FaceApp: molto rumore per nulla?

Avv. Vincenzo Colarocco

FaceApp è un’applicazione per dispositivi mobili, prodotta da una società russa con sede a San Pietroburgo, la Wireless Lab, capace di modificare la foto-ritratto scattata dall’utente in un’immagine invecchiata, ringiovanita o trasformata in altro sesso.

Se, da un lato, la FaceApp mania impazza, complice anche l’abuso di molti influencer, dall’altro, il dibattito sull’applicazione si fa sempre più fervido. Lo sviluppatore americano Joshua Nozzi, con un tweet, ha accusato la Wireless Lab di raccogliere dati senza il consenso degli utenti, infuocando in questa maniera l’opinione pubblica. “Be careful with FaceApp” scriveva Nozzi “it immediately uploads your photos without asking, whether you chose or not”.

A destare preoccupazione il fatto che le foto modificate dall’applicazione siano salvate su un server controllato dalla Wireless Lab, senza che la privacy policy e i termini e condizioni chiariscano, in maniera intellegibile e trasparente, finalità e tempo di conservazione delle stesse. Detto altrimenti, FaceApp non sembra essere GDPR compliant nonostante la normativa comunitaria, secondo il disposto dell’articolo 3 del Regolamento, debba trovare applicazione anche in questo caso.

Proprio a proposito di GDPR, dalla lettura della privacy policy dell’applicazione si può facilmente scoprire che:

  • non è indicato il Titolare del trattamento;
  • non si fa riferimento ai diritti riconosciuti agli interessati che utilizzano l’applicazione;
  • le finalità del trattamento sono espresse in modo generico;
  • si comunica vagamente che ai dati dell’utente potranno accedere anche le società affiliate, senza indicare con precisione i motivi. In particolare, si legge che i dati potranno essere utilizzati dalle affiliate per migliorare i loro servizi, senza spiegare quali siano.

Sembra, infatti, che con l’utilizzo di FaceApp si conceda una licenza perpetua, irrevocabile, non esclusiva, esente da diritti, a livello mondiale, trasferibile per utilizzare, riprodurre, modificare, adattare, pubblicare, il contenuto caricato dall’utente.

Le gravi lacune dell’informativa, quindi, non comportano solo una violazione dei principi di trasparenza e correttezza dell’informazione resa all’interessato ma implicano, anche, la negazione dei diritti di cui egli stesso è titolare.

Servizio divertente? Probabile. Necessità di nuove verifiche sull’uso dei dati? Assodato. Agli utenti non resta altro che capire se qualche risata possa dirsi sufficiente per mettere a repentaglio la propria immagine e  non solo.