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Consegna della documentazione bancaria al cliente

Avv. Daniele Franzini

Il fondamento dell’obbligo di consegna della documentazione inerente un contratto, gravante sull’istituto bancario, risiede nel principio di buona fede contrattuale, cui è ispirata la legislazione in tema di intermediazione finanziaria.
Il diritto alla consegna di copia dei contratti è un diritto autonomo del cliente, specifico, nascente dall’obbligo da parte dell’intermediario finanziario di eseguire il contratto secondo buona fede.

Appare giustificato il ricorso alla procedura monitoria per consegna di documenti ex art. 633 c.p.c., ove si prevede che il giudice possa pronunciare ingiunzione di consegna di cosa mobile determinata, essendo la modulistica di un contratto di finanziamento una cosa mobile determinata che preesiste all’ordine di consegna.
In caso di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto l’ingiunzione di consegna della modulistica contrattuale richiesta dal cliente, va dichiarata inammissibile la domanda riconvenzionale formulata dalla banca opponente di accertamento del residuo credito asseritamente vantato con contestuale domanda di condanna dell’opposto al suo pagamento.
Non è ravvisabile alcuna comunanza di situazione o di rapporto giuridico tale da giustificare il simultaneus processus tra la domanda proposta dal cliente in sede monitoria (richiesta di documenti ex art. 119 TUB) e la domanda riconvenzionale proposta dalla banca in sede di opposizione (accertamento del residuo credito e conseguente condanna dell’opposto al pagamento al relativo pagamento).

Lo ha stabilito il Tribunale di Bari con sentenza n. 4272 del 16.10.2018.

Estratto conto della banca. Efficacia probatoria

Avv. Daniele Franzini

In materia di rapporti di conto corrente, se l’estratto conto prodotto dalla banca non risulta debitamente comunicato al correntista o dallo stesso è stato tempestivamente contestato, ai sensi dell’articolo 1832 c.c., il documento perde il valore probatorio privilegiato previsto da tale norma, ma è comunque prudentemente apprezzabile dal giudice come elemento di prova, a mente degli articoli 115 e 116 del codice di procedura civile.

Lo ha stabilito la terza sezione civile della Cassazione, con la sentenza n. 22551 del 25 settembre 2018.

Secondo gli Ermellini, la violazione dell’articolo 2697 c.c. si configura quando il giudice di merito applica la regola di giudizio fondata sull’onere della prova in modo erroneo, cioè attribuendo l’onus probandi in capo a una parte diversa da quella che ne era onerata, sulla base della differenza fra fatti costitutivi ed eccezioni.

Detta violazione può, invece, essere dedotta come vizio di legittimità solo denunciando che il giudice ha dichiarato espressamente di non dover osservare la regola contenuta nella norma, ovvero ha giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli, fermi restando il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio.

Pertanto, non viola la norma del codice la decisione del giudice di merito che, nel valutare le prove proposte dalle parti, ha attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre.

Tale attività valutativa, infatti, rientra fra i poteri riconosciuti al giudice di merito dall’art. 116 c.p.c. (difatti rubricato “valutazione delle prove”), che si può assumere violato solamente quando i principi del libero convincimento e del prudente apprezzamento siano disattesi in assenza di una deroga normativamente prevista, ovvero, all’opposto, venga valutata secondo prudente apprezzamento una prova o una risultanza probatoria soggetta a un diverso regime.

Banca d’Italia: sanzioni all’amministratore di una SGR

Avv. Daniele Franzini

E’ legittima la sanzione pecuniaria comminata dalla Banca d’Italia nei confronti dell’amministratore di una SGR – per plurime e gravi criticità in termini di esposizione dell’intermediario ai rischi strategici, legali e reputazionali e scarsa trasparenza dell’azione della compagine amministrativa – anche se l’incarico in Consiglio è durato soltanto pochi mesi ed era privo di deleghe operative.

Né viene in rilievo un possibile bis in idem, rispetto al coevo procedimento penale, o il principio del favor rei, riguardo le successive modifiche normative, vista la natura indiscutibilmente amministrativa delle sanzioni.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24723 del 8.10.2018.

Nullità degli ordini di investimento

Avv. Daniele Franzini

La Corte di Cassazione torna ad occuparsi di nullità nei contratti-quadro di investimento. Con l’ordinanza interlocutoria n. 23927 del 2 ottobre scorso, la I Sezione ha rimesso la causa al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione relativa alla c.d. nullità selettiva dei singoli ordini di investimento.

