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Al via la fatturazione elettronica ma ancora riserve sulla protezione dei dati personali

Avv. Vincenzo Colarocco

Dal primo gennaio la Legge di Bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo della fatturazione elettronica, anche nelle relazioni commerciali tra soggetti passivi Iva privati (aziende e professionisti) e verso i consumatori finali. In particolare, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato dovranno essere emesse, utilizzando il Sistema di Interscambio (SDI), esclusivamente fatture elettroniche in formato XML, già in uso per le fatture della P.A.. I soggetti passivi IVA dovranno trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, salvo quelle per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche secondo le modalità del Sistema di Interscambio. La trasmissione telematica dovrà essere effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l’operazione. Restano esonerati solo i soggetti passivi che rientrano nel c.d. “regime di vantaggio” e quelli che applicano il regime forfettario.

La modifica è di grande portata, poiché l’adempimento interesserà la maggior parte delle partite IVA, con conseguente trasmissione in digitale di un ingente numero di documenti e rischi relativi.

Oltre ai timori che il sistema di interscambio possa subire crash informatici, con dispersione dei dati, il Garante della privacy è intervenuto in diverse occasioni sollevando dubbi e rilevando criticità.

Con articolato provvedimento del 20 dicembre scorso, il Garante ha individuato i presupposti e le condizioni perché l’Agenzia delle Entrate possa avviare i trattamenti di dati connessi al nuovo obbligo.

La fatturazione elettronica, così come originariamente prefigurata dall’Agenzia, presentava rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali. L’Agenzia, oltre a recapitare le fatture ai contribuenti attraverso il sistema di interscambio, avrebbe anche archiviato integralmente tutti i file delle fatture elettroniche che contengono informazioni di dettaglio, non rilevanti a fini fiscali, sui beni e servizi acquistati come le abitudini e le tipologie di consumo legate alla fornitura di servizi energetici, di telecomunicazione o trasporto (es. regolarità nei pagamenti, pedaggi autostradali, biglietti aerei, pernottamenti), o addirittura l’indicazione puntuale delle prestazioni legali (es. numero procedimento penale) o sanitarie (es. percorso diagnostico neuropsichiatrico infantile).

Il nuovo sistema di fattura prevede, invece, che l’Agenzia si limiti a memorizzare solo i dati fiscali necessari per i controlli automatizzati (es. incongruenze tra dati dichiarati e quelli a disposizione dell’Agenzia), con l’esclusione della descrizione del bene o servizio oggetto di fattura. Dopo il periodo transitorio indispensabile a modificare il sistema, nuovi servizi di consultazione delle fatture saranno resi disponibili solo su specifica richiesta del contribuente, sulla base di accordi che saranno esaminati dall’Autorità.

I soggetti che erogano prestazioni sanitarie saranno esclusi dall’obbligo di emettere fattura elettronica.

Al fine di prevenire trattamenti impropri dei dati, il Garante ha avvertito tutti gli operatori (soggetti Iva e intermediari, anche tecnici) che alcune clausole contrattuali, predisposte dalle società di software, possono violare il Regolamento ed espongono a sanzioni.

Ulteriori sforzi sono richiesti all’Agenzia delle entrate per implementare la cifratura dei dati (utile soprattutto in caso di utilizzo della pec), per minimizzare i dati da memorizzare e per conformarsi agli obblighi di trasparenza e correttezza nei confronti degli interessati riguardo ai controlli fiscali effettuati attraverso trattamenti automatizzati o con l’acquisizione delle fatture per le quali il contribuente usufruisce dei servizi di consultazione e conservazione. Tutto ciò in vista di una nuova valutazione d’impatto, prevista dalla normativa sulla protezione dei dati, che l’Agenzia dovrà produrre entro il 15 aprile 2019.