GDPR 2016/679: la UE cambia la privacy

18 Ottobre 2017 (14:30 / 17:30) – Unione Confcommercio Milano, Corso Venezia 47, Sala Turismo.

A distanza di quasi vent’anni dall’entrata in vigore della prima legge italiana in materia di privacy, lo scorso 4 maggio 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale Europea il Regolamento UE n. 2016/679: GDPR – General Data Protection Regulation, che vedrà la sua totale applicazione a partire dal 25 maggio 2018 e che è obbligatorio nei suoi elementi e direttamente applicabile a tutti gli Stati membri.

Il GDPR 2016/679 interessa aziende di ogni ordine e grado, enti pubblici e altri individui che debbano gestire, conservare, trasferire o trattare dati personali. Esso si applica anche qualora il trattamento dei dati personali di cittadini UE venga effettuato in Stati extra-UE e contiene inoltre alcuni rischi di tipo penale che interessano i titolari del trattamento dei dati ed i responsabili aziendali, oltre a sanzioni amministrative che possono raggiungere anche 20 milioni di euro!

Assofranchising, in collaborazione con Risk Solver, organizza un convegno per illustrare il GDPR e l’impatto che esso avrà sulle aziende europee a poco più di 6 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento.

La partecipazione è gratuita previa registrazione obbligatoria a questo link.

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BAA Legal – “Internet e reputazione aziendale”

Milano, 6 novembre 2017 – Università Bocconi, via Sarfatti 25 

La reputazione aziendale è diventata ormai un parametro della performance d’impresa e con la diffusione dei social network, i rischi che questa venga intaccata sono aumentati notevolmente: gli Avvocati Flaviano Sanzari e Alessandro La Rosa, dello Studio Previti, proveranno ad inquadrare la problematica da un punto di vista giuridico, ponendo poi l’attenzione, con un approccio concreto e frutto di esperienze professionali vissute, sulle questioni più rilevanti e sulle tutele perseguibili. Imprescindibile è munirsi di un sistema di monitoraggio della rete per poter individuare subito le criticità. Il monitoraggio, però, non è sufficiente se a questo non fa seguito una repentina e mirata risposta, che va preparata insieme alla strategia di difesa da attuare nei casi in cui l’azienda venga attaccata. L’Avv. Federico Andreoli dello Studio AP4Legal si occuperà, poi, di analizzare come nell’ultimo decennio si sia sempre più sviluppato il comune sentire che il pagamento delle imposte sia un dovere sociale e che, quindi, la pianificazione fiscale, perseguita dalle multinazionali ed altre imprese, anche se legale, non sia “etica”. Ne consegue che, le notizie e i commenti relativi ad accertamenti fiscali effettuati verso una determinata impresa hanno ora un impatto immediato sulla sua reputazione aziendale. Questo fenomeno si è recentemente ampliato poiché sul Web vengono pubblicate non solo le indagini svolte dalle Autorità fiscali ma anche quelle di soggetti indipendenti (i.e. Panama Papers, Lux-Leaks, ecc.).

Programma:

17.30  Accrediti

18.00  Saluti di benvenuto e apertura dei lavori
Roberto Panetta – Avvocato, Docente Università Bocconi, BAA Topic Legal

18.15  Interventi
Alessandro La Rosa – Avvocato, Componente del Comitato Scientifico di OWL (Osservatorio Web Legalità)
Federico Andreoli – Avvocato Studio AP4Legal
Flaviano Sanzari –  Avvocato Studio Legale Previti

20.00 Fine dei lavori

Per partecipare:
L’incontro è aperto a tutti, la partecipazione è gratuita con registrazione obbligatoria tramite questo link.

BAA Legal – “Internet e reputazione aziendale”

Milano, 6 novembre 2017 – Università Bocconi, via Sarfatti 25 

La reputazione aziendale è diventata ormai un parametro della performance d’impresa e con la diffusione dei social network, i rischi che questa venga intaccata sono aumentati notevolmente: gli Avvocati Flaviano Sanzari e Alessandro La Rosa, dello Studio Previti, proveranno ad inquadrare la problematica da un punto di vista giuridico, ponendo poi l’attenzione, con un approccio concreto e frutto di esperienze professionali vissute, sulle questioni più rilevanti e sulle tutele perseguibili. Imprescindibile è munirsi di un sistema di monitoraggio della rete per poter individuare subito le criticità. Il monitoraggio, però, non è sufficiente se a questo non fa seguito una repentina e mirata risposta, che va preparata insieme alla strategia di difesa da attuare nei casi in cui l’azienda venga attaccata. L’Avv. Federico Andreoli dello Studio AP4Legal si occuperà, poi, di analizzare come nell’ultimo decennio si sia sempre più sviluppato il comune sentire che il pagamento delle imposte sia un dovere sociale e che, quindi, la pianificazione fiscale, perseguita dalle multinazionali ed altre imprese, anche se legale, non sia “etica”. Ne consegue che, le notizie e i commenti relativi ad accertamenti fiscali effettuati verso una determinata impresa hanno ora un impatto immediato sulla sua reputazione aziendale. Questo fenomeno si è recentemente ampliato poiché sul Web vengono pubblicate non solo le indagini svolte dalle Autorità fiscali ma anche quelle di soggetti indipendenti (i.e. Panama Papers, Lux-Leaks, ecc.).

Programma:

17.30  Accrediti

18.00  Saluti di benvenuto e apertura dei lavori
Roberto Panetta – Avvocato, Docente Università Bocconi, BAA Topic Legal

18.15  Interventi
Alessandro La Rosa – Avvocato, Componente del Comitato Scientifico di OWL (Osservatorio Web Legalità)
Federico Andreoli – Avvocato Studio AP4Legal
Flaviano Sanzari –  Avvocato Studio Legale Previti

20.00 Fine dei lavori

Per partecipare:
L’incontro è aperto a tutti, la partecipazione è gratuita con registrazione obbligatoria tramite questo link.

36° Congresso Internazionale di ATRIP – “The Object and Purpose of Intellectual Property”

25 Ottobre 2017 – Wellington, Nuova Zelanda.

L’Avv. Maria Letizia Bixio interverrà durante la seconda giornata del 36° Congresso Internazionale di ATRIP – “The Object and Purpose of Intellectual Property”  che si terrà presso la Victoria University di Wellington, con una relazione dal titolo: “Collective Management Systems Vis-à-Vis Competition Law and Policy, The European Response”.

SMAU – “Strumenti giuridici per l’imprenditore innovativo: piani di work for equity ed equitycrowdfunding”

WORKSHOP – Smau Milano 2017

 

Milano – Mercoledì 25 Ottobre – ore 15:00

A cura di Startup Ally

Programma:

Milena Prisco, Studio Previti – Remunerazione e incentivazione: suggerimenti tecnici e spunti pratici per implementare i piani destinati ai dipendenti, agli advisor e ai partner commerciali.

Francesca Ferrero, Studio Trevisan e Cuonzo – La disciplina della PI sviluppata dal dipendente/la tutela del segreto aziendale.

Giovannella Condò, Milano Notai – Gli investitori on line. Cosa fare, come gestire i rapporti con i founders.

Illegittimo il licenziamento per attività prestata in malattia che non pregiudica la guarigione

La Corte di Cassazione con sentenza n. 21667 del 19 settembre 2017 ha dichiarato illegittimo un licenziamento irrogato ad una lavoratore che durante un periodo di assenza dal lavoro per malattia aveva svolto attività lavorativa presso l’esercizio commerciale del figlio.

La Suprema Corte nella summenzionata sentenza ha ribadito il consolidato principio sulla base del quale lo svolgimento di un’altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia è idoneo a giustificare il recesso del datore di lavoro per violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà ove tale attività esterna, prestata o meno a titolo oneroso, sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una sua fraudolenta simulazione, ovvero quando, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, l’attività stessa possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro del lavoratore in servizio (v. ex plurimis Cassazione n. 17625/2014 e n. 24812/2016).

Secondo la Cassazione, la corte territoriale ha vagliato adeguatamente le attività svolte dal lavoratore risultanti dagli atti di causa (fotografie effettuate dall’agenzia investigativa) e dalle risultanze istruttorie, escludendo, dopo aver richiamato la giurisprudenza di legittimità sul rilievo disciplinare dello svolgimento dell’attività lavorativa durante la malattia,  che potessero integrare la giusta causa di licenziamento.

Le attività svolte, infatti, potevano essere astrattamente riconducibili a una prestazione lavorativa, tuttavia non erano idonee a pregiudicare la guarigione del lavoratore, né tanto meno ad avvalorare l’ipotesi di inesistenza della malattia.

La Corte di Giustizia interpreta in maniera estensiva il concetto di licenziamento

La Corte di Giustizia CE-UE con sentenza 21 settembre 2017, n. C-429/16 afferma che nella nozione di “licenziamento” deve essere ricompresa qualsiasi cessazione del contratto che si verifica per iniziativa del datore di lavoro.

Ciò posto, precisa la Corte di Giustizia, anche una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali e salariali che si verifica per iniziativa del datore di lavoro cui consegue, per rifiuto del lavoratore, la risoluzione del contratto, va annoverata ai fini del calcolo del numero complessivo dei licenziamenti effettuati.

Sulla scorta di tale principio si dovranno attendere gli affetti di tale pronuncia nel diritto nazionale che attualmente, invece, considera valevoli nel computo esclusivamente i licenziamenti.

Quando una quietanza assume valore di transazione

Avv. Francesca Frezza

La generica rinuncia del lavoratore ad una serie di titoli riferibili astrattamente al rapporto di lavoro ha valore nella misura in cui vi sia consapevolezza da parte del dipendente di ciò che consegue alla abdicazione dei diritti che debbono essere determinati o determinabili sia sulla base della documentazione che del comportamento tenuto dalle parti.

La Suprema Corte con la recente sentenza n. 20976 dell’8 settembre 2017 si riallaccia al summenzionato principio consolidato ribadendo che la usuale formula “al solo fine di evitare qualsiasi rischio di controversie” costituisce semplice quietanza e non preclude la possibilità a future rivendicazioni.

Il caso sottoposto al vaglio della Suprema Corte riguardava un ricorso promosso da un lavoratore che chiedeva accertarsi il proprio diritto a vedersi ricalcolare il TFR sulla base del lavoro straordinario svolto in via continuativa.

Sia in primo che in secondo grado il lavoratore era risultato soccombente.

La Corte territoriale di Bari, in particolare, aveva rigettato la domanda sul presupposto che, all’atto di risoluzione del rapporto, il lavoratore aveva firmato un documento nel quale la società dichiarava di corrispondere, oltre alle competenze finali dovute, una ulteriore somma a titolo transattivo per integrazione del TFR al solo fine di evitare qualsiasi rischio di eventuali controversie.

La corte territoriale riteneva, quindi, che l’atto sottoscritto aveva piena efficacia di rinuncia e transazione essendo chiara la volontà abdicativa e dismissiva del diritto.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ritenuto fondato il gravame promosso dal lavoratore sul presupposto che la consapevolezza del diritto non poteva certo dirsi esistente a fronte di una generica rinuncia.

Allorquando un datore di lavoro, come nel caso di specie, oltre al trattamento di fine rapporto, si impegna a corrispondere, all’atto della cessazione del rapporto, una somma lorda a titolo di rinuncia a far valere eventuali rivendicazioni anche relative al calcolo del TFR, l’eventuale adesione del lavoratore si configura come una mera quietanza e non esclude future rivendicazioni relative all’incidenza dello straordinario sul TFR.

Precisa, infatti, la corte che la quietanza a saldo sottoscritta dal lavoratore ove contenga una dichiarazione di rinuncia riferita, in termini generici, ad una serie di titoli in astratto ipotizzabili in relazione alla prestazione di lavoro subordinato e alla conclusione del relativo rapporto, può assumere il valore di rinuncia o di transazione alla condizione che risulti accertato, sulla base dell’interpretazione del documento o per il concorso di altre specifiche circostanze desumibili “aliunde”, che essa sia stata rilasciata con la consapevolezza di diritti determinati o obiettivamente determinabili e con il cosciente intento di abdicarvi o di transigere sui medesimi; infatti, enunciazioni di tal genere sono assimilabili alla clausole di stile e non sono sufficienti di per sé a comprovare l’effettiva sussistenza di una volontà dispositiva dell’interessato (ex plurimis Cassazione n. 8991/2008; 11536/2006; 13792/2006).

Prescrizione in materia di danno da omissione contributiva: le Sezioni Unite chiariscono i termini

Avv. Francesca Frezza

Il diritto del lavoratore a vedersi costituire, a spese del datore, la rendita vitalizia per effetto del mancato versamento da parte di quest’ultimo dei contributi previdenziali è soggetto all’ordinario termine di prescrizione che decorre dalla data di prescrizione del credito contributivo dell’inps, indipendentemente dal fatto che il lavoratore sia o meno a conoscenza della omissione contributiva.

È quanto ha precisato la Corte di Cassazione a sezioni Unite con sentenza n. 21302 del 14 settembre 2017, all’esito di un gravame promosso dalla Regione Toscana avverso la sentenza della Corte di Appello di Firenze (sentenza depositata il 19.2.2016) che aveva accolto l’impugnazione da parte di una ex dipendente avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede – che le aveva rigettato la domanda volta all’accertamento del diritto alla costituzione della rendita vitalizia nei confronti dell’Inps.

La sentenza della Corte territoriale aveva riconosciuto tale diritto alla lavoratrice per il periodo compreso tra gennaio 1973 e settembre 1974, condannando lo stesso istituto di previdenza alla determinazione della riserva matematica e la Regione Toscana, presso la quale l’appellante era impiegata dal 21.9.1974, a versare direttamente all’Inps tale riserva per la regolarizzazione della posizione assicurativa.

La ricorrente deduceva la violazione o falsa applicazione degli artt. 13 L. n. 1338/1962, 2935, 2939, 2946 e 1227 cod. civ., nonché l’omesso esame circa un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, contestando la decisione con la quale la Corte di merito aveva ritenuto che nella fattispecie non era maturata l’eccepita prescrizione del diritto preteso dalla controparte.

Assumeva, invero, la ricorrente che, avendo la lavoratrice chiesto la condanna della datrice di lavoro a versare all’Inps la riserva matematica, il termine di prescrizione decorreva solo dal momento della prescrizione del credito contributivo dell’Inps.

Ciò posto, considerato che il periodo rispetto al quale si chiedeva l’accertamento della sussistenza del rapporto di lavoro era compreso tra il mese di gennaio del 1973 e quello di settembre del 1974, ne conseguiva che nel mese di ottobre del 1984 si era prescritto il credito contributivo e nel mese di ottobre del 1994 il diritto alla costituzione della rendita.

Erano da considerare, quindi, a parere del ricorrente, tardive sia la richiesta pervenuta alla Regione Toscana in data 31 maggio 2008 per il riconoscimento contributivo, sia la domanda del versamento della riserva matematica all’Inps proposta col ricorso di primo grado depositato ‘8.5.2012 e notificato il 9.10.2012.

Per la Suprema Corte il motivo di doglianza è fondato, precisando che “il diritto del lavoratore di vedersi costituire, a spese del datore di lavoro, la rendita vitalizia di cui all’art. 13, comma 5, della I. n. 1338 del 1962, per effetto del mancato versamento da parte di quest’ultimo dei contributi previdenziali, è soggetto al termine ordinario di prescrizione, che decorre dalla data di prescrizione del credito contributivo dell’INPS, senza che rilevi la conoscenza o meno, da parte del lavoratore, della omissione contributiva” (conf. a Cass. Sez. Lav. n. 3756 del 13.3.2003) nonchè (Cass. Sez. Lav. n. 12213 del 3.7.2004) che “nel caso di omessa contribuzione previdenziale da parte del datore di lavoro e di prescrizione del corrispondente diritto di credito spettante all’ente assicuratore, il prestatore di lavoro subisce un danno immediato, diverso dalla perdita futura e incerta della pensione di anzianità o di vecchiaia, consistente nella necessità di costituire la provvista per il beneficio sostitutivo della pensione. La prescrizione del diritto al risarcimento di questo danno decorre dal momento di maturazione della prescrizione del diritto ai contributi, spettante all’ente assicuratore

Pertanto, a parere della Suprema Corte, ha ragione la difesa dell’ente territoriale a dolersi della decisione della Corte d’appello di ritenere inapplicabile la prescrizione alla richiesta di costituzione della rendita in esame, atteso che il principio di certezza del diritto impone di considerare che sussiste un termine finale entro il quale lavoratore interessato possa esercitare il diritto potestativo a vedersi costituire la rendita di cui alla L. n. 1338 del 1962, art. 13, per i contributi omessi e tale prescrizione non può essere che quella ordinaria decennale.

A sua volta, per le stesse ragioni di certezza, quest’ultimo periodo di prescrizione non può che decorrere dalla maturazione della prescrizione, anch’essa decennale, del diritto al recupero dei contributi da parte dell’Inps per l’accantonamento necessario alla costituzione della riserva matematica del relativo fondo di destinazione.

Obblighi informativi ed adeguatezza dell’investimento

Non è sufficiente, per ritenere assolti gli obblighi informativi che gravano sull’intermediario finanziario, aver fornito e fatto sottoscrivere al cliente con propensione al rischio medio-bassa una serie di documenti, pur in osservanza delle disposizioni di legge, qualora a ciò non si accompagni un’effettiva attività di informazione del cliente tesa a consentirne la formazione di una volontà pienamente consapevole, che tenga conto, in particolare, della concreta propensione al rischio desumibile anche da investimenti pregressi.

Lo ha stabilito il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con sentenza dell’11.7.2017.