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12 Maggio 2020. Il Bitcoin Dimezzato

Articolo a cura dell’Avv. Andrea Grasso e del Dipartimento Corporate di Studio Previti

Come il Visconte narrato da Italo Calvino, anche il Bitcoin subirà una cannonata che lo dimezzerà ?

Sì, e no. 

Vi starete chiedendo come sia possibile. La risposta dovrebbe essere un sì, o un no. 

In effetti, un dimezzamento ci sarà. 

Mentre, tuttavia, la cannonata che dimezzò il Visconte fu un evento esterno (con giudizio ex ante) imprevedibile, futuro ed incerto, il “dimezzamento” del Bitcoin era scritto, sin dalla sua nascita, nel suo DNA.

Nel suo codice, per essere (un pochino) più precisi.

Non a caso, lo “articolo 1” di qualsiasi blockchain recita: Code is Law.

Questa è una prima distinzione.

E poi?

Una seconda importante distinzione va operata sul significato del c.d. ‘dimezzamento’ del Bitcoin.

A venire ‘dimezzati’, infatti, saranno solo i bitcoin di ‘nuova emissione’. Quelli già emessi rimarranno nel numero già esistente. 

Per dimezzamento non si intende, infatti, che i bitcoin in circolazione (che al momento della redazione di questo articolo sono 18.361.824 a 9 giorni dal ‘dimezzamento’, anzi ci correggiamo, sono 18.361.850 a 8 giorni dal ‘dimezzamento’, anzi ne sono appena stati estratti altri 33, siamo a 18.361.888 -insomma dovremmo correggerci in effetti ogni 10 minuti circa-…) diverranno la metà. Del resto anche del Visconte rimasero in vita due metà, che unite fanno pur sempre un intero un intero.

S’intende invece che la crescita subirà un decremento del 50% (il quarto nella tutto sommato molto recente storia del bitcoin, la cui ’nascita’ viene datata tra il 2008 ed il 2009 -ma su questo torneremo magari in una futura newsletter-). In altre parole continueranno a venire emessi nuovi Bitcoin, ma con una velocità pari al 50% di quella attuale, e così via ogni 4 anni. 

Il c.d. ‘reward x block’ (ricompensa per blocco) per i c.d. miners (minatori, la potenza di calcolo dei cui servers, in tutto il mondo, permette l’apertura delle chiavi crittografiche necessarie per la convalida dei relativi blocchi di transazioni sulla catena di blocchi meglio conosciuta come blockchain) passerà dagli attuali 12,5 x blocco a 6,25 x blocco, e tale dimezzamento si ripeterà ogni ogni 4 anni.

Una misura anti inflazionistica piuttosto marcata, no? 

Per cercare di visualizzare la curva di emissione dei bitcoin, semplificando molto e senza passare dalla scorciatoia di sbirciare un grafico, possiamo fare come segue: prendiamo un asse cartesiano, nel quale l’asse delle ascisse rappresenti gli anni (dal 2009 al 2033 per esempio), l’asse delle ordinate l’emissione di bitcoin, dal primo sino ad un numero che si avvicini ai 21 milioni (che in realtà dovrebbe venire raggiunto molti anni decenni più tardi). 

Concentriamoci ora sul quarto quadrante dell’asse cartesiano che abbiamo visualizzato.

La linea curva di rappresentazione del relativo grafico di crescita decrescente (ci si perdonerà l’ossimoro) nell’emissione del bitcoin assomiglierà molto al bordo del nostro quadrante, tra le 9 e le 12 (purché naturalmente tale bordo sia rotondo).

Detto questo, what time is it ? 

Che ore sono, nella rappresentazione grafica di detta curva? Più o meno le sono le 10.50 anzi, ci pare più azzeccato, le 22.50 in quanto ci si avvia verso la fine dell’emissione (che dovrebbe avvenire avvicinandosi ai 21 milioni di bitcoin emessi) preceduta da un costante rallentamento nella stessa. 

