Il lavoratore addetto anche in forma discontinua a mansioni di maggior contenuto professionale matura il diritto alla qualifica superiore

Avv. Francesca Frezza

Un lavoratore rivendicava il proprio diritto al superiore inquadramento deducendo di essere stato adibito nel tempo a lunghi periodi nel quale era assegnato a mansioni superiori senza sostituire alcun lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto.

La domanda veniva respinta in primo grado con sentenza riformata dalla Corte di appello.

La società datrice di lavoro ricorreva per Cassazione eccependo la carenza di una adeguata dimostrazione in ordine alla volontà di frazionare il periodo al fine di impedire l’effetto della promozione automatica.

La Suprema Corte con sentenza n. 1556 del 23 gennaio 2020 ha respinto il ricorso  rilevando che la sentenza impugnata era conforme al consolidato orientamento  in forza del quale perché possa ravvisarsi la sistematicità e la frequenza di reiterate assegnazioni di un lavoratore allo svolgimento di mansioni superiori il cui cumulo sia utile all’acquisizione del diritto alla promozione automatica, occorre almeno, una programmazione iniziale della molteplicità degli incarichi ed una predeterminazione utilitaristica di siffatto comportamento.

La Cassazione ha invero ritenuto che tali elementi possono evincersi da circostanze obiettive ed in particolare, oltre alla frequenza e sistematicità delle assegnazioni, la rispondenza delle stesse ad una esigenza strutturale del datore di lavoro, tale da rivelare la utilità per la organizzazione aziendale della professionalità superiore.

Nel respingere il ricorso la Cassazione ha comunque rilevato che la corte distrettuale aveva ritenuto che dalla documentazione acquisita nel corso del giudizio era stata correttamente desunta la prova della sistematicità delle assegnazioni a mansioni superiori finalizzate a fare fronte ad una esigenza strutturale del datore di lavoro.