L’Autorità di controllo tedesca vieta l’uso di Office 365 nelle scuole

Avv. Vincenzo Colarocco

Il commissario distrettuale per la protezione dei dati e la libertà di informazione (HBDI) dello stato dell’Assia (Germania) ha inibito l’uso di Microsoft Office 365 nelle scuole in ragione della scarsa garanzia sulla protezione dei dati personali rappresentata dal servizio.

Già nell’agosto 2017, a seguito di un’indagine sul cloud di Microsoft, la protezione dei dati veniva stimata come insufficiente secondo le regole comunitarie, poiché si appoggiava a server negli Stati Uniti, con ogni conseguenza sul trasferimento dei dati all’estero (si consideri, infatti, come ad oggi il Privacy Shield – decisione di adeguatezza sugli USA – seppur vigente sia al vaglio delle istituzioni comunitarie per la sua rinnovazione).

Nonostante Microsoft abbia dato evidenza di aver spostato i propri server in Europa, il garante tedesco ha comunque scelto di proibire il ricorso a tale servizio proprio in ragione del difetto di trasparenza del Cloud Act: tale normativa consente, infatti, alle autorità statunitensi, alle forze dell’ordine ed alle agenzie di intelligence di acquisire dati informatici dagli operatori di servizi di cloud computing a prescindere dalla loro collocazione.

Le perplessità sulla compliance del Cloud Act alla normativa europea non giungono solo dalla Germania, ma anche dal Comitato europeo per la protezione dei dati, che ha inviato una lettera di risposta alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo con una valutazione giuridica sull’impatto Cloud Act degli Stati Uniti sul quadro giuridico europeo della protezione dei dati.

Si resta in attesa di conoscere l’impostazione che intenderanno assumere le autorità di controllo degli altri Paesi membri, le quali, si ricorda, in forza del principio di assistenza e cooperazione introdotto dal GDPR, dovranno motivare compiutamente in caso di avvisi contrastanti ed opposti dal parere tedesco.