E’ infatti da precisare che le “lancette”, d’ora in avanti, si muoveranno con sempre maggior lentezza (a intervalli di quattro anni per ogni successivo rallentamento, al tendere appunto verso i 21 milioni di bitcoin estratti).

Stando al codice sorgente sotteso alla relativa blockchain dei bitcoin (dalla quale sono poi derivate centinaia di altre blockchain, tanto che negli ultimi 3 anni il termine blockchain, prima ai più sconosciuto, è divenuto quasi di uso comune) continueranno a venire emessi bitcoin (salvo eventi allo stato imprevedibili) sino a che non se ne raggiungerà il numero di 21 milioni.

Non a caso, anche i più accesi detrattori del bitcoin (il quale indubbiamente, proprio come il nostro Visconte Dimezzato, presenta sicuramente aspetti antitetici) non hanno potuto fare a meno di constatare “qualche” potenzialità nella tecnologia sottostante. 

To be continued…

Pubblicato il nuovo piano triennale per la Transizione al Digitale di amministrazioni e territori

Avv. Vincenzo Colarocco

L’agenzia per l’Italia digitale ha pubblicato il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2019-2021, con l’obiettivo di mettere in atto una strategia condivisa e strutturata con tutti i possibili interlocutori della trasformazione digitale del Paese: Pubblica amministrazione, cittadini, imprese, mercato, mondo della ricerca. Il Piano 2019-2021 prosegue e integra le linee di azione della versione 2017-2019, promuovendo la transizione al digitale di amministrazioni e territori. L’azione triennale intrapresa, contempla delle novità che mirano a individuare elementi idonei a strutturare la governance, sostenendo da un lato il percorso inclusivo di crescita digitale delle PA centrali e locali, e rafforzando, dall’altro, gli interventi a supporto delle amministrazioni locali per colmare il divario tra i diversi territori del Paese. Secondo il piano predisposto, continua, inoltre, il consolidamento di attività già avviate come la razionalizzazione dei data center pubblici e l’adozione del Cloud nelle amministrazioni italiane quale tecnologia prioritaria per consentire risparmi di costi e maggiore sicurezza. E ancora, il Piano delinea azioni totalmente dedicate al mondo delle imprese, per favorire l’investimento in innovazione del tessuto economico e produttivo. Tra le nuove misure previste rientrano anche azioni relative all’innovazione dei servizi pubblici declinate secondo il paradigma dell’open innovation, e delle tecnologie emergenti, come la Blockchain e l’Intelligenza artificiale. In definitiva, trattasi di uno strumento in continua evoluzione, che va nella direzione di un coinvolgimento sempre più esteso delle amministrazioni che operano sul territorio oltre che de dei veri destinatari finali della trasformazione digitale della PA.

Blockchain e lotta alla contraffazione

Avv. Alessandro La Rosa

La tecnologia blockchain nata e conosciuta come sistema per concludere transazioni finanziarie, grazie alle caratteristiche che la contraddistinguono (non duplicabilità, decentralizzazione, incorruttibilità, immutabilità e trasparenza) si sta facendo strada anche quale strumento di lotta alla contraffazione, come forma più incisiva di tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

La tutela della proprietà intellettuale negli anni è stata contraddistinta da una oggettiva difficoltà di piena realizzazione a seguito dell’impossibilità di tracciare e seguire le merci dalle fasi di produzione, fino a quelle di immissione in commercio.

Tale difficoltà si è acuita con l’avvento della rete internet per mezzo della quale, se da una parte è stato semplificato l’accesso alle informazioni immediatamente fruibili e condivisibili, opportunità questa che ha incentivato l’attività illecita di pirati e contraffattori, dall’altra è stata offerta la possibilità di ottenere, in tempi ristretti, una varia gamma di prodotti la cui provenienza, non sempre, è suscettibile di facile individuazione.

