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Emergenza Covid-19: le decisioni dell’IVASS

Avv. Daniele Franzini

In data 23.3.2020 l’IVASS ha pubblicato sul proprio sito un avviso con cui ha comunicato la decisione di concedere alle compagnie assicurative una dilazione dei termini stabiliti dai Regolamenti n. 24/2008 e 41/2018.

In particolare, le compagnie sono tenute a gestire i reclami entro 75 giorni (anziché 45) e a fornire risposta alle richieste di informazioni della clientela entro 35 giorni (anziché 20).

La dilazione di entrambi i termini è temporanea poiché risponde alle difficoltà operative connesse all’attuale emergenza sanitaria.

L’IVASS ha, infine, invitato le imprese a garantire il massimo impegno nell’assistere la clientela nel più breve tempo possibile e nel miglior modo possibile.

L’offerta di prodotti abbinati a finanziamenti

Avv. Daniele Franzini

Con comunicazione del 17 marzo 2020 Banca d’Italia e IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), congiuntamente, hanno specificato che l’offerta di prodotti abbinati a finanziamenti richiede l’adozione di una serie di cautele, da un lato da parte delle banche e degli intermediari finanziari e, dall’altro lato, da parte delle imprese produttrici.

Tra i contratti offerti in abbinamento a finanziamenti, assumono maggiore rilevanza le coperture assicurative (i) a protezione del credito, (ii) a protezione di un bene dato in garanzia e (iii) le cd. ‘polizze decorrelate’, ovvero quelle polizze che non presentano alcun collegamento funzionale con il finanziamento stesso.

L’abbinamento tra finanziamenti e polizze deve rispettare, sia la normativa in materia bancaria e assicurativa, sia la disciplina sulle pratiche commerciali scorrette nei rapporti con i consumatori.

Banca d’Italia e IVASS, in qualità di Autorità con compiti di tutela del cliente di prodotti finanziari e assicurativi, insieme all’AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato) collaborano per assicurare un adeguato livello di protezione della clientela.

A tal fine, è necessario che le condotte poste in essere assicurino la correttezza delle relazioni e l’effettiva consapevolezza dei clienti circa le caratteristiche, gli obblighi e i vantaggi derivanti dalla combinazione dei prodotti offerti.

Il quadro normativo di riferimento, per quanto riguarda la distribuzione di prodotti abbinati a finanziamenti, è stato novellato dal recepimento della direttiva n. 2016/97 (“Insurance Distribution Directive”, cd. IDD) che, in particolare, ha introdotto alcune regole di comportamento finalizzate a dare massima centralità alle esigenze della clientela nella fase di creazione del prodotto e in quella della sua successiva distribuzione.

La IDD stabilisce alcuni principi cardine che devono essere sempre assicurati: 1) l’obbligo di agire con correttezza e trasparenza e di fornire ai contraenti informazioni corrette, chiare e fuorvianti; 2) la necessità di adottare misure idonee a identificare e a gestire i conflitti di interesse e di applicare presidi organizzativi e amministrativi efficaci; 3) l’obbligo di acquisire dal contraente ogni informazione utile a identificare le richieste e le esigenze, al fine di valutare l’adeguatezza del contratto offerto (cd. “decisione informata”); 4) l’obbligo di distribuire il prodotto al cliente “target” con la finalità di garantire nel continuo il “value for money” del prodotto stesso.

Pertanto, nella costruzione dei prodotti e nella sottoscrizione degli accordi distributivi, deve essere svolta una valutazione in termini di rispondenza agli interessi dei clienti e devono essere assicurati livelli di “pricing” coerenti con le garanzie offerte e con il servizio reso nella fase del collocamento.

Inoltre, Banca d’Italia e IVASS sottolineano l’importanza che si realizzino adeguati processi di scambio di informazioni tra le imprese di assicurazione, le banche e gli intermediari finanziari al fine di assicurare la creazione di prodotti appropriati in relazione alle esigenze della clientela.

