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Assenza di abuso di posizione dominante nella fissazione delle tariffe da parte delle CMO: il parere dell’avvocato generale

L’avvocato generale Pitruzzella lo scorso 16 luglio ha presentato le proprie conclusioni con riguardo a due cause gemelle in tema di legittimità delle tariffe applicate dagli organismi di gestione collettiva a società che organizzano eventi musicali. Il parere pare estremamente cauto, andando sostanzialmente a rimandare al giudice di merito la valutazione sul caso concreto e, di riflesso, la verifica sulla sussistenza o meno di una condotta di concorrenza sleale.
Le questioni pregiudiziali sollevate dai giudici di rinvio

Nei contenziosi gemelli che vedono la SABAM, organismo di gestione collettiva belga, come ricorrente, con riguardo alle contestazioni azionate nei propri confronti da società che organizzano eventi musicali, i giudici di rinvio hanno chiesto di verificare la sussistenza di abuso di posizione dominante nelle modalità di  fissazione delle tariffe da parte di CMO che operino in condizioni di monopolio di fatto.

Alla Corte di giustizia europea viene chiesto:

Se l’articolo 102 del TFUE, eventualmente in combinato disposto con l’articolo 16 della direttiva 2014/26, debba essere interpretato nel senso che si configura abuso di posizione dominante qualora una società di gestione di diritti d’autore, che in uno Stato membro ha un monopolio di fatto,

  • applichi agli organizzatori di eventi musicali, per il diritto di comunicazione al pubblico di opere musicali, un modello di compenso, fondato tra l’altro sul fatturato, utilizzando una tariffa forfettaria in scaglioni, invece di una tariffa che tenga conto (utilizzando le sofisticate attrezzature tecniche) della quota precisa del repertorio tutelato dalla società di gestione nella musica ascoltata durante l’evento,
  • fa dipendere i compensi delle licenze anche da elementi esterni, come, inter alia, il prezzo di ingresso, il prezzo delle consumazioni, il budget artistico per gli esecutori e il budget per altri elementi, come la scenografia.
La posizione di Pitruzzella

Con il parere reso lo scorso 16 luglio l’avvocato generale Pitruzzella assume una posizione cauta e condivisibile rispetto ai quesiti proposti dalle corti di rinvio. Infatti, pur ritenendo di massima che nell’interpretazione dell’ art. 102, secondo comma, lettera a) del Trattato, non sussista abuso di posizione dominante quando un organismo di gestione imponga prezzi tramite una struttura tariffaria basata su un’aliquota applicata ai ricavi, tuttavia, non esclude che l’applicazione di sistemi tariffari forfettari e non analitici possa condurre all’imposizione di compensi non equi, specie ove si possano adoperare altri metodi che consentano di meglio identificare e di quantificare in maniera più precisa le opere musicali realmente eseguite.

L’avvocato generale, nel rimandare la valutazione di merito al giudice di rinvio, precisa che laddove sussistano alternative, debbano essere idonee a realizzare lo stesso scopo legittimo che è la tutela degli interessi degli autori, compositori ed editori musicali, senza tuttavia comportare un aumento sproporzionato delle spese sostenute per la gestione dei contratti e per la sorveglianza sull’utilizzazione delle opere musicali tutelate dal diritto d’autore.

Avv. Maria Letizia Bixio

Liberalizzazione della gestione collettiva dei diritti d’autore: la Corte Costituzionale legittima il ricorso alla decretazione d’urgenza

La Consulta è tornata sulla questione di legittimità costituzionale della norma che ha liberalizzato il mercato degli organismi di gestione collettiva dichiarandone l’infondatezza.

Il ricorso alla decretazione d’urgenza per disciplinare l’intermediazione dei diritti d’autore, anche in favore di organismi di gestione collettiva diversi dalla SIAE, era sorretto “da adeguate ragioni di necessità e urgenza”.

È quanto affermato dalla Corte Costituzionale con sentenza 9 giugno–13 luglio 2020, n. 149, la quale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale delle modifiche apportate all’art. 15-bis, comma 2-ter, della legge sul diritto d’autore n. 633/1941, aggiungendo dopo le parole «Società italiana degli autori e degli editori» le seguenti: «e gli altri organismi di gestione collettiva», ponendo così uno stop al monopolio della SIAE nell’attività d’intermediazione del diritto d’autore.

Sul punto, come ricordato dalla Corte Costituzionale, la Direzione generale UE “Reti di comunicazione e contenuti delle tecnologie” si era già pronunciata nel 2017 segnalando al Governo italiano l’opportunità di riconsiderare il regime di monopolio della SIAE in materia di gestione collettiva del diritto d’autore; anche la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza 27 febbraio 2014, C-351/12, aveva affermato sulla base del diritto comunitario allora vigente la compatibilità tra la gestione obbligatoria dei diritti d’autore e il principio di libera prestazione dei servizi. Gettando le basi per la progressiva erosione dei monopoli legali.

Spiegano i giudici della Consulta che, con la disposizione censurata, il Governo è intervenuto sul monopolio della SIAE che aveva già destato dubbi di compatibilità con il diritto europeo, non ancora tradotti in una procedura d’infrazione, che il Governo ha in questo modo evitato.

Alla pronuncia della Corte Costituzionale è seguita la reazione di Soundreef, collecting privata che negli ultimi anni ha ingaggiato diverse liti giudiziarie con la SIAE: «Accogliamo con entusiasmo la pronuncia della Corte Costituzionale sulla decisione che indica in modo inequivocabile la strada verso una completa liberalizzazione del sistema di intermediazione dei diritti d’autore».

Avv. Alessandro La Rosa