Negli anni le azioni poste in essere da istituzioni e operatori del sistema per fronteggiare la contraffazione sono state indirizzate alla verifica dell’autenticità dei prodotti e al monitoraggio della catena di approvvigionamento attraverso sistemi quali l’identificazione con radiofrequenza, i controlli doganali e le banche dati specializzate, tra cui l’Enforcement Database dell’EUIPO.

Tuttavia, tali sistemi intervenendo in fasi diverse, e molto spesso senza avere alcuna interazione tra loro, hanno reso inefficace o, perlomeno, parziale la tutela della proprietà intellettuale.

Uno degli strumenti individuati per risolvere le inefficienze delle misure a sostegno della lotta alla contraffazione è stato recentemente individuato proprio nella blockchain che non sostituirà gli strumenti oggi utilizzati, ma cercherà di creare una sinergia tra loro, rafforzandoli attraverso la marcatura temporale, con sicurezza crittografica, e monitorando i cambiamenti di stato che il prodotto potrebbe subire.

L’idea di fondo nasce dallo studio delle dinamiche che caratterizzano la tecnologia blockchain, ossia la tecnologia che attraverso la sua “catena di blocchi” è in grado di realizzare un “registro pubblico e decentralizzato” in cui poter non solo registrare e sincronizzare ogni tipo di transazione, ma anche salvare qualsiasi tipologia di file.

L’innovatività e l’efficienza dell’applicazione della predetta tecnologia anche nella tutela della proprietà intellettuale risiede nel meccanismo di registrazione e sincronizzazione delle differenti operazioni attraverso cui si creano e si commercializzano i prodotti (materiali o immateriali), attribuendo loro, mediante il procedimento proprio della blockchain, le caratteristiche della incorruttibilità e non duplicabilità.

Tecnicamente, tale procedimento si basa sull’utilizzo delle funzioni crittografiche dell’hash, ossia, il risultato della trasformazione di un qualsiasi input in un output fisso, intangibile e incorruttibile.

All’input che potrebbe essere un qualsiasi file (una lettera, un file mp3, un documento di testo, un film) indipendentemente dalla sua grandezza misurata in byte viene applicato un “Hashing Algorithm” che, attraverso una serie di calcoli, produce un numero finito di caratteri che potranno riferirsi solo ed esclusivamente all’input originario.

A seguito di tale processo crittografico viene individuata l’impronta digitale del file, attraverso cui, a sua volta, è possibile determinare se questo sia stato o meno alterato. Ciò consente, pertanto, di certificare la proprietà e la data di un determinato documento, prodotto o transazione, operazione che, se applicata, potrebbe cristallizzare le informazioni circa la provenienza di un prodotto in maniera incorruttibile e inalterabile.

La tecnologia blockchain sta trovando i primi tentativi di applicazione non soltanto nel mercato digitale (opere d’arte digitali comprese https://www.previti.it/2018/06/autenticazione-artistica-e-nuove-tecnologie-blockchain-e-qr-code/) ma, recentemente, è stata utilizzata anche per tracciare i prodotti all’interno della filiera agroalimentare e i medicinali, tecnologia che se adattata potrà operare anche contro la contraffazione di beni di lusso e di prodotti tecnologici.

Peraltro, l’interesse nei confronti di tale nuova tecnologia nella lotta alla contraffazione è stato tale per cui, recentemente, l’EUIPO ha indetto un bando di concorso finalizzato allo studio e all’applicazione del potenziale della tecnologia blockchain al fine di creare una soluzione integrata per la lotta alla contraffazione, collegando le soluzioni già esistenti sul mercato con i database pubblici sulla proprietà intellettuale, proprio attraverso lo strumento blockchain.

L’obiettivo in un futuro che sembra essere sempre più prossimo sarà quello di sviluppare un’infrastruttura che attraverso uno strumento non clonabile né falsificabile, collegato al prodotto fisico e registrato sulla blockchain, possa consentire l’immediata verifica della sua autenticità, informando e attivando contestualmente i titolari dei diritti di proprietà intellettuale nel caso in cui dovesse essere rilevata una contraffazione.