Emergenza Covid-19: l’intervento di Confindustria e Associazione Bancaria Italiana

Avv. Daniele Franzini

L’emergenza sanitaria conseguente alla diffusione dell’epidemia del Covid-19 e la conseguente, ormai inevitabile, crisi economica ha portato all’intervento di Confindustria e di ABI (Associazione Italiana Bancaria), che hanno rilevato la necessità di sostenere finanziariamente “le imprese danneggiate dalla temporanea interruzione/riduzione dell’attività, al fine di evitare la perdita di capacità produttiva e relazioni commerciali”. 

Per tali motivi, Confindustria ha sottoscritto con ABI e le altre Associazioni di categoria, un Addendum per potenziare le misure dell’Accordo per il Credito siglato nel 2019.

In virtù di tale accordo, le PMI italiane “in bonis” potranno richiedere fino al 31 dicembre 2020: (i) la sospensione fino a 12 mesi del pagamento della quota capitale di mutui e leasing (in essere al 31 gennaio 2020), (ii) l’allungamento fino al 100% della durata residua del piano di ammortamento dei mutui (in essere al 31 gennaio 2020), (iii) l’allungamento fino a 270 giorni delle scadenze previste per i finanziamenti a breve, ed infine, (iv) l’allungamento fino a 120 giorni delle scadenze per il credito agrario di conduzione.

Le richieste avanzate dalle PMI dovranno essere valutate dalle banche aderenti all’iniziativa, nel rispetto delle proprie procedure e ferma restando la loro autonoma valutazione.

Emergenza Covid-19. Misure a sostegno delle Piccole e Medie Imprese

Avv. Daniele Franzini

In data 17.3.2020 è entrato in vigore il cd. Decreto “Cura Italia”, con cui sono state varate misure economiche per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Con il Decreto n. 18/2020 il Governo ha introdotto delle misure economiche a sostegno della liquidità delle piccole-medie imprese. In particolare, tali misure intervengono su due fronti principali: (i) limiti alla revoca degli affidamenti e sospensione dei mutui e (ii) potenziamento del Fondo di Garanzia per le PMI.

L’art. 56 del Decreto prevede specifiche agevolazioni finanziarie straordinarie, limitatamente alle PMI con esposizioni debitorie “in bonis” al 17 marzo 2020, e con sede legale in Italia, che comunichino (mediante apposita autocertificazione) a banche o ad intermediari finanziari di “avere subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”. In riferimento alle predette PMI, il Decreto impedisce, per tutto l’arco temporale dal 29 febbraio 2020 al 30 settembre 2020, la revoca delle aperture di credito a revoca e dei prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti (come ad esempio, linee di cassa, anticipo fatture/Export/Contratti, linee di factoring).

Inoltre, il Decreto proroga i prestiti non rateali facenti capo a tali PMI fino al 30 settembre 2020 alle medesime condizioni, unitamente ai rispettivi elementi accessori e senza necessità di alcuna formalità.

Infine, il Decreto sospende fino al 30 settembre 2020 il pagamento delle rate di finanziamenti e dei canoni di leasing. In virtù di tale sospensione, il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione sarà dilazionato in modo tale da scongiurare nuovi o maggiori oneri a carico di entrambe le parti.

L’art. 49 del Decreto riguarda, invece, il potenziamento del Fondo di Garanzia per le PMI. Il Decreto prevede che per la durata di  9 mesi (dal 17 marzo 2020 al 17 dicembre 2020) la garanzia del Fondo è gratuita, di conseguenza, è sospeso l’obbligo di versamento delle commissioni per l’accesso.

L’importo massimo garantito per singola impresa è aumentato a 5 milioni di euro con una percentuale di copertura per la garanzia diretta dell’80% e per la riassicurazione del 90% dell’importo garantito da Confidi o altri fondi di garanzia.

Assegno sottoscritto da un amministratore di s.p.a.

