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Blockchain e lotta alla contraffazione

Avv. Alessandro La Rosa

La tecnologia blockchain nata e conosciuta come sistema per concludere transazioni finanziarie, grazie alle caratteristiche che la contraddistinguono (non duplicabilità, decentralizzazione, incorruttibilità, immutabilità e trasparenza) si sta facendo strada anche quale strumento di lotta alla contraffazione, come forma più incisiva di tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

La tutela della proprietà intellettuale negli anni è stata contraddistinta da una oggettiva difficoltà di piena realizzazione a seguito dell’impossibilità di tracciare e seguire le merci dalle fasi di produzione, fino a quelle di immissione in commercio.

Tale difficoltà si è acuita con l’avvento della rete internet per mezzo della quale, se da una parte è stato semplificato l’accesso alle informazioni immediatamente fruibili e condivisibili, opportunità questa che ha incentivato l’attività illecita di pirati e contraffattori, dall’altra è stata offerta la possibilità di ottenere, in tempi ristretti, una varia gamma di prodotti la cui provenienza, non sempre, è suscettibile di facile individuazione.

Negli anni le azioni poste in essere da istituzioni e operatori del sistema per fronteggiare la contraffazione sono state indirizzate alla verifica dell’autenticità dei prodotti e al monitoraggio della catena di approvvigionamento attraverso sistemi quali l’identificazione con radiofrequenza, i controlli doganali e le banche dati specializzate, tra cui l’Enforcement Database dell’EUIPO.

Tuttavia, tali sistemi intervenendo in fasi diverse, e molto spesso senza avere alcuna interazione tra loro, hanno reso inefficace o, perlomeno, parziale la tutela della proprietà intellettuale.

Uno degli strumenti individuati per risolvere le inefficienze delle misure a sostegno della lotta alla contraffazione è stato recentemente individuato proprio nella blockchain che non sostituirà gli strumenti oggi utilizzati, ma cercherà di creare una sinergia tra loro, rafforzandoli attraverso la marcatura temporale, con sicurezza crittografica, e monitorando i cambiamenti di stato che il prodotto potrebbe subire.

L’idea di fondo nasce dallo studio delle dinamiche che caratterizzano la tecnologia blockchain, ossia la tecnologia che attraverso la sua “catena di blocchi” è in grado di realizzare un “registro pubblico e decentralizzato” in cui poter non solo registrare e sincronizzare ogni tipo di transazione, ma anche salvare qualsiasi tipologia di file.

L’innovatività e l’efficienza dell’applicazione della predetta tecnologia anche nella tutela della proprietà intellettuale risiede nel meccanismo di registrazione e sincronizzazione delle differenti operazioni attraverso cui si creano e si commercializzano i prodotti (materiali o immateriali), attribuendo loro, mediante il procedimento proprio della blockchain, le caratteristiche della incorruttibilità e non duplicabilità.

Tecnicamente, tale procedimento si basa sull’utilizzo delle funzioni crittografiche dell’hash, ossia, il risultato della trasformazione di un qualsiasi input in un output fisso, intangibile e incorruttibile.

All’input che potrebbe essere un qualsiasi file (una lettera, un file mp3, un documento di testo, un film) indipendentemente dalla sua grandezza misurata in byte viene applicato un “Hashing Algorithm” che, attraverso una serie di calcoli, produce un numero finito di caratteri che potranno riferirsi solo ed esclusivamente all’input originario.

A seguito di tale processo crittografico viene individuata l’impronta digitale del file, attraverso cui, a sua volta, è possibile determinare se questo sia stato o meno alterato. Ciò consente, pertanto, di certificare la proprietà e la data di un determinato documento, prodotto o transazione, operazione che, se applicata, potrebbe cristallizzare le informazioni circa la provenienza di un prodotto in maniera incorruttibile e inalterabile.

La tecnologia blockchain sta trovando i primi tentativi di applicazione non soltanto nel mercato digitale (opere d’arte digitali comprese https://www.previti.it/2018/06/autenticazione-artistica-e-nuove-tecnologie-blockchain-e-qr-code/) ma, recentemente, è stata utilizzata anche per tracciare i prodotti all’interno della filiera agroalimentare e i medicinali, tecnologia che se adattata potrà operare anche contro la contraffazione di beni di lusso e di prodotti tecnologici.