 

Autenticazione artistica e nuove tecnologie. Blockchain e QR-code

Avv. Alessandro La Rosa

Lo strumento tradizionalmente adottato per tutelare la paternità dell’opera d’arte contro potenziali abusi è sempre stato il certificato di autenticità, rilasciato dall’artista, se ancora in vita, ovvero da esperti, case d’asta, gallerie ovvero archivi, e contenente tutte le informazioni identificative e descrittive dell’opera altresì attentandone provenienza e/o attribuzione.

In un contesto all’interno del quale le opere erano caratterizzate dalla materialità, questo è stato l’unico metodo operante per la loro autenticazione; metodo, tuttavia, entrato in crisi a seguito dell’avvento delle opere digitali, realizzate attraverso l’utilizzo di hardware e software che attribuiscono al prodotto finale carattere immateriale precludendo, pertanto, quel tradizionale carattere di tangibilità dell’opera d’arte.

Difficilmente un certificato di autenticità cartaceo potrebbe accompagnare e seguire efficacemente un’opera digitale, poiché non adeguato alla rapidità e immediatezza dei trasferimento dei files contenenti l’opera e alla contestuale esigenza di tutela del suo autore.

Le opere digitali, infatti, potrebbero viaggiare in rete un numero illimitato di volte attraverso una semplice condivisione, tanto da pregiudicare il loro autore quando non ne venga, per esempio, riportata la titolarità, ovvero quando, a sua insaputa, le stesse, vengano modificate, contraffatte o utilizzate senza alcuna autorizzazione.

Al fine di superare tali limiti e offrire una tutela immediata e incorporata nell’opera digitale, sono sempre maggiori le proposte di autenticazione che si fondano sulla marcatura temporale in grado di assicurare, attraverso l’utilizzo del medesimo linguaggio e codice informatico, una tutela peraltro maggiore rispetto a quella concessa in passato alle opere materiali dal certificato di autenticità.

In tal senso, le metodologie applicate sono diverse, la maggior parte delle quali operano attraverso piattaforme internet che rilasciano certificati di autenticità grazie all’attribuzione, appunto, di una marcatura temporale.

Tra le più innovative si menzionano le piattaforme che attraverso il database blockchain, il quale utilizza la tecnologia peer-to-peer, sono in grado di certificare la provenienza e l’autenticità delle opere d’arte digitale.

In altri termini, il blockchain, registro pubblico e incorruttibile, genera una certificazione di autenticità a sua volta incorruttibile, trasparente e perpetua che conterrà, perché da quest’ultimo generate e custodite attraverso la combinazione di firma digitale e marcatura temporale, tutte le informazioni riferite a una determinata opera d’arte –anche questa in formato digitale– e al suo titolare, non falsificabili, né suscettibili di contraffazione.

In questo modo l’artista, il collezionista o la stessa galleria potranno rivendicare in qualunque momento e nei confronti di chiunque la paternità della predetta opera, in quanto solo quest’ultima munita di certificazione con data certa, potrà essere considerata l’originale.

Ai sistemi che generano la certificazione di autenticità con tecnologia blockchain e che operano su opere create digitalmente, si affiancano le piattaforme che certificano l’autenticità delle opere d’arte realizzate con media tradizionali attribuendo, al certificato apposto sulle stesse, un QR-Code.

In questo caso l’utente della piattaforma (artista, gallerista, collezionista) regolarmente autenticato, potrà richiedere l’attribuzione e apposizione sull’opera del suddetto codice che l’accompagnerà in tutti i successivi trasferimenti.

È evidente, pertanto, come tali nuovi sistemi consentano di superare anche le annose problematiche inerenti all’autenticità dello stesso certificato, essendo loro stessi certificati, incorruttibili, non falsificabili e temporalmente illimitati.