Seminar Lunch: “Web e Social Media: come tutelare la reputazione aziendale”

Milano, 29 Novembre 2016

Studio Previti, in collaborazione con AIGI (Associazione Italiana Giuristi di Impresa) e con l’Osservatorio Web e Legalità, organizza un incontro tra addetti ai lavori, per illustrare i metodi più efficaci di tutela della reputazione delle aziende nella rete.

Editore responsabile se pubblica video senza autorizzazione

Lo Studio Previti ha assistito Mediaset nella vertenza che ha accertato la responsabilità del Gruppo Editoriale L’Espresso per la violazione del diritto d’autore e la concorrenza sleale realizzata ai danni di RTI tramite il sito “Repubblica.it”.

Il Gruppo Editoriale L’Espresso dovrà risarcire i danni causati ad RTI e dovrà rimuovere tutti i video pubblicati attraverso il portale telematico “Repubblica.it”. Al Gruppo L’Espresso è stata anche inibita ogni futura pubblicazione non autorizzata di contenuti audiovisivi dell’editore televisivo.

 

Estratto da “La Repubblica.it”

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Nuove regole per le società straniere operanti in Cina

E’ in dirittura di arrivo l’attesa riforma che porterà alla rinnovata regolamentazione degli Investimenti Stranieri Diretti (FDI). In attesa che la nuova Foreign Investment Law sia varata nella sua versione finale, tre delle più importanti regolamentazioni vigenti in materia di società a capitale straniero sono state emendate con effetto a far data dal 1 Ottobre 2016. In particolare, il Governo Cinese ha compiuto  una corposa revisione delle norme disciplinanti le società interamente a capitale straniero (WFOE), le joint venture azionarie (EJV) e le joint venture contrattuali (CJV), nonché promulgando un nuovo regolamento contente le disposizioni per la registrazione di tutte le tipologie societarie a capitale straniero (FIE).A tale riguardo si passa da un sistema di approvazione “manuale” del nuovo veicolo, che veniva valutato approfonditamente dagli uffici territoriali del MOFCOM (Ministero del Commercio), a quello di un più semplice controllo della documentazione standard presentata on-line dalla società straniera. Unico limite per le costituende NewCo l’ottenimento di una preventiva autorizzazione governativa nel caso in cui eserciti una delle attività presenti nella “black list” diramata dal Governo. Ciò significa che tutti i settori non inclusi nella lista sono ritenuti autorizzati e per tali aree non vi è più alcuna necessità di omologazione individuale dell’impresa. Grande attenzione deve essere posta dagli operatori commerciali stranieri sui dati da comunicare on line relativi al controllo societario. Dovranno, infatti, essere indicati nel dettaglio i dati delle persone fisiche o delle entità pubbliche che hanno l’effettivo controllo della società, intendendosi per tale il potere di prendere le concrete decisioni di governance. La nuova disciplina che verrà finalizzata nei mesi a venire costituisce un passo importante verso la riduzione dei tempi necessari per l’apertura di una NewCo. Rappresenta al tempo stesso una nuova forma di verifica importante per le società a capitale straniero già presenti sul territorio cinese che si dovranno attivare sin da subito per il recepimento delle nuove norme.

Contratto di agenzia: le modifiche valgono solo per iscritto

Ci vuole la prova scritta per provare la validità di un accordo fra le parti che modifichi un contratto di agenzia in essere fra le stesse. La Corte di Cassazione con la sentenza n. 19716 pubblicata il 3 ottobre 2016 ha, infatti, stabilito che la forma scritta è richiesta come elemento essenziale di prova, non solo per ogni contratto di agenzia, e questo nel rispetto dell’articolo 1742 del codice civile, ma anche per le sue eventuali modifiche ed integrazioni. Tanto, a prescindere dalla circostanza che il contratto contenga o meno la clausola che richieda la forma scritta per le sue modifiche. Nel caso di specie la Suprema Corte ha ribaltato la decisione della Corte di Appello, competente a decidere su una disputa avente ad oggi il pagamento di provvigioni in misura diversa da quanto stabilito in un contratto di agenzia, e lo ha fatto fondando la sua decisione sul principio secondo cui la conclusione di un accordo verbale di ripartizione delle provvigioni avvenuta tra agenti non sarebbe dimostrabile processualmente sulla base della prova testimoniale, che non poteva essere ammessa. Alla luce di detto principio è raccomandabile procedere sempre a formalizzare per iscritto eventuali modifiche delle previsioni di un contratto di agenzia e questo nell’ottica di poterne fornire una prova valida ed efficace nel caso di futuri contenziosi fra le parti.

Porte aperte nei locali dell’azienda al socio accomandante

Il socio accomandante ha il diritto di ispezionare i locali aziendali in virtù del potere di ispezione che gli riconosce l’articolo 2320 c.c., seppure con riferimento alle scritture contabili ed ai documenti della società. Lo ha stabilito con ordinanza del 27 settembre 2016 il Tribunale di Fermo nell’ambito di un procedimento di urgenza ex articolo 700 c.p.c.. Il diritto di ispezione documentale può essere esteso dal socio ai locali aziendali ed ai beni aziendali quando non sia possibile esercitare un effettivo controllo sulla gestione dell’azienda sulla sola base della documentazione e quando risulti funzionale all’esercizio del diritto di controllo da parte del socio non amministratore al fine di far valere interessi individuali. Resta in ogni caso necessario che si rispetti il canone della buona fede, dovendosi evitare che l’atto ispettivo costituisca intralcio all’attività dell’amministrazione, trasformandosi, di conseguenza, in atto emulativo o ostruzionistico. Elemento essenziale per la tutela cautelare di questo diritto rimane la dimostrazione del pregiudizio conseguente alla mancata ispezione del socio circostanza che il Tribunale di Fermo non ha ritenuto sussistere nel caso specifico tanto da rigettare la richiesta per il provvedimento di urgenza. Il provvedimento fissa, in ogni caso, un principio nuovo ed importante a garantire l’effettività del controllo sulla gestione aziendale da parte del socio accomandatario.

Start Up: sgravi fiscali fino al 30% per chi investe

La Legge di Bilancio 2017 ha previsto importanti benefici fiscali per chi investe nelle start up innovative ormai a quota 6.400 nella sezione speciale del Registro delle Imprese.

La manovra finanziaria ha inteso premiare come “aziende sponsor” le società quotate o le società da queste controllate che decideranno di finanziare le startup e che beneficeranno di detrazioni fiscali non più del 19% ma del 30% sugli investimenti fino a 1 milione di euro. Inoltre, la misura consente alle startup, partecipate da una società quotata o da una sua controllata per almeno il 20%, di vendere a queste ultime le perdite realizzate nei primi tre periodi di imposta di attività. L’azienda sponsor potrà dedurre le perdite acquistate dal proprio reddito complessivo per l’intero importo che vi trova capienza nei primi tre periodi di imposta e per l’eventuale eccedenza negli anni successivi senza limiti di tempi. Questa possibilità di cedere le perdite costituisce una deroga al consolidato fiscale nazionale. Inoltre, le agevolazioni per gli investimenti salgono al 30% sia per i contribuenti soggetti Irpef (oggi la detrazione è pari al 19%), sia per i soggetti Ires che oggi beneficiano di una deduzione al 20%. La nuova aliquota riguarderà tutti i tipi di startup indistintamente, ivi compreso quelle a vocazione sociale, per cui ad oggi è prevista una detrazione pari al 25%. Con specifico riferimento poi ai soggetti Irpef il limite massimo dell’investimento su cui calcolare la detrazione passa da 500 mila euro ad 1 milione di euro. Il periodo minimo di investimento per poter beneficiare degli incentivi fiscali arriva fino a tre anni a cominciare da investimenti effettuati dal 2015 in avanti.

Aumenti di capitale: è vincolante la dichiarazione di sottoscrizione

Avv. Milena Prisco

La semplice dichiarazione del socio di voler sottoscrivere un aumento di capitale è vincolante verso la società e lo costringe alla sottoscrizione della partecipazione emessa in sede di delibera e al versamento del relativo conferimento. La sottoscrizione dell’aumento di capitale di una s.r.l. ha natura consensuale e dunque si perfeziona nel momento in cui il socio manifesta la volontà di acquistare le nuove quote. Lo afferma il Tribunale di Roma nella sentenza del 25 agosto scorso. La decisione impatta sulle formalità della dichiarazione di sottoscrizione nonché sui contratti di investimento e sui patti parasociali dove le parti, soci e non soci, si impegnano a sottoscrivere aumenti di capitale di futura deliberazione.

 

La recente decisione del Tribunale di Roma accende i riflettori su un aspetto fondamentale della procedura di sottoscrizione degli aumenti di capitale, talvolta sottovalutata a discapito degli effetti di fondamentale importanza che ne derivano a carico dei soci e dei terzi sottoscrittori. Per capire la portata della decisione ed i suoi effetti pratici sui contratti di investimento e talvolta sui patti parasociali, vale la pena partire dalla valenza giuridica della dichiarazione di sottoscrizione di un aumento di capitale.

La sottoscrizione di una determinata partecipazione in sede di aumento di capitale può avvenire sulla base di una semplice dichiarazione – scritta o orale – del socio o del terzo a cui è destinato l’aumento e questo dal momento che la sottoscrizione ha la natura dell’accettazione di un contratto consensuale che si perfeziona, quindi, con il consenso delle parti. Ed infatti, la deliberazione di aumento del capitale da parte dell’assemblea costituisce a tutti gli effetti una proposta della società e la sottoscrizione del socio o del terzo la sua accettazione, secondo il classico schema del contratto consensuale. La conseguenza è che il socio o il terzo sottoscrittore rispettivamente aumenta o acquisisce la propria partecipazione già per effetto della manifestazione di volontà di aderire all’aumento di capitale. Tanto a prescindere dal versamento del conferimento che il socio ed il terzo sono obbligati a fare, al momento dell’adesione, nell’ammontare che corrisponda ad almeno il 25% del capitale sottoscritto; ed infatti, il versamento riguarda la fase esecutiva del contratto di sottoscrizione e non la genesi. Solo per inciso si ricorda che nel caso in cui l’aumento preveda un importo a titolo di sovrapprezzo, quest’ultimo va versato integralmente.

Non è un caso che entro 30 giorni dalla sottoscrizione, gli amministratori sono obbligati a depositare per l’iscrizione nel Registro delle imprese l’attestazione che l’aumento del capitale è stato eseguito e questo proprio perché la sola sottoscrizione è sufficiente a determinare il perfezionamento del contratto fra i soci o i terzi e la società. La Suprema Corte con la sentenza n. 22016/2007 ha chiarito che non sono prescritte forme particolari per la dichiarazione di volontà di un socio o di un terzo, che intendono sottoscrivere un aumento di capitale, visto che l’esercizio di tale diritto si può desumere anche da fatti concludenti, l’importante è che la manifestazione di sottoscrizione avvenga entro il termine fissato dalla delibera assembleare. Il Tribunale di Roma, richiamando la sentenza della Suprema Corte n. 19813/2009, a tal proposito sottolinea come la dichiarazione di volontà sia cosa ben diversa e non coincide con il voto in assemblea del socio intenzionato a sottoscrivere l’aumento.

Con riferimento alla disputa che è alla base della sentenza del Tribunale di Roma, la società aveva dimostrato che, con una lettera del dicembre 2011, la socia aveva manifestato la volontà di sottoscrivere 45 mila nuove quote, richiamando l’aumento che era stato deliberato dall’assemblea dei soci. La manifestazione di volontà è risultata “chiara e inequivoca”, tanto più che nella lettera inviata alla società la socia sottolineava che avrebbe proceduto al relativo versamento della partecipazione sottoscritta secondo le indicazioni dell’organo amministrativo. Inoltre, nella comunicazione non emergeva alcun elemento che lasciasse pensare ad un’intenzione di voler condizionare l’efficacia della propria dichiarazione, e quindi della sottoscrizione, ad un evento futuro ed incerto.

Da quanto precede risulta evidente come, ove ci sia un accordo -come può essere un contratto di investimento o un patto parasociale- che preveda l’obbligo di sottoscrizione di un aumento di capitale aperto e scindibile da parte di un socio o di un terzo subordinatamente al verificarsi di un certo evento (pensiamo ad esempio al raggiungimento di obiettivi e di milestone), la dichiarazione di sottoscrizione resa dal socio o dal terzo deve tenere conto della condizione sospensiva chiarendo che la volontà della sottoscrizione sarà comunque subordinata al realizzarsi dell’evento concordato. Eguale cautela deve essere assunta nell’ambito sempre dei contratti di investimento e dei patti parasociali che vedono fra le parti oltre ai soci ed ai potenziali investitori anche le società, anche in questo caso sarebbe opportuno prevedere espressamente che ogni impegno di sottoscrizione di un aumento di capitale, per quanto già concordato contrattualmente, sia confermato da una dichiarazione espressa del socio o del terzo investitore a cui è destinato l’aumento di capitale.

Blocco aumenti salariali per il ccnl terziario

Sospesa l’erogazione delle tranche di aumento dei minimi tabellari di novembre 2016 per i dipendenti da aziende del terziario di mercato distribuzione e servizi.

E’ quanto previsto nell’accordo del 24 ottobre 2016 raggiunto tra Confcommercio e i sindacati.

Il clima di perdurante incertezza economica e stagnazione dei consumi che ancora caratterizza il Paese unitamente al mancato accordo contrattuale con le organizzazioni della grande distribuzione ha, infatti, determinato Confcommercio e Filcams, Fisascat e Uiltucs a raggiungere un accordo per sospendere l’erogazione della tranche di 16 euro di aumento prevista per il prossimo novembre dal Contratto nazionale del Terziario della distribuzione e dei servizi siglato il 30 marzo 2015.

Le Parti hanno pertanto sottoscritto un accordo integrativo al Ccnl dove viene anche stabilito che Confcommercio e Filcams, Fisascat e Uiltucs si incontreranno nuovamente entro il 5 dicembre prossimo per la definizione della nuova decorrenza degli aumenti contrattuali

Novità in tema di dimissioni

Il D.Lgs. 185/2016 cd. “correttivo al Job Act” ha introdotto, tra i soggetti abilitati alla trasmissione dei moduli delle dimissioni telematiche, anche i consulenti del lavoro e le sedi territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Per inciso, si ricorda che, al fine di contrastare il deprecabile fenomeno delle c.d. “dimissioni in bianco” il d.lgs. 151/2015 aveva previsto che le dimissioni, pena inefficacia delle stesse, dovevano essere rassegnate, autonomamente o tramite intermediari abilitati, esclusivamente con modalità telematiche attraverso una specifica procedura online.

La novità normativa, abilita così anche i Consulenti del Lavoro ad assistere e ad attestare i lavoratori nella delicatissima fase delle dimissioni.

Stretta sui voucher per lavoro accessorio

Il 17 ottobre 2016 è stata emanata circolare n. 1 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, costituito a seguito della previsione normativa contenuta nel d.lgs. 149/2015 che ha fornito indicazioni operative per adempiere ai nuovi obblighi di legge.

La Circolare viene emessa sulla scorta delle linee guida del Decreto legislativo n. 185 del 24 settembre 2016, correttivo del Jobs Act, che, nel disporre la tracciabilità dei voucher,  ha introdotto nuovi obblighi di comunicazione per chi li utilizza per retribuire prestazioni di lavoro accessorio.

Il decreto legislativo n. 185/2016 ha introdotto alcune disposizioni che integrano e modificano, fra l’altro, il c.d. codice dei contratti di cui al D.Lgs. n. 81/2015.

In particolare, il nuovo art. 49, comma 3, del D.Lgs. n. 81/2015 stabilisce che “i committenti imprenditori non agricoli o professionisti che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, a comunicare alla sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, indicando, altresì, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione. I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità di cui al primo periodo, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni”.

La violazione dell’obbligo di comunicazione comporta l’applicazione della “sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione”.

Resta in ogni caso fermo l’obbligo di inviare la dichiarazione di inizio attività da parte del committente già prevista nei confronti dell’INPS, la cui assenza unitamente alla mancata comunicazione di cui sopra, comporterà l’applicazione della cd “maxisanzione” prevista in caso di accertamenti di rapporti di lavoro non regolarizzati.