La Cassazione sulla diffamazione nei gruppi di whatsapp

Avv. Flaviano Sanzari

Offese via chat whatsapp: la eventualità che tra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona nei cui confronti vengono formulate le espressioni offensive non configura l’illecito di ingiuria ma il delitto di diffamazione, posto che, sebbene il mezzo di trasmissione/comunicazione adoperato (e-mail o internet) consenta, in astratto, (anche) al soggