La minaccia della rete per il diritto d’autore

Circa il 25% dei giovani che accedono a internet utilizzano opere protette diffuse illegalmente. Osservatorio Web e Legalità organizza un seminario sulla tutela giuridica dell’attività creativa in rete. Continua a leggere.

 

Pirateria online, Previti: “Solo le telco possono sconfiggerla”

L’avvocato specializzato in diritto della proprietà intellettuale: “Contro le dirette illegali degli eventi sportivi inefficace agire sul domain name system. E’ necessario, come stabilito per il caso Roja Directa, che i fornitori di connettività blocchino l’IP dei siti pirata”

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Internet e Diritto – Seminario LUISS, Roma

Il seminario Internet e Diritto. Tutela giuridica dell’attività creativa diffusa tramite strumenti informatici e telematici: problematiche e soluzioni dottrinarie e giurisprudenziali, organizzato dalla collaborazione tra l’Istituto Giuridico dello Spettacolo e dell’Informazione e l’Osservatorio Web e Legalità (OWL), si inserisce nel Corso di Informatica giuridica (in ambito internazionale) della Luiss Guido Carli e si terrà il prossimo 3 maggio alle ore 17 presso l’Aula 3 della sede di via Parenzo 11.

L’intento dell’iniziativa è quello di offrire risposte concrete sulle molteplici sfide da affrontare in ambito di tutela e sviluppo della proprietà intellettuale online.

Al fine di comprendere limiti e vantaggi della forte interconnessione tra tecnologia digitale, modalità di sfruttamento delle opere online e tutele autoriali, si guarderà al ruolo e alle responsabilità dei principali soggetti coinvolti, alle normative ad essi applicabili, con il tentativo di approdare ad una analisi delle ricadute a livello giuridico ed economico del più ampio fenomeno della pirateria digitale.

Info: owlitalia.com

Ricerca & Sviluppo: il credito di imposta vale anche per gli autonomi

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 5/E del 16 marzo 2016 specifica che i costi sostenuti dalle società per l’attività di ricerca svolta da professionisti esterni alle società e che operano in totale autonomia di mezzi e di organizzazione possono essere ricondotti alle spese per contratti di ricerca ed usufruire del credito di imposta del 100%. La circolare nell’individuazione di quali attività possano essere comprese in quelle di R&S, chiarisce che le attività, per essere ammissibili, non devono per forza essere svolte in ambito scientifico e/o tecnologico, ma possono anche riguardare ambiti quali, per esempio, quello storico o sociologico; questo principio che ha una portata notevole si fonda sull’assunto corretto che vuole le attività di ricerca e sviluppo volte all’acquisizione di nuove conoscenze, all’accrescimento di quelle esistenti e all’utilizzo di tali conoscenze per nuove applicazioni, indipendentemente dall’ambito.

I quorum “rinforzati” dell’assemblea si modificano con quorum “rinforzati”

Ogni modifica di clausola statutarie che prevedono maggioranza “rinforzate” per l’approvazione di determinate delibere assembleari, dovrà essere approvata da una maggioranza “rinforzata” e ciò anche in assenza di una specifica previsione statutaria in tal senso. Lo ha stabilito di recente la Suprema Corte (sentenza n. 4967 del 14 marzo 2016) ribaltando il precedente orientamento di giurisprudenza e dottrina, secondo cui la clausola contenente maggioranze “ultra qualificate” in assenza di una specifica previsione statutaria andava modificata con una maggioranza semplice in quanto norma eccezionale e priva di applicazione analogica. Tanto comporta che nel caso in cui in uno statuto fosse presente una clausola di maggioranza “rinforzata” che coinvolga i soci di minoranza nelle delibere aventi ad oggetto determinate materie, detta clausola potrà essere modificata solo con il coinvolgimento della medesima minoranza e non di certo da una maggioranza assembleare più limitata.

E-couponing: la responsabilità del gestore della piattaforma

Avv. Milena Prisco

 

La società che svolge e-couponing (vendita on line di coupon e di cofanetti regalo) è tenuta a rimborsare il prezzo di acquisto al consumatore che non ha potuto beneficiare del coupon e del cofanetto regalo a seguito del rifiuto da parte dell’operatore tenuto a rendere il servizio o il prodotto acquistato. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato impone alle piattaforme di e-couponing serrati controlli sull’operato dei partner commerciali pena sanzioni salate.

Negli ultimi anni la vendita di e-couponing e di cofanetti regalo si è diffusa in modo esponenziale e agli operatori più noti, che hanno cavalcato il successo dei gruppi di acquisto (Groupon, Groupalia), se ne sono aggiunti molti altri (Smartbox, Wonderbox, etc.).

