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Covid-19: l’inadempienza del promittente venditore

Il Decreto Cura Italia dispone che in caso di inadempimento totale o parziale delle obbligazioni contrattuali deve essere sempre valutata l’inosservanza delle disposizioni straordinarie adottate per l’emergenza Covid-19. Tale disposizione si applica anche nell’ipotesi in cui il promittente venditore non adempia il preliminare a causa del lockdownLo ha stabilito il Tribunale di Verona, Sez. III Civile, con il decreto di rigetto del ricorso per decreto ingiuntivo del 8.7.2020.
 
Cosa stabilisce il Decreto Cura Italia

L’art. 91 del Decreto Cura Italia, convertito con la l. 24 aprile 2020 n. 27, prevede una particolare ipotesi di esclusione di responsabilità del debitore. In particolare, essa stabilisce che il rispetto delle misure di contenimento da Covid-19 è sempre valutata (dal giudice) ai fini dell’esclusione della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti durante il periodo di emergenza epidemiologica.

La vicenda

Il promissario acquirente proponeva ricorso per ingiunzione innanzi al Tribunale di Verona per chiedere la rifusione del doppio della caparra e delle spese dovute all’agenzia immobiliare per l’attività di intermediazione prestata, nei confronti del promittente venditore che non aveva adempiuto il preliminare alla data pattuita.

Il preliminare prevedeva che, in caso di mancato rispetto del termine concordato, il contratto si sarebbe risolto automaticamente e la parte inadempiente avrebbe dovuto pagare le spese di agenzia e il doppio della caparra.

Dopo avere ricevuto la convocazione davanti al notaio per il giorno 30.4.2020, il promissario venditore rifiutava la stipula in quanto la figlia, comproprietaria dell’immobile e residente in Piemonte, era impossibilitata a raggiungere il comune dove doveva essere stipulato l’atto, a causa delle limitazioni agli spostamenti introdotte dal Governo.

La decisione del Tribunale di Verona

Il Tribunale di Verona, nella persona del Giudice dott. Massimo Vaccari, ha rigettato il ricorso per ingiunzione proposto dai promissari acquirenti, ritenendo fondata la giustificazione resa dal resistente (promissario venditore), in quanto il dpcm del 17.5.2020 vietava fino al 2.6.2020 gli spostamenti tra regioni, salvo quelli dovuti a “ragioni di lavoro, assoluta urgenza ovvero per motivi di salute propri o di un parente stretto che ne abbia necessità”.

Il Giudice ha ritenuto che trovasse applicazione la disposizione di cui all’art. 91 del Decreto Cura Italia che, essendo norma di portata generale, riguarda anche le obbligazioni di carattere pecuniario.

Di conseguenza, il promittente venditore non poteva considerarsi inadempiente al contratto preliminare, in quanto l’inosservanza del termine fissato per la stipula del definitivo era stata determinata dalla necessità di osservare le misure imposte dal Governo.

Avv. Daniele Franzini
 

Covid-19: inadempimento e protesto del debitore

La normativa emergenziale ha introdotto regole di garanzia volte a tutelare i soggetti emittenti assegni durante la crisi economica determinata dalla pandemia. In tale momento storico, infatti, il titolo di credito rimane spesso non pagato a causa delle difficoltà economiche del debitore, che rischia di essere protestato.
 
Cosa significa “protesto”

Il protesto, come noto, è un atto formale con il quale un pubblico ufficiale attesta il mancato pagamento della somma indicata in una cambiale, un vaglia cambiario o un assegno bancario o postale (c.d. “titoli di credito”). Tale atto formale è oggetto di pubblicità, mediante l’iscrizione nel Registro informatico dei protesti, proprio al fine di proteggere coloro i quali intrattengono rapporti economici con il soggetto protestato.

La pubblicità ha un effetto sanzionatorio in quanto impedisce al soggetto protestato l’accesso al credito.

Cosa prevede la norma

Il Decreto Cura Italia stabilisce che il rispetto delle misure di contenimento da Covid-19 è sempre valutata (dal giudice) ai fini dell’esclusione della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.

Un’interessante ricostruzione del Tribunale di Bologna

Con l’ordinanza del 4.6.2020, il Tribunale di Bologna, pronunciandosi nell’ambito di un giudizio cautelare, ha inibito alla parte resistente “di porre all’incasso o di girare a terzi le cambiali, con scadenza i giorni 30 giugno 2020, 30 luglio 2020, 30 agosto 2020” e altresì “di sottoporre tali cambiali a protesto, di richiedere protesto, di consentire che terzi, presso cui abbiano posto all’incasso tali cambiali, sottopongano a protesto la debitrice”.

Il Tribunale ha pertanto ricondotto il “periculum in mora” nella situazione di mancanza di liquidità dovuta al periodo emergenziale e alle difficoltà di pagamento dei titoli di credito.

In alcuni casi infatti l’inadempimento da parte del debitore condurrebbe al protesto delle cambiali, con la conseguenza che il soggetto sarebbe inserito nella lista dei “cattivi pagatori”, subendo pertanto un pregiudizio in alcuni casi ingiustificato in relazione alla situazione concreta.

Dunque, secondo la ricostruzione del giudice bolognese, la normativa emergenziale non introdurrebbe una nuova causa di estinzione dell’obbligazione o un’ipotesi di inesigibilità, ma si limiterebbe ad escludere la responsabilità del debitore, purché l’inadempimento abbia un legame eziologico con la pandemia.

Avv. Daniele Franzini

Covid-19 e proroga dei termini di notifica degli atti impositivi

Il Decreto Rilancio proroga i termini per la notifica degli atti impositivi che scadono nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 31 dicembre 2020. In particolare, non si deve tenere conto del periodo di sospensione prescritto dal Decreto Cura Italia pari a 85 giorni. La norma opera con riferimento agli atti di accertamento, di contestazioni, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e di liquidazione relativi ad atti o imposte aventi i termini di decadenza suindicati.
 
Cosa prevede la norma        

Gli atti impositivi dovranno essere emessi dall’ente impositore entro il 31 dicembre 2020 e successivamente notificati tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2021, in deroga agli ordinari termini di decadenza.

Inoltre, per gli atti e le comunicazioni interessati dalla proroga dei termini, non saranno dovuti gli interessi per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di notifica.

Esclusione dalla norma e termine di decadenza

La norma opera con riferimento agli atti di accertamento, di contestazioni, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e di liquidazione relativi ad atti o imposte aventi i termini di decadenza suindicati.

Sono invece esclusi gli atti caratterizzati da indifferibilità e urgenza (come le contestazioni di frodi fiscali), gli atti che prevedono la comunicazione di una notizia di reato, gli atti conseguenti l’applicazione di provvedimenti cautelari e, infine, i casi in cui l’emissione dell’atto è funzionale all’adempimento.

E’, altresì, prorogato di un anno il termine di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alle dichiarazioni presentate nel 2018, le dichiarazioni dei sostituti di imposta presentate nel 2017 e le dichiarazioni presentate negli anni 2017 e 2018.

Obiettivo della norma

La novità così introdotta dal Decreto Rilancio, almeno nelle intenzioni, prova a favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali, in considerazione delle difficoltà connesse all’emergenza Covid-19 per i contribuenti. Ciò anche al fine di evitare la concentrazione di notifiche nei confronti di questi ultimi nel periodo immediatamente successivo al termine del periodo di crisi.

Avv. Daniele Franzini

Covid-19 e pignoramenti immobiliari sulla prima casa

L’attuale emergenza sanitaria produce i suoi effetti anche nel delicato settore delle espropriazioni immobiliari. La novità stavolta tutela la posizione del debitore esecutato. Ed infatti, sono sospesi i pignoramenti immobiliari sulla prima casa del debitore fino al 30 ottobre 2020, come disposto dalla legge di conversione del Decreto Cura Italia.
 
Cosa prevede la norma

Come già anticipato in occasione dell’approvazione del Decreto Cura Italia, il legislatore ha disposto la sospensione delle procedure esecutive per i pignoramenti immobiliari dell’abitazione principale del debitore per un periodo di sei mesi, decorrente dalla data di entrata in vigore della medesima legge di conversione, ovvero fino al 30 ottobre 2020.

Per “abitazione principale” deve intendersi il luogo in cui il soggetto dimora abitualmente e risiede anagraficamente.

Operatività della norma

Da una prima lettura della disposizione la maggior parte dei giudici dell’esecuzione ha ritenuto che la sospensione operi automaticamente senza necessità di un’istanza di parte.

Tuttavia, è necessario che il Giudice accerti se l’immobile pignorato risulti o meno adibito a prima casa del debitore. Tale elemento potrebbe emergere dalla perizia del professionista delegato o dal verbale di accesso del custode, ma negli altri casi la norma non precisa come il Giudice possa accertare la destinazione ad abitazione principale.

I giudici della Cassazione ritengono praticabile estendere la sospensione anche alla fase liquidatoria, almeno fino al trasferimento del bene. Infatti, come riconosciuto dalle Sezioni Unite (Cass. Sez. Un., 28 novembre 2012, n. 21110) l’aggiudicatario del bene è un soggetto che deve essere tutelato poiché indifferente alle vicende del titolo esecutivo e della stessa procedura.

Pertanto, nell’ipotesi in cui il bene pignorato sia già stato aggiudicato (fase del riparto), la sospensione non produrrà i suoi effetti. Dopo il decreto di trasferimento, infatti, la procedura esecutiva ha ad oggetto non più l’abitazione principale del debitore, bensì il corrispettivo dovuto dal terzo aggiudicatario. Quest’ultimo, infatti, in caso di sospensione dell’esecuzione, subirebbe un ingiustificato pregiudizio.

Avv. Daniele Franzini