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Decreto rilancio: contratti bancari e assicurativi

Il consenso del cliente ora può essere espresso mediante posta elettronica non certificata o con altro strumento idoneo. La novità, introdotta dal Decreto Rilancio, riguarda i contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi di investimento, di adesione ad organismi di investimento collettivo del risparmio e assicurativi. Tale modalità di comunicazione è utilizzabile anche in relazione alla documentazione informativa.
 
Cosa prevede la norma

Come già anticipato in un precedente articolo, il Decreto Liquidità aveva introdotto alcune semplificazioni in materia di sottoscrizione di contratti bancari e assicurativi con la clientela al dettaglio.

Ora, l’art. 33 del Decreto Rilancio estende dette semplificazioni alla sottoscrizione di contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi di investimento, di adesione ad organismi di investimento collettivo del risparmio e assicurativi, e altresì alla consegna della documentazione contrattuale e informativa.

La disposizione ha, tuttavia, carattere eccezionale e temporaneo, in quanto si riferisce ai soli contratti (e alla relativa documentazione informativa) sottoscritti nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore del predetto Decreto (19 maggio 2020) e il termine dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri (ad oggi, 31 luglio 2020).  

Tuttavia, a differenza della norma contenuta nel Decreto Liquidità, l’art. 33 non fa distinzione tra tipologie di clientela e si applica, dunque, ai contratti conclusi sia dai clienti al dettaglio sia dai clienti professionali.

Il Decreto stabilisce espressamente che il consenso prestato dal cliente mediante posta elettronica ordinaria o altro strumento idoneo è pienamente valido ai fini della forma scritta richiesta dall’art. 23 TUF ed ha l’efficacia probatoria di cui all’art. 2702 c.c..

Analogamente da quanto precedentemente disposto nel Decreto Liquidità, la comunicazione del consenso deve (i) essere accompagnata da copia di un documento di riconoscimento valido, (ii) fare riferimento ad un contratto identificabile in modo certo e (iii) essere conservata unitamente al contratto medesimo con modalità che ne garantiscano la sicurezza, l’integrità e l’immodificabilità.

Le semplificazioni possono essere utilizzate dal cliente anche per aderire ad offerte al pubblico di prodotti e strumenti finanziari, per sottoscrivere quote e azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio e, infine, per esercitare i diritti previsti dalla legge o dal contratto stesso. 

La consegna della documentazione

L’obbligo di consegna di copia del contratto e della relativa documentazione può essere adempiuto anche con la messa a disposizione del cliente su ‘supporto durevole’. Resta fermo l’obbligo di consegna alla prima occasione utile successivamente alla fine del periodo di emergenza.

Destinatari

A differenza di quanto previsto dal Decreto Liquidità, l’art. 33 del Decreto Rilancio si applica ai rapporti contrattuali relativi a tutte le categorie di clienti, non solo alla ‘clientela al dettaglio’.

Tuttavia, la Relazione Illustrativa al predetto Decreto ha specificato che tale disciplina “opera principalmente nell’interesse della clientela al dettaglio, potenzialmente più esposta alle limitazioni imposte dalla crisi nell’accesso ai servizi finanziari, in quanto non sempre in possesso delle dotazioni e strumentazioni informatiche e telematiche necessarie alla conclusione a distanza dei relativi contratti”.

La finalità

La disposizione sopra descritta ha certamente la finalità di agevolare la conclusione di contratti bancari ed assicurativi, attraverso l’introduzione di modalità semplificate di scambio del consenso e di informativa. In tal modo gli investitori hanno la possibilità di continuare ad avere accesso ai servizi e ai prodotti finanziari.

Allo stesso tempo viene conferita una certezza giuridica ai contratti conclusi durante il periodo emergenziale, eliminando (o per lo meno attenuando) il rischio che questi risultino affetti da nullità.

Tuttavia, il delicato ambito di operatività della disposizione necessita dell’adozione di specifiche cautele da parte degli intermediari, trattandosi di contratti per la cui validità è prevista la forma scritta ad substantiam

Avv. Daniele Franzini

Covid-19 e proroga dei termini di notifica degli atti impositivi

Il Decreto Rilancio proroga i termini per la notifica degli atti impositivi che scadono nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 31 dicembre 2020. In particolare, non si deve tenere conto del periodo di sospensione prescritto dal Decreto Cura Italia pari a 85 giorni. La norma opera con riferimento agli atti di accertamento, di contestazioni, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e di liquidazione relativi ad atti o imposte aventi i termini di decadenza suindicati.
 
Cosa prevede la norma        

Gli atti impositivi dovranno essere emessi dall’ente impositore entro il 31 dicembre 2020 e successivamente notificati tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2021, in deroga agli ordinari termini di decadenza.

Inoltre, per gli atti e le comunicazioni interessati dalla proroga dei termini, non saranno dovuti gli interessi per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di notifica.

Esclusione dalla norma e termine di decadenza

La norma opera con riferimento agli atti di accertamento, di contestazioni, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e di liquidazione relativi ad atti o imposte aventi i termini di decadenza suindicati.

Sono invece esclusi gli atti caratterizzati da indifferibilità e urgenza (come le contestazioni di frodi fiscali), gli atti che prevedono la comunicazione di una notizia di reato, gli atti conseguenti l’applicazione di provvedimenti cautelari e, infine, i casi in cui l’emissione dell’atto è funzionale all’adempimento.

E’, altresì, prorogato di un anno il termine di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alle dichiarazioni presentate nel 2018, le dichiarazioni dei sostituti di imposta presentate nel 2017 e le dichiarazioni presentate negli anni 2017 e 2018.

Obiettivo della norma

La novità così introdotta dal Decreto Rilancio, almeno nelle intenzioni, prova a favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali, in considerazione delle difficoltà connesse all’emergenza Covid-19 per i contribuenti. Ciò anche al fine di evitare la concentrazione di notifiche nei confronti di questi ultimi nel periodo immediatamente successivo al termine del periodo di crisi.

Avv. Daniele Franzini

Decreto Rilancio: le nuove misure di sostegno alle imprese

Nella nuova fase di ripresa economica, il Decreto Rilancio stanzia 55 miliardi di euro con misure volte al sostegno alle imprese ed agli altri operatori economici con partita IVA. L’obiettivo è quello di rispondere alle esigenze delle imprese e dei lavoratori colpiti dalla crisi economica causata dal Covid-19. Questi i principali interventi.
 
Incremento Fondo di Garanzia per le PMI

Il Decreto Rilancio finanzia con 4 miliardi il Fondo di Garanzia per le PMI, la cui dotazione finanziaria era già stata potenziata dal Decreto Liquidità, per un totale di circa 7 miliardi. 

Ricapitalizzazione delle imprese

Le società, con un fatturato annuo compreso tra i 5 e i 50 milioni di euro, possono ottenere un credito d’imposta del 20% del conferimento effettuato per l’aumento del capitale sociale.

Per poterne beneficiare, l’aumento di capitale deve essere a pagamento e integralmente versato. Inoltre, deve essere stato deliberato ed eseguito dopo l’entrata in vigore del decreto.

Costituzione del Patrimonio Rilancio

Il decreto autorizza Cassa Depositi e Prestiti alla costituzione di un patrimonio destinato c.d. “Patrimonio Rilancio”. A detto patrimonio sono infatti apportati beni e rapporti giuridici dal Ministero dell’economia e delle finanze. Le risorse saranno utilizzate per il rilancio del sistema economico produttivo italiano.

Nel dettaglio, possono beneficiare del patrimonio destinato società per azioni che hanno sede legale in Italia e che presentano un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro, eccetto  quelle che operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo.

Contributi a fondo perduto

Il decreto introduce contributi a fondo perduto (pari a 6 miliardi) a favore di società e lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, con fatturato/ricavi inferiori a 5 milioni di euro nell’ultimo periodo di imposta. 

Tale contributo, in particolare, può essere richiesto da colui che dimostra di avere avuto un fatturato nel mese di aprile 2020 inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato del mese di aprirle 2019. Quei soggetti, invece, che hanno iniziato l’attività a partire dal 1 gennaio 2019, possono richiedere il contributo anche in assenza del requisito del calo del fatturato.

Infine, il contributo non concorrerà alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e sarà erogato dall’Agenzia delle Entrate.

Pagamento dei debiti della PA

Il decreto stanzia 12 miliardi di euro per i debiti commerciali degli enti locali, delle Regioni e delle Province autonome nei confronti delle imprese.

Avv. Daniele Franzini