Avv. Daniele Franzini

L’assegno sottoscritto dall’amministratore di una s.p.a., dal quale emerge il collegamento con l’ente (apposizione timbro sociale, indicazione espressa della carica ricoperta ecc.), comporta l’assunzione dell’obbligazione da parte della società, ex artt. 11 e 14 della Legge degli Assegni.
La Banca, di conseguenza, non può addebitare la somma sul conto corrente dell’amministratore.

Lo ha stabilito la Sesta Sezione Civile della Cassazione, con sentenza n. 3070 del 10.2.2020.

Pagamento del titolo di credito. La banca e’ obbligata ad attivarsi per impedire il protesto

Avv. Daniele Franzini

La Banca che ha ricevuto mandato di pagamento di una cambiale, al momento dell’atto solutorio, ha l’obbligo di intervenire sul processo di levata del protesto.
Ove tale meccanismo non possa essere più interrotto, l’istituto di credito deve avvisare il mandante, per consentirgli di accedere alla procedura di cancellazione, ex art. 12 della legge n. 349 del 1973.

Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 2549 del 4.2.2020.

In particolare, la Corte ha stabilito che, nel caso in cui la Banca riceva mandato di pagamento di una cambiale, con l’atto solutorio scatta l’obbligo di intervenire sul processo di levata del protesto e, ove ciò non sia possibile per lo stato avanzato dello stesso, deve avvisare immediatamente il mandante, per permettergli di accedere alla cancellazione del protesto.

Se la banca non adempie in questi termini, afferma la Corte, è contrattualmente responsabile, configurandosi una responsabilità, per condotta omissiva, atteso che l’istituto di credito è tenuto a comunicare al Pubblico Ufficiale il venir meno del presupposto per elevare il protesto, ovvero il mancato pagamento della cambiale. Trattasi di responsabilità di natura contrattuale, implicante l’obbligo della banca di attivarsi immediatamente per impedire la levata del protesto, derivante comunque dalla clausola generale della buona fede oggettiva o correttezza, ex art. 1175 c.c., quale criterio determinativo ed integrativo della prestazione contrattuale, che impone il compimento di quanto utile e necessario alla salvaguardia degli interessi della controparte.

E’ indubitabile, ha altresì statuito la Corte, che l’istituto di credito, accettando sic et simpliciter il pagamento del titolo con addebito in conto corrente (peraltro con valuta del giorno della sua scadenza), nonostante il ritardo, peraltro minimo, rispetto alla stessa scadenza, ingeneri nel debitore il ragionevole affidamento che con l’intervenuta estinzione del debito sarebbe venuto meno ogni rischio dell’elevazione del protesto.

Pertanto la Corte ha stabilito il seguente principio di diritto: “Gli obblighi di diligenza che gravano su una banca cui sia stato conferito mandato al pagamento di una cambiale, impongono, una volta avvenuto l’atto solutorio, di attivarsi immediatamente per intervenire sul processo di levata del protesto, e, ove tale meccanismo si trovi ad una fase così avanzata da non poter essere più interrotto, di avvisare prontamente il mandante al fine di consentirgli di accedere tempestivamente alla procedura di cancellazione del protesto, secondo quanto previsto dall’art. 12 L. n. 349 del 1973, salvo in ogni caso l’obbligo per la banca – ove sia intervenuta comunque la levata del protesto – di restituire la provvista utilizzata per l’operazione non andata a buon fine”.

Conto corrente e diritto al rendiconto

Avv. Daniele Franzini

Il titolare di un conto corrente ha sempre diritto ad ottenere dalla banca il rendiconto, anche in sede giudiziaria ed attraverso qualunque mezzo idoneo, compreso l’ordine di esibizione.

Il cliente per esercitare tale diritto, deve fornire la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione ex artt. 210 c.p.c. e 119 TUB, in quanto la legge concede una facoltà che non è soggetta a restrizioni.
Pertanto, l’intermediario ha un dovere di protezione nei confronti del cliente, consistente nel fornire supporti documentali alla propria clientela.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 31650 del 4.12.2019.

