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Il Garante svedese sanziona Google con una multa da 7 milioni di Euro per violazione del diritto all’oblio

Avv. Vincenzo Colarocco

Il Garante privacy svedese ha avviato due istruttorie, rispettivamente nel 2017 e nel 2018, volte a verificare la compliance di Google in relazione alla gestione delle richieste provenienti dagli utenti interessati per l’esercizio del diritto all’oblio. All’esito di tali istruttorie, il Garante ha ritenuto violate le disposizioni del GDPR (in particolare, dell’art. 17) ed ha dunque comminato una sanzione di 7 milioni di Euro al motore di ricerca. Anzitutto il Garante ha rilevato che il delisting richiesto non era stato completamente posto in essere in due specifici casi e ha dunque aperto una nuova indagine di follow-up conclusasi con la rilevazione di una pratica non ammessa. Da quanto emerso, infatti, quando Google, in accoglimento della richiesta dell’interessato, rimuove un risultato dalle ricerche ne dà notizia al titolare del sito web su cui tale notizia è stata pubblicata: ciò permette ai titolari di ripubblicare la pagina web in questione su un altro indirizzo web che, dunque, ri-apparirà poi in una ricerca sul motore di Google, con ogni conseguente pregiudizio per il diritto espressamente riconosciuto dalla normativa comunitaria.

La tutela effettiva del diritto all’oblio: Google dovrà effettuare la deindicizzazione globale

Avv. Vincenzo Colarocco

Il Garante per la privacy con il provvedimento del 21.12.2017 ha ordinato a Google di deindicizzare gli URL riguardanti informazioni offensive della dignità e reputazione di un cittadino italiano, da tutti i risultati di ricerca forniti sia nelle versioni europee che nelle versioni extraeuropee. Nel caso di specie venivano diffusi sulla rete internet messaggi o brevi articoli anonimi pubblicati su forum o siti amatoriali ove erano riportate anche informazioni ritenute false sullo stato di salute dell’interessato e su gravi reati connessi alla sua attività di professore universitario.

A fondamento di questa decisione il Garante ha ritenuto che la “perdurante reperibilità” sul web di contenuti “sproporzionatamente negativi” che incidono sulla sfera dell’interessato, “anche in ragione del trattamento di dati potenzialmente sensibili” è in contrasto anche con i principi contenuti nelle Linee Guida dei Garanti Europei del 26.11.2014 sull’attuazione della sentenza Google Spain. Pertanto, le informazioni che toccano potenzialmente una moltitudine di aspetti della vita privata e presenti nei motori di ricerca – indipendentemente dalla versione territoriale degli stessi- non possono giustificare il semplice interesse economico del gestore nel trattamento dei dati. Infatti, i Garanti individuano nel trattamento di dati sulla salute uno dei criteri maggiori da considerare per un corretto bilanciamento tra il diritto all’oblio e il dovere all’informazione.