La CNIL si pronuncia su due tecniche di tracciamento per la trasparenza delle piattaforme

Nell’ambito di un più ampio progetto per la trasparenza delle operazioni online, il 2 ottobre 2020 il Digital Innovation Lab dell’Autorità francese per la protezione dei dati personali (CNIL) ha pubblicato due approfondimenti su due particolari tipologie di cookie di tracciamento.
 
Il contesto di riferimento

Per comprendere appieno il fenomeno sotto la lente della CNIL occorre precisare il meccanismo del digital advertising. Le piattaforme del web hanno l’interesse a cedere, dietro il pagamento di un corrispettivo, i propri spazi a terzi inserzionisti. In questo modo, gli editori realizzano proventi da investire nella propria attività d’impresa, online e non, e gli inserzionisti perseguono lo scopo di proporre i propri beni o servizi ad una “platea selezionata”. Difatti, attraverso l’installazione di indicatori di tracciamento, meglio noti come cookie, è possibile clusterizzare l’utenza della piattaforma di riferimento: in buona sostanza, conosciute le abitudini di navigazione dell’utente, sarà possibile proporre una inserzione personalizzata. In tale scenario, si collocano terzi intermediari: si tratta delle concessionarie incaricate dall’editore di promuovere la cessione dei propri spazi pubblicitari, ma anche dei fornitori di tracking che propongono, tramite l’installazione dei propri cookie, servizi di reportistica mirata alle piattaforme.

Purtroppo spesso sono state accertati tentativi di truffa da parte degli intermediari che hanno condotto negoziazioni sulla base di informazioni non veritiere sulla piattaforma di riferimento.

A fronte di una tale spiacevole circostanza, sono stati, nel corso degli anni, implementati degli indicatori di tracciamento che consentono agli attori del web di ottenere una visione trasparente del contesto in cui intendono investire le proprie risorse.

Gli standards “Ads.txt” e “Sellers.json”

Ads.txt” è un file di testo – quello che, nel linguaggio comune, chiamiamo cookie – caricato direttamente sul dominio del sito di riferimento che contiene una lista di tutti i concessionari autorizzati alla vendita degli spazi pubblicitari di quel sito. Per accedere a questo file di testo, infatti, sarà sufficiente aggiungere la dicitura “/ads.txt” al dominio di un sito nella barra dell’indirizzo.  In questo modo, un inserzionista può verificare l’autenticità della inventory del sito (l’insieme degli spazi pubblicitari che un editore mette a disposizione degli inserzionisti) controllando se il seller figura tra quelli presenti sulla lista. Se non c’è, ci sono buone probabilità che si tratti di un concessionario in malafede.

Sellers.json” è uno standard che potenzia la trasparenza del sistema degli annunci, contenente informazioni sull’intermediario disponibili pubblicamente, e che offre agli inserzionisti un modo affidabile per scoprire e verificare se le entità coinvolte nell’opportunità di pubblicità digitale siano attendibili.

Conclusioni

I file di testo citati sono a parere della CNIL da considerarsi soluzioni pratiche che portano benefici all’intero mercato, in quanto disincentivano il diffondersi di pratiche fraudolente e contribuiscono a promuovere una maggiore fiducia nei sistemi di compravendita automatizzata di pubblicità. Oltre ai loro principali obiettivi di portata generale, sono strumenti che possono migliorare la monetizzazione delle properties: rendendo pubblici i nomi di chi è legittimato a vendere gli spazi, si certifica che le inventory sono autentiche e meritevoli, rendendole anche più appetibili agli occhi dei futuri buyers.

Avv. Vincenzo Colarocco e Dott. Niccolò Olivetti