • garanzia concessa anche alle imprese che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono state ammesse alla procedura del concordato con continuità aziendale, hanno stipulato accordi di ristrutturazione o hanno presentato un piano di risanamento;
  • nessuna commissione nei casi di mancato perfezionamento dei finanziamenti garantiti;
  • possibilità di cumulo della garanzia del Fondo con altre garanzie per le operazioni di investimento immobiliare nei settori turistico – alberghiero e delle attività immobiliari, con durata minima di 10 anni e di importo superiore a 500.000 euro;
  • anticipazione dell’erogazione del credito rispetto alla concessione della garanzia del Fondo;
  • potenziamento delle garanzie su portafogli di finanziamenti con innalzamento a 500 milioni di euro al fine di incrementare la quota di erogazioni crediti per le piccole imprese a maggior rischio, attraverso l’aumento dell’ammontare massimo dei portafogli di finanziamenti, l’accesso alla garanzia senza valutazione del merito di credito da parte del Gestore del Fondo, l’innalzamento delle percentuali di copertura sui singoli finanziamenti inclusi nei portafogli e sull’ammontare complessivo del portafoglio.

Emergenza Covid-19: le decisioni dell’IVASS

Avv. Daniele Franzini

In data 23.3.2020 l’IVASS ha pubblicato sul proprio sito un avviso con cui ha comunicato la decisione di concedere alle compagnie assicurative una dilazione dei termini stabiliti dai Regolamenti n. 24/2008 e 41/2018.

In particolare, le compagnie sono tenute a gestire i reclami entro 75 giorni (anziché 45) e a fornire risposta alle richieste di informazioni della clientela entro 35 giorni (anziché 20).

La dilazione di entrambi i termini è temporanea poiché risponde alle difficoltà operative connesse all’attuale emergenza sanitaria.

L’IVASS ha, infine, invitato le imprese a garantire il massimo impegno nell’assistere la clientela nel più breve tempo possibile e nel miglior modo possibile.

L’offerta di prodotti abbinati a finanziamenti

Avv. Daniele Franzini

Con comunicazione del 17 marzo 2020 Banca d’Italia e IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), congiuntamente, hanno specificato che l’offerta di prodotti abbinati a finanziamenti richiede l’adozione di una serie di cautele, da un lato da parte delle banche e degli intermediari finanziari e, dall’altro lato, da parte delle imprese produttrici.

Tra i contratti offerti in abbinamento a finanziamenti, assumono maggiore rilevanza le coperture assicurative (i) a protezione del credito, (ii) a protezione di un bene dato in garanzia e (iii) le cd. ‘polizze decorrelate’, ovvero quelle polizze che non presentano alcun collegamento funzionale con il finanziamento stesso.

L’abbinamento tra finanziamenti e polizze deve rispettare, sia la normativa in materia bancaria e assicurativa, sia la disciplina sulle pratiche commerciali scorrette nei rapporti con i consumatori.

Banca d’Italia e IVASS, in qualità di Autorità con compiti di tutela del cliente di prodotti finanziari e assicurativi, insieme all’AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato) collaborano per assicurare un adeguato livello di protezione della clientela.

A tal fine, è necessario che le condotte poste in essere assicurino la correttezza delle relazioni e l’effettiva consapevolezza dei clienti circa le caratteristiche, gli obblighi e i vantaggi derivanti dalla combinazione dei prodotti offerti.

Il quadro normativo di riferimento, per quanto riguarda la distribuzione di prodotti abbinati a finanziamenti, è stato novellato dal recepimento della direttiva n. 2016/97 (“Insurance Distribution Directive”, cd. IDD) che, in particolare, ha introdotto alcune regole di comportamento finalizzate a dare massima centralità alle esigenze della clientela nella fase di creazione del prodotto e in quella della sua successiva distribuzione.

La IDD stabilisce alcuni principi cardine che devono essere sempre assicurati: 1) l’obbligo di agire con correttezza e trasparenza e di fornire ai contraenti informazioni corrette, chiare e fuorvianti; 2) la necessità di adottare misure idonee a identificare e a gestire i conflitti di interesse e di applicare presidi organizzativi e amministrativi efficaci; 3) l’obbligo di acquisire dal contraente ogni informazione utile a identificare le richieste e le esigenze, al fine di valutare l’adeguatezza del contratto offerto (cd. “decisione informata”); 4) l’obbligo di distribuire il prodotto al cliente “target” con la finalità di garantire nel continuo il “value for money” del prodotto stesso.

Pertanto, nella costruzione dei prodotti e nella sottoscrizione degli accordi distributivi, deve essere svolta una valutazione in termini di rispondenza agli interessi dei clienti e devono essere assicurati livelli di “pricing” coerenti con le garanzie offerte e con il servizio reso nella fase del collocamento.

Inoltre, Banca d’Italia e IVASS sottolineano l’importanza che si realizzino adeguati processi di scambio di informazioni tra le imprese di assicurazione, le banche e gli intermediari finanziari al fine di assicurare la creazione di prodotti appropriati in relazione alle esigenze della clientela.