Peraltro, l’interesse nei confronti di tale nuova tecnologia nella lotta alla contraffazione è stato tale per cui, recentemente, l’EUIPO ha indetto un bando di concorso finalizzato allo studio e all’applicazione del potenziale della tecnologia blockchain al fine di creare una soluzione integrata per la lotta alla contraffazione, collegando le soluzioni già esistenti sul mercato con i database pubblici sulla proprietà intellettuale, proprio attraverso lo strumento blockchain.

L’obiettivo in un futuro che sembra essere sempre più prossimo sarà quello di sviluppare un’infrastruttura che attraverso uno strumento non clonabile né falsificabile, collegato al prodotto fisico e registrato sulla blockchain, possa consentire l’immediata verifica della sua autenticità, informando e attivando contestualmente i titolari dei diritti di proprietà intellettuale nel caso in cui dovesse essere rilevata una contraffazione.

 

Autenticazione artistica e nuove tecnologie. Blockchain e QR-code

Avv. Alessandro La Rosa

Lo strumento tradizionalmente adottato per tutelare la paternità dell’opera d’arte contro potenziali abusi è sempre stato il certificato di autenticità, rilasciato dall’artista, se ancora in vita, ovvero da esperti, case d’asta, gallerie ovvero archivi, e contenente tutte le informazioni identificative e descrittive dell’opera altresì attentandone provenienza e/o attribuzione.

In un contesto all’interno del quale le opere erano caratterizzate dalla materialità, questo è stato l’unico metodo operante per la loro autenticazione; metodo, tuttavia, entrato in crisi a seguito dell’avvento delle opere digitali, realizzate attraverso l’utilizzo di hardware e software che attribuiscono al prodotto finale carattere immateriale precludendo, pertanto, quel tradizionale carattere di tangibilità dell’opera d’arte.

Difficilmente un certificato di autenticità cartaceo potrebbe accompagnare e seguire efficacemente un’opera digitale, poiché non adeguato alla rapidità e immediatezza dei trasferimento dei files contenenti l’opera e alla contestuale esigenza di tutela del suo autore.

Le opere digitali, infatti, potrebbero viaggiare in rete un numero illimitato di volte attraverso una semplice condivisione, tanto da pregiudicare il loro autore quando non ne venga, per esempio, riportata la titolarità, ovvero quando, a sua insaputa, le stesse, vengano modificate, contraffatte o utilizzate senza alcuna autorizzazione.

Al fine di superare tali limiti e offrire una tutela immediata e incorporata nell’opera digitale, sono sempre maggiori le proposte di autenticazione che si fondano sulla marcatura temporale in grado di assicurare, attraverso l’utilizzo del medesimo linguaggio e codice informatico, una tutela peraltro maggiore rispetto a quella concessa in passato alle opere materiali dal certificato di autenticità.

In tal senso, le metodologie applicate sono diverse, la maggior parte delle quali operano attraverso piattaforme internet che rilasciano certificati di autenticità grazie all’attribuzione, appunto, di una marcatura temporale.

Tra le più innovative si menzionano le piattaforme che attraverso il database blockchain, il quale utilizza la tecnologia peer-to-peer, sono in grado di certificare la provenienza e l’autenticità delle opere d’arte digitale.

In altri termini, il blockchain, registro pubblico e incorruttibile, genera una certificazione di autenticità a sua volta incorruttibile, trasparente e perpetua che conterrà, perché da quest’ultimo generate e custodite attraverso la combinazione di firma digitale e marcatura temporale, tutte le informazioni riferite a una determinata opera d’arte –anche questa in formato digitale– e al suo titolare, non falsificabili, né suscettibili di contraffazione.

In questo modo l’artista, il collezionista o la stessa galleria potranno rivendicare in qualunque momento e nei confronti di chiunque la paternità della predetta opera, in quanto solo quest’ultima munita di certificazione con data certa, potrà essere considerata l’originale.

Ai sistemi che generano la certificazione di autenticità con tecnologia blockchain e che operano su opere create digitalmente, si affiancano le piattaforme che certificano l’autenticità delle opere d’arte realizzate con media tradizionali attribuendo, al certificato apposto sulle stesse, un QR-Code.

In questo caso l’utente della piattaforma (artista, gallerista, collezionista) regolarmente autenticato, potrà richiedere l’attribuzione e apposizione sull’opera del suddetto codice che l’accompagnerà in tutti i successivi trasferimenti.

È evidente, pertanto, come tali nuovi sistemi consentano di superare anche le annose problematiche inerenti all’autenticità dello stesso certificato, essendo loro stessi certificati, incorruttibili, non falsificabili e temporalmente illimitati.