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Artificial Intelligence usata per le truffe: le aziende si preparino ad affrontare nuove sfide

Avv. Vincenzo Colarocco

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Così recita la terza legge sulla tecnologia del famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke. Ebbene, il caso riportato dal Wall Street Journal, relativo ad un’azienda britannica a cui sono stati sottratti in maniera fraudolenta oltre 200 mila euro grazie a una voce ricostruita al computer che imitava quella dell’amministratore delegato della casa madre tedesca, ben non si tratta di magia quanto piuttosto di un utilizzo vizioso della tecnologia AI (artificial intelligence). Secondo quanto riportato dal quotidiano internazionale statunitense, si tratta del primo caso conosciuto, in relazione al quale l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per mettere in atto un reato di truffa. La singolare, quanto scoraggiante vicenda ha avuto inizio nel marzo scorso con una telefonata ricevuta dal Ceo di una società controllata britannica, da quello che ha creduto essere l’amministratore delegato del gruppo, mentre invece si trattava di una voce perfettamente ricostruita al computer grazie ad un algoritmo. Entrando nel particolare della vicenda, l’amministratore delegato del gruppo richiedeva di accreditare la cifra di €220.000 ($243,000) sul conto di un fornitore ungherese. Il manager della controllata britannica si è fidato tanto era sicuro che a parlare fosse proprio il suo superiore, inconfondibile per l’accento tedesco e la particolare maniera di costruire la frase. Ha quindi eseguito l’operazione, ricevendo una seconda telefonata di conferma, e una terza telefonata che aveva ad oggetto una nuova richiesta di trasferimento monetario. A ben guardare si è trattato di una truffa messa a punto con un sistema di ricostruzione della voce che impiegava un algoritmo particolarmente sofisticato e capace di imitare alla perfezione il modo di parlare di un essere umano. Le aziende 4.0, dunque, nel loro intento di migliorare i processi produttivi adottando nuove tecnologie e strumenti, quali la stessa intelligenza artificiale, si troveranno ad affrontare nuove sfide per arginare quegli usi fraudolenti che i nuovi paradigmi informatici potrebbero portare con sé.

AIJA – “L’intelligenza artificiale al servizio dello studio legale”

L’intelligenza artificiale al servizio della professione legale sarà al centro 55° Congresso Annuale dell’Aija (International Young Lawyers), che si terrà per la prima volta in Asia e in particolare a Tokyo dal 28 agosto al 1 settembre. L’Associazione, che conta 4000 iscritti in tutto il mondo, quest’anno affronta il tema dell’impatto sulla professione legale dell’intelligenza artificiale, delle nuove tecnologie e più in generale dell’innovazione. Stefano Previti, managing partner dello Studio, da sempre specializzato nella tutela del diritto d’autore on line, interverrà nell’ambito della working session “The Rise of the Robots in Litigation/Arbitration: E-Discovery, Fraud Detection and AI”, organizzata dalla commissione International Business Law di cui Milena Prisco, responsabile del dipartimento di corporate dello Studio, è vice-presidente. Verrà ripercorso – attraverso l’esperienza di Stefano Previti – il cammino dello Studio nella lotta e prevenzione della pirateria on line, con un particolare focus sull’uso di quelle soluzioni legal tech di partner tecnologici che negli anni sono diventate strategiche per i servizi legali offerti ai propri clienti. A questo ultimo proposito interverrà nel panel coordinato da Milena Prisco  il team di Kopjra, partner tecnologico dello Studio che ha già progettato e  realizzato una delle più avanzate piattaforme SaaS (Software as a Service) disponibili in Europa dedicata alla protezione di prodotti tutelati da diritto d’autore, con particolare riferimento a cinema, TV, sport, musica, editoria, software e videogame.