Articoli

L’Autorità Garante per le Comunicazioni affronta il tema della pirateria sulla piattaforma di messaggistica istantanea Telegram

Avv. Riccardo Traina Chiarini

Con Delibera n. 164/20/CONS dello scorso 23 aprile, AGCOM si è pronunciata su un’istanza proposta dalla FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ai sensi del “REGOLAMENTO IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE SULLE RETI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA” (Delibera 680/13/CONS) con cui si denunciava la presenza massiva di contenuti editoriali “pirata” messi a disposizione del pubblico sui canali della piattaforma di messaggistica istantanea Telegram – tutti accessibili dall’unico nome a dominio https://t.me/.

Da una recente attività di monitoraggio di FIEG, infatti, è emerso come su Telegram fossero attivi almeno una decina di canali, seguiti in media da circa 60.000 utenti ciascuno, dedicati esclusivamente alla distribuzione illecita di testate giornalistiche, e che nel periodo emergenziale che stiamo attraversando hanno visto aumentare sensibilmente proprio il numero delle testate “offerte” (+88%) ed il numero degli iscritti (+46%).

Pur nell’impossibilità concreta di prendere provvedimenti diretti, da parte dell’Autorità, nei confronti della piattaforma – che, come vedremo immediatamente, ha portato ad una semplice archiviazione del procedimento –, è comunque da rilevare come forse per la prima volta, in questa occasione, Telegram abbia “risposto” all’invio della segnalazione di avvio della procedura da parte di AGCOM, intimando ai propri iscritti, gestori dei canali oggetto di contestazione, di cessare le attività illecite, con il risultato che 7 canali su 8 ad un controllo successivo alla segnalazione avevano effettivamente cessato la messa a disposizione delle opere editoriali in violazione.

Come si è accennato, tuttavia, l’attività di AGCOM si è sostanzialmente limitata a prendere atto di questa sorta di adeguamento spontaneo, in mancanza del quale la stessa Autorità non avrebbe potuto né adottare provvedimenti diretti nei confronti di Telegram, né disporne la “chiusura” impedendo la risoluzione DNS del dominio https://t.me/ da parte dei fornitori di connettività operanti sul territorio italiano.

Sul punto, in diritto, AGCOM ha da un lato considerato “che, in ragione della localizzazione all’estero dei server impiegati, ai sensi dell’art. 8, comma 2, del Regolamento l’Autorità non può procedere alla rimozione dei contenuti caricati illecitamente, in quanto ciò comporterebbe l’impiego di tecniche di filtraggio che la Corte di giustizia europea ha giudicato incompatibili con il diritto dell’Unione”; come spiegato dalla stessa AGCOM in un proprio comunicato stampa, infatti, “per legittimare un intervento diretto di Agcom nei confronti di Telegram occorrerebbe una modifica della normativa primaria che consenta di considerare stabiliti in Italia – con riferimento ai diritti di cui all’art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 70 del 2003 – gli operatori che offrono servizi della società dell’informazione nel territorio italiano utilizzando risorse nazionali di numerazione”.

Per altro verso, posta la situazione appena illustrata, la stessa Autorità ha considerato che nel caso in commento “sarebbe possibile soltanto la disabilitazione dell’accesso al sito, secondo i criteri di gradualità, proporzionalità e adeguatezza che il citato art. 8, comma 2, del Regolamento ha mutuato dalle Direttive europee”, trovandosi tuttavia a ritenere che nel caso di Telegram – “qualificabile come un soggetto che offre come servizio principale quello di messaggistica istantanea” – non sussisterebbero proprio le condizioni di proporzionalità per l’adozione di un provvedimento di inibizione dell’accesso al servizio nella sua interezza, con la conseguente disabilitazione dell’intero servizio di messaggistica istantanea.

Big data: arrivano le Linee guida delle Autorità Italiane

Avv. Vincenzo Colarocco

Pubblicato l’esito dell’indagine conoscitiva avviata da AGCOM, AGCM e Garante Privacy il 30 maggio 2017 in tema di Big Data. In vista di questo evento, lo scorso 2 luglio, le Autorità hanno reso pubbliche le linee guida di cooperazione e raccomandazioni di policy volte a definire ed ottimizzare le conseguenze in materia di data protection, tutela del consumatore e antitrust, connesse al fenomeno dei Big Data. Un vero e proprio vademecum che fornisce una sintetica esposizione degli interventi futuri delle Autorità nel settore digitale, oltre che un invito rivolto alle istituzioni a colmare il gap normativo esistente nel settore.

La scelta di affrontare un approfondimento trasversale e di comporre un’indagine conoscitiva congiunta trae origine dalla consapevolezza acquisita circa le caratteristiche dell’economia digitale, caratteristiche che favoriscono rapporti disomogenei tra concorrenza, privacy e tutela del consumatore.

Un tale intreccio tra gli scopi propri delle Autorità in questione richiede un coordinamento che consenta un confronto costante tra le tre realtà. In proposito, si segnala che nello svolgimento dell’indagine sono state svolte circa quaranta audizioni, da parte delle diverse Autorità, che hanno tratto beneficio delle informazioni acquisite nel corso di procedimenti collegati allo sfruttamento economico dei dati e al ruolo della profilazione algoritmica nei mercati della pubblicità online e nell’attività delle piattaforme di videosharing, motori di ricerca e marketplace.

Come detto in precedenza, sono 11 le linee guida indicate nel documento pubblicato, ma è nelle conclusioni che si rinviene la strategia che le Autorità intendono adottare allo scopo di garantire una maggiore tutela in tema privacy, considerando le implicazioni derivanti dall’uso dei Big Data. Si legge, infatti, che “le sfide poste dallo sviluppo dell’economia digitale e dai Big Data richiedono uno sfruttamento pieno delle sinergie esistenti tra strumentazione ex ante ed ex post, a tutela della privacy, della concorrenza, del consumatore e del pluralismo. Agcm, Agcom e Garante per la protezione dei dati personali, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, possono meglio garantire i propri obiettivi istituzionali, nella misura in cui sapranno cogliere a pieno le opportunità offerte da una proficua cooperazione. A tal fine, le tre Autorità, nell’esercizio delle competenze complementari ad esse assegnate e che contribuiscono a fronteggiare le criticità dell’economia digitale, si impegnano a strette forme di collaborazione negli interventi che interessano i mercati digitali, anche attraverso la sottoscrizione di un memorandum of understanding”. In questo senso si punta a rafforzare i campi d’azione delle Authority.

Guardando alle linee guida, preminente rilievo viene attribuito al ruolo della politica, di cui parla la prima raccomandazione – “Governo e Parlamento si interroghino sulla necessità di promuovere un appropriato quadro normativo che affronti la questione della piena ed effettiva trasparenza nell’uso delle informazioni personali (nei confronti dei singoli e della collettività” -, raccomandazione legata alla seconda, inerente ad un “rafforzamento della cooperazione internazionale sul disegno di policy per il governo dei Big Data”.

Tra le altre raccomandazioni si segnalano quella inerente la promozione di una “policy unica e trasparente circa l’estrazione, l’accessibilità e l’utilizzo dei dati pubblici al fine della determinazione di politiche pubbliche a vantaggio di imprese e cittadini” realizzabile tramite “un coordinamento tra tale policy e le strategie europee già esistenti per la costituzione di un mercato unico digitale”. Si rende necessario anche “ridurre le asimmetrie informative tra utenti e operatori digitali, nella fase di raccolta dei dati, nonché tra le grandi piattaforme digitali e gli altri operatori che di tali piattaforme si avvalgono”.

Sul fronte della concorrenza si auspica “una riforma del controllo delle operazioni di concentrazioni al fine di aumentare l’efficacia dell’intervento delle autorità di concorrenza” tenendo conto che “con la diffusione dei Big Data il controllo delle concentrazioni assume una nuova centralità”. Infine, si auspica l’agevolazione della “portabilità e la mobilità di dati tra diverse piattaforme, tramite l’adozione di standard aperti e interoperabili”.

Via libera al regolamento AGCOM sulla gestione collettiva dei diritti d’autore

Il 23 ottobre il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha approvato all’unanimità il regolamento che dà attuazione al decreto legislativo n. 35/2017 in materia di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi. Il regolamento rappresenta l’ambiziosa cornice legale e procedurale entro cui l’AGCOM eserciterà il proprio potere di vigilanza. Molte le aspettative in termini di trasparenza e certezza del diritto per gli artisti interpreti ed esecutori, nonché per tutti gli organismi e entità di intermediazione collettiva del comparto liberalizzato dal D.L. 24.1 2012, c.d. decreto Monti per le liberalizzazioni. Tra le novità introdotte dal regolamento, l’istituzione di un tavolo tecnico con gli operatori, che costituirà una sede permanente di confronto tra tutti i soggetti coinvolti sulle principali questioni relative alla complessa gestione e alla remunerazione dei diritti connessi al diritto d’autore.