Che si tratti di coupon o di cofanetti regalo, il funzionamento è il medesimo: il consumatore acquista online, scegliendo da un’apposita vetrina virtuale (o anche presso i punti di rivendita per gli operatori di più grandi dimensioni), un “buono”, il cosiddetto “coupon”, che dà diritto ad ottenere prodotti o servizi offerti dai partners commerciali, che opera nei settori più disparati: pensiamo ad esempio all’acquisto di coupon “esperienziali” legati a ristorazione, turismo, tempo libero, fitness, etc.. Il coupon consente al consumatore di presentarsi presso uno degli esercenti che erogano il servizio acquistato, entro il termine stabilito nel buono stesso, ed usufruirne. In entrambi i casi, contrattualmente vi è un rapporto che coinvolge almeno tre soggetti: il gestore della piattaforma, l’operatore di servizi in loco e il consumatore.

Ma cosa accade quando l’esercente finale si rifiuta di rendere al consumatore il prodotto o il servizio oggetto del coupon o del cofanetto regalo? La forte tutela del Codice del consumo per gli acquisti online, impone il rispetto da parte del gestore della piattaforma degli obblighi volti ad evitare da un lato informazioni presuntivamente ingannevoli o comunque omissive in ordine a diversi elementi essenziali (quali le caratteristiche del servizio, la disponibilità, le garanzie post vendita, i termini per l’esercizio del diritto di recesso, le condizioni di fruibilità della prestazione, la durata di validità del cofanetto regalo); dall’altro, nell’ostacolare l’esercizio di diritti contrattuali, rilevanti ai sensi degli artt. 20, 21 e 22 del Codice del consumo, come quello di recesso e di rimborso mediante un atteggiamento dilatorio del call center o comunque attraverso inefficienze del servizio assistenza clienti. Pur tuttavia, questa tutela del Codice non basta e a farne le spese “oltre al consumatore è il gestore della piattaforma.

 

Ed infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ribalta sul gestore della piattaforma l’obbligo di rimborsare al consumatore il prezzo di acquisto nel caso in cui quest’ultimo non abbia potuto utilizzare il coupon per mancata accettazione dello stesso da parte del partner commerciale ed è molto stringente anche nell’imporre al gestore un controllo serrato sui partner commerciali mediante contatti diretti e/o misure di mistery call e/o di mistery mail, con l’obiettivo di monitorare in continuazione l’operato dei propri esercenti. Con il provvedimento n. 25809 del 13 gennaio 2016 relativo alla vendita dei cofanetti regalo “RegalOne” e “Movebox” (attraverso i siti internet www.regalone.it e www.movebox.eu) da parte della J09 S.r.l. e della Move Group S.r.l., nel frattempo dichiarate fallite il 26 gennaio 2016 dal Tribunale di Perugia, l’Autorità ha instaurato a carico delle predette società il procedimento diretto all’irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 5.000.000 euro, che dovrà concludersi entro 120 giorni decorrenti dal 1 febbraio 2016. La sanzione nasce proprio dall’inottemperanza delle misure di controllo dei partner commerciali che l’Autorità aveva imposto alle società con il provvedimento n. 25604 del 5 agosto 2015.

 

Ai consumatori non resta che la magra consolazione di dover presentare istanza di insinuazione al passivo delle società fallite nella speranza di recuperare il prezzo di acquisto dei coupon mai “riscossi” o in alternativa agire nei confronti del partner commerciale. Quanto ai gestori di e-couponing per limitare i danni devono contrattualmente stabilire con i propri partner commerciali meccanismi di indennizzo e di manleva da attivare nei confronti degli stessi a garanzia di qualsiasi pretesa risarcitoria o indennitaria dei consumatori o di terzi, che dovesse derivare da un qualsiasi loro inadempimento.

Crediti professionali

Lo studio legale associato ha legittimazione attiva a pretendere il pagamento del compenso professionale essendo l’associazione ex legge autonomo centro d’imputazione di rapporti giuridici rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l’incarico.

Questa la decisione della Corte di Cassazione che, con la recente sentenza n. 4268 del 4 marzo 2016 si è pronunciata in merito all’annosa questione della riscossione dei compensi professionali da parte dello studio legale associato che abbia delegato l’esecuzione dell’incarico professionale ai singoli avvocati facenti parte dello studio.

Assegno falso

L’avvenuta notifica del precetto, unitamente all’assegno bancario costituente il titolo della pretesa creditoria, impone al debitore precettato di disconoscere l’autenticità del documento già con l’opposizione a precetto, da proporre con contestuale querela di falso.

Lo ha stabilito il Tribunale di Taranto con la recente sentenza del 13 gennaio 2016, affermando che è privo di efficacia processuale il disconoscimento operato dal debitore, dopo aver proposto opposizione, nel corso del giudizio di opposizione.

Precetto – nuovo avvertimento

Costituisce mera irregolarità, come tale non comportante la nullità del precetto, il mancato inserimento, nell’atto di precetto, del nuovo avvertimento ex art. 480 c.p.c., secondo cui il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovra indebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore.

Lo ha deciso il Tribunale di Frosinone, con ordinanza del 28 gennaio 2016.

In precedenza, il Tribunale di Milano, con ordinanza del 23 dicembre 2015, aveva dichiarato nullo il precetto privo dell’avvertimento.