Alle sezioni unite il compito di stabilire se la nullità del contratto quadro, eccepita dall’investitore che è l’unico titolato a farlo, si ripercuota su tutte le operazioni eseguite sulla base dell’atto negoziale viziato o sia limitata alle sole operazioni di investimento indicate dall’investitore, in un’ottica di nullità di protezione tale da consentire al cliente di annullare solo alcune operazioni.

Di contro, è stata rilevata l’esigenza di scongiurare un utilizzo opportunistico della normativa da parte dell’investitore, che potrebbe portare la Corte ad affermare la possibilità per l’intermediario di opporre un’eccezione di dolo generale in tutte le ipotesi in cui il cliente, evidentemente in mala fede, proponga una nullità selettiva per le sole operazioni che abbiano avuto un esito negativo.

Per i giudici si tratta di una questione di particolare importanza, nella quale temi specifici di contrattazione finanziaria, incrociano profili più generali di diritto delle obbligazioni: regime delle nullità di protezione, sanabilità del negozio nullo, opponibilità delle eccezioni di correttezza e buona fede. La difficile ricerca di un punto di equilibrio tra le opposte esigenze in gioco, di garanzia degli investimenti fatti dai clienti e di tutela dell’intermediario, anche in relazione alla certezza dei mercati degli investimenti finanziari, ha quindi indotto i giudici a chiedere l’intervento delle Sezioni unite.

Conto corrente con apertura di credito – Onere della prova

Avv. Daniele Franzini

Soltanto attraverso gli estratti conto è possibile ricostruire i rapporti dare e avere tra le parti; in loro assenza deve ritenersi, in quanto alla stregua di qualsiasi soggetto che pretenda di vantare un credito, la Banca, trattandosi di un credito costituito dal saldo delle partite dare/avere tra le parti, dovrà indicare le annotazioni contabili degli addebiti e degli accrediti, comprese quelle per interessi commissione e così via.
Detta regola vale anche per i fideiussori quando il contratto di garanzia stipulato non contenga la clausola di rinuncia alle eccezioni ai sensi dell’art. 1945 c.c..

Lo ha stabilito il Tribunale Pescara con sentenza del 22 Agosto 2018.

 

Nullità delle clausole anatocistiche

Avv. Daniele Franzini

Il correntista può far accertare la nullità delle clausole anatocistiche sugli interessi anche prima della chiusura del conto.La rideterminazione delle poste attive e passive consente di evitare annotazioni illegittime per il futuro e di aumentare l’affidamento concesso al correntista, il quale può far accertare la nullità delle clausole anatocistiche sugli interessi anche prima della chiusura del conto corrente. La rideterminazione immediata delle poste attive e passive consente di evitare annotazioni illegittime per il futuro e di aumentare l’affidamento bancario a lui concesso.Queste le statuizioni rese della sesta sezione civile della Cassazione con l’ordinanza n. 21646/18 del 5 settembre u.s..Il correntista ha chiesto al Tribunale l’accertamento della nullità di clausole anatocistiche dei contratti di conto corrente intercorsi tra le parti e regolanti un rapporto di lunga durata, domandando altresì di verificare il dare e avere relativo al conto in essere con scomputo degli interessi anatocistici e di determinare la somma che lo stesso istante aveva indebitamente versato alla banca a quel titolo.Il Tribunale ha accolto la domanda ma la Corte d’appello ha poi riformato la decisione osservando che la domanda di ripetizione dell’indebito presupponeva un precedente pagamento e che alla data dell’introduzione del giudizio il rapporto di conto corrente era ancora in corso.La Suprema Corte, da parte sua, ha chiarito che il correntista, in una situazione quale quella in esame, contrassegnata dall’assenza di rimesse solutorie da lui eseguite, ha comunque un interesse di sicura consistenza e che si accerti, prima della chiusura del conto, la nullità o validità delle clausole anatocistiche, l’esistenza o meno di addebiti illegittimi operati in proprio danno e, da ultimo, l’entità del saldo parziale ricalcolato, depurato delle appostazioni che non potevano aver luogo.

Apertura di credito ipotecaria. Nullità

Avv. Daniele Franzini

E’ privo di efficacia esecutiva il contratto di apertura di credito ipotecaria che, sebbene stipulato per atto pubblico, non offra la prova della somma effettivamente utilizzata dal beneficiario a fronte dell’importo astrattamente messogli a disposizione, sì da consentire la determinazione del credito restitutorio solo da scritture contabili di formazione successiva, priva di valenza esecutiva.

Lo ha stabilito il Tribunale di Bari con sentenza del 10 luglio 2018.

Sollecitazione al pubblico risparmio

Avv. Daniele Franzini

In tema di sollecitazione al pubblico risparmio, la responsabilità per violazione delle regole destinate a disciplinare il prospetto informativo che correda l’offerta di prodotti finanziari ha natura aquiliana, essendo tali regole volte a tutelare un insieme ancora indeterminato di soggetti ed a consentire a ciascuno di essi la corretta percezione dei dati occorrenti al compimento di scelte consapevoli, non essendo ancora configurabile, al momento dell’emissione del prospetto, un contatto sociale con i futuri eventuali investitori.

Lo ha stabilito la Suprema Corte con sentenza del 14 Giugno 2018, n. 15707.

Swap: la mancanza dell’alea non comporta nullità del contratto

Avv. Daniele Franzini

Non è nullo il contratto di swap per vizio di causa legata alla mancanza dell’alea, che non emerga alla stregua del testo contrattuale valutato ex ante. Sostenere la tesi contraria possiede in sé la stessa fondatezza che avrebbe la tesi della nullità del contratto di assicurazione per il rischio di incendio o di terremoto, che costituiscono normalmente eventualità remote alquanto, una volta che l’incendio o il terremoto non abbiano avuto luogo. Insomma, i contratti aleatori sono previsti dall’ordinamento e non vanno certo incontro in sé stessi ad un giudizio di immeritevolezza.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza del 13 luglio 2018, n. 18724.

Secondo gli Ermellini, è facile valutare come «pressoché impossibile» l’aumento dei tassi di interesse, quando, alla scadenza del periodo di riferimento, un incremento non vi sia stato: ben più difficile è preconizzare in anticipo ciò che accadrà, per il che — per l’appunto — viene stipulato il contratto swap con funzione di copertura delle possibili oscillazioni dei tassi di interesse, oscillazioni che, nella comune esperienza, non sono affatto nè impossibili, né necessariamente lievi.

È fortemente opinabile, poi, aggiunge la Corte, se il giudizio di meritevolezza possa essere impiegato a fini di riequilibrio equitativo del contratto, ma certo — ammesso che ciò sia possibile — l’operazione va almeno compiuta secondo una valutazione operata ex ante, non ex post, sì da giudicare meritevoli i contratti di swap in cui l’investitore ha guadagnato e immeritevoli quelli in cui ha perso.

Validi i contratti bancari monofirma

Avv. Daniele Franzini

La valida stipula dei contratti bancari non esige la sottoscrizione del documento contrattuale da parte della banca, il cui consenso si può desumere alla stregua di atti o comportamenti alla stessa riconducibili, sicché la conclusione del negozio non deve necessariamente farsi risalire al momento in cui la scrittura privata che lo documenta, recante la sottoscrizione del solo cliente, sia prodotta in giudizio da parte della banca stessa.

Lo ha stabilito la Suprema Corte con l’ordinanza del 4 giugno 2018 n. 14243.

Con la pronuncia in esame, la Suprema Corte ha applicato ai contratti bancari il principio – recentemente stabilito dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 898 del 16.1.2018 in materia di contratti di intermediazione finanziaria – in base al quale il requisito della forma scritta del contratto-quadro, relativo ai servizi di investimento di cui all’art. 23 t.u.f., deve ritenersi rispettato quando il contratto è redatto per iscritto, ne viene consegnata una copia al cliente ed è sottoscritto dall’investitore, mentre non è necessaria la sottoscrizione anche dell’intermediario, il cui consenso si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti.

Secondo i giudici di legittimità, infatti, l’art. 117 del t.u.b., nel prevedere che “[i] contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato al cliente”, contiene una formulazione del tutto sovrapponibile a quella dell’art. 23 del t.u.f..

Più in generale, inoltre, anche nei contratti bancari la scelta legislativa è orientata a favorire la conoscenza del contenuto del regolamento contrattuale da parte del cliente. Tale scopo si considera raggiunto quando il documento contrattuale viene sottoscritto e consegnato al cliente, mentre il dato della sottoscrizione dell’intermediario risulta “assorbito” e, quindi, privo di rilievo.

Gli Ermellini spiegano poi come, dalla non necessarietà della sottoscrizione della banca per il valido perfezionamento del contratto bancario, si ricava che la certezza della data, ex art. 2704 c.c., possa essere conseguita non solo con la produzione in giudizio del documento, ma anche in un momento antecedente ed indipendentemente da tale evenienza, purché sia desumibile da evidenze comprovanti, in modo univoco, che il contratto, documentato dalla scrittura privata recante la proposta della banca firmata dal cliente, sia stato concluso prima di quel momento.