Deposito titoli in amministrazione. Responsabilita’ della banca

Avv. Daniele Franzini

Nel caso di esercizio del diritto di opzione su azioni che si trovino depositate presso la banca, questa ha l’obbligo di chiedere in tempo utile al cliente, che ne è titolare, istruzioni al fine di esercitare la vendita dei diritti di opzione, ai sensi dell’art. 1838, comma 2, c.c..

Solamente nell’ipotesi in cui la banca abbia avvertito il cliente senza tuttavia ricevere istruzioni, la stessa sarà tenuta a vendere i diritti di opzione. Tuttavia, la banca è tenuta a sincerarsi della circostanza che il cliente abbia realmente ricevuto la comunicazione, altrimenti lederebbe il suo diritto di opzione sulle azioni.

Lo ha stabilito il Tribunale di Verona con la sentenza del 26 novembre 2019.

Violazione del limite di finanziabilita’. Nullita’ del mutuo fondiario

Avv. Daniele Franzini

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 TUB (fissata nell’80% del valore dei beni ipotecati) e alle conseguenti disposizioni regolamentari, comporta in via diretta la nullità dell’intero contratto di mutuo fondiario.

Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 31057 pubblicata il 27 novembre 2019.

La Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi circa il ricorso proposto dalla curatela fallimentare, che aveva contestato la nullità della domanda di insinuazione in prelazione ipotecaria al passivo presentata dall’istituto di credito.

Nel caso sottoposto all’esame della Corte, il curatore aveva contestato la domanda di ammissione al passivo per nullità del contratto di mutuo fondiario ex art. 1418 c.c., per violazione dell’art. 38 TUB  e della delibera CICR del 22.4.1995 e interessi eccedenti quelli legali.

Come è noto, il mutuo fondiario è un finanziamento concesso dalle banche a medio e lungo termine garantito da ipoteca di primo grado sugli immobili. Per tale operazione, il combinato disposto dell’art. 38 comma 2 TUB e dell’art. 1 della delibera CICR del 22.4.1995 prevede una percentuale massima di finanziabilità, fissata nell’80% del valore dei beni ipotecati.

Nel caso di specie, a seguito della decisione presa dal giudice delegato, che aveva negato al credito il rango di credito privilegiato, la Banca aveva proposto opposizione ex art. 98 Legge Fallimentare avanti il Tribunale di Siena.

In parziale riforma del provvedimento opposto, il Tribunale ha riconosciuto il rango ipotecario alla pretesa avanzata dalla Banca esclusivamente nei limiti dell’80% del valore del bene di riferimento, osservando in particolare che “se la legge prevede un limite dell’importo del credito garantito, detto limite si ripercuote sull’ipoteca e ne determina l’illegalità, limitata tuttavia alla somma superiore”.

Con il primo motivo proposto in Cassazione, il curatore ha sostenuto la nullità dell’intero mutuo fondiario che non rispetti il limite dell’80% del finanziamento rispetto al valore dell’immobile dato in ipoteca, evidenziando che quando la nullità colpisce un elemento essenziale del contratto (pur se solo in parte) la propagazione della nullità all’intero contratto avviene in via automatica.

La Suprema Corte ha così ritenuto fondato il primo motivo, ribadendo un ormai consolidato orientamento della Corte, secondo cui “il mancato rispetto del limite di finanziabilità, di cui all’art. 38 TUB e alle conseguenti disposizioni regolamentari, comporta in via diretta la nullità dell’intero contratto”.

Il conto in negativo non può essere compensato con titoli

Avv. Daniele Franzini

Il cliente di una banca che ha un conto corrente in negativo non può compensare il suo debito con i titoli depositati presso la banca.

Non è, infatti, configurabile la compensabilità propria e impropria del conto in negativo con titoli, stante la mancanza del presupposto necessario della liquidità posto che un “credito di titoli”, per sua natura, diventa credito liquido ed esigibile soltanto con la vendita dei titoli stessi, non potendo la compensazione essere compiuta con riferimento al valore di stima.

Lo ha stabilito la VI Sezione Civile della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 28875 pubblicata in data 8.11.2019.