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Tar Lazio: il dato personale tra diritto della personalità e nuovo bene “patrimoniale”

Avv. Flaviano Sanzari

Il Tar Lazio, con sentenza 260/2020, si pronuncia su un provvedimento sanzionatorio adottato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di Facebook Inc. e Facebook Ireland Limited, in relazione a presunte pratiche commerciali scorrette in violazione del decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005 (cd. “Codice del Consumo”).

Le censure del social network riguardavano innanzitutto la carenza di potere dell’Agcm, che avrebbe invaso un campo di esclusiva competenza dell’Autorità garante per la “privacy”, in quanto non sussisterebbe alcun corrispettivo patrimoniale e, quindi, un interesse economico dei consumatori da tutelare.

Il Tribunale Amministrativo, sul punto, ha affermato che a fronte della tutela del dato personale quale espressione di un diritto della personalità dell’individuo, e come tale soggetto a specifiche e non rinunciabili forme di protezione, quali il diritto di revoca del consenso, di accesso, rettifica, oblio, sussiste pure un diverso campo di protezione del dato stesso, inteso quale possibile oggetto di una compravendita, posta in essere sia tra gli operatori del mercato che tra questi e i soggetti interessati.

Il fenomeno della “patrimonializzazione” del dato personale, tipico delle nuove economie dei mercati digitali, impone agli operatori di rispettare, nelle relative transazioni commerciali, quegli obblighi di chiarezza, completezza e non ingannevolezza delle informazioni previsti dalla legislazione a protezione del consumatore, che deve essere reso edotto dello scambio di prestazioni che è sotteso alla adesione ad un contratto per la fruizione di un servizio, quale è quello di utilizzo di un “social network”.

Deve anche escludersi che l’omessa informazione dello sfruttamento ai fini commerciali dei dati dell’utenza sia una questione interamente disciplinata e sanzionata nel “Regolamento privacy”.

Non sussiste, nel caso di specie, alcuna incompatibilità o antinomia tra le previsioni del “Regolamento privacy” e quelle in materia di protezione del consumatore, in quanto le stesse si pongono in termini di complementarietà, imponendo, in relazione ai rispettivi fini di tutela, obblighi informativi specifici, in un caso funzionali alla protezione del dato personale, inteso quale diritto fondamentale della personalità, e nell’altro alla corretta informazione da fornire al consumatore al fine di fargli assumere una scelta economica consapevole.

Big data: arrivano le Linee guida delle Autorità Italiane

Avv. Vincenzo Colarocco

Pubblicato l’esito dell’indagine conoscitiva avviata da AGCOM, AGCM e Garante Privacy il 30 maggio 2017 in tema di Big Data. In vista di questo evento, lo scorso 2 luglio, le Autorità hanno reso pubbliche le linee guida di cooperazione e raccomandazioni di policy volte a definire ed ottimizzare le conseguenze in materia di data protection, tutela del consumatore e antitrust, connesse al fenomeno dei Big Data. Un vero e proprio vademecum che fornisce una sintetica esposizione degli interventi futuri delle Autorità nel settore digitale, oltre che un invito rivolto alle istituzioni a colmare il gap normativo esistente nel settore.

La scelta di affrontare un approfondimento trasversale e di comporre un’indagine conoscitiva congiunta trae origine dalla consapevolezza acquisita circa le caratteristiche dell’economia digitale, caratteristiche che favoriscono rapporti disomogenei tra concorrenza, privacy e tutela del consumatore.

Un tale intreccio tra gli scopi propri delle Autorità in questione richiede un coordinamento che consenta un confronto costante tra le tre realtà. In proposito, si segnala che nello svolgimento dell’indagine sono state svolte circa quaranta audizioni, da parte delle diverse Autorità, che hanno tratto beneficio delle informazioni acquisite nel corso di procedimenti collegati allo sfruttamento economico dei dati e al ruolo della profilazione algoritmica nei mercati della pubblicità online e nell’attività delle piattaforme di videosharing, motori di ricerca e marketplace.

Come detto in precedenza, sono 11 le linee guida indicate nel documento pubblicato, ma è nelle conclusioni che si rinviene la strategia che le Autorità intendono adottare allo scopo di garantire una maggiore tutela in tema privacy, considerando le implicazioni derivanti dall’uso dei Big Data. Si legge, infatti, che “le sfide poste dallo sviluppo dell’economia digitale e dai Big Data richiedono uno sfruttamento pieno delle sinergie esistenti tra strumentazione ex ante ed ex post, a tutela della privacy, della concorrenza, del consumatore e del pluralismo. Agcm, Agcom e Garante per la protezione dei dati personali, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, possono meglio garantire i propri obiettivi istituzionali, nella misura in cui sapranno cogliere a pieno le opportunità offerte da una proficua cooperazione. A tal fine, le tre Autorità, nell’esercizio delle competenze complementari ad esse assegnate e che contribuiscono a fronteggiare le criticità dell’economia digitale, si impegnano a strette forme di collaborazione negli interventi che interessano i mercati digitali, anche attraverso la sottoscrizione di un memorandum of understanding”. In questo senso si punta a rafforzare i campi d’azione delle Authority.

Guardando alle linee guida, preminente rilievo viene attribuito al ruolo della politica, di cui parla la prima raccomandazione – “Governo e Parlamento si interroghino sulla necessità di promuovere un appropriato quadro normativo che affronti la questione della piena ed effettiva trasparenza nell’uso delle informazioni personali (nei confronti dei singoli e della collettività” -, raccomandazione legata alla seconda, inerente ad un “rafforzamento della cooperazione internazionale sul disegno di policy per il governo dei Big Data”.

Tra le altre raccomandazioni si segnalano quella inerente la promozione di una “policy unica e trasparente circa l’estrazione, l’accessibilità e l’utilizzo dei dati pubblici al fine della determinazione di politiche pubbliche a vantaggio di imprese e cittadini” realizzabile tramite “un coordinamento tra tale policy e le strategie europee già esistenti per la costituzione di un mercato unico digitale”. Si rende necessario anche “ridurre le asimmetrie informative tra utenti e operatori digitali, nella fase di raccolta dei dati, nonché tra le grandi piattaforme digitali e gli altri operatori che di tali piattaforme si avvalgono”.

Sul fronte della concorrenza si auspica “una riforma del controllo delle operazioni di concentrazioni al fine di aumentare l’efficacia dell’intervento delle autorità di concorrenza” tenendo conto che “con la diffusione dei Big Data il controllo delle concentrazioni assume una nuova centralità”. Infine, si auspica l’agevolazione della “portabilità e la mobilità di dati tra diverse piattaforme, tramite l’adozione di standard aperti e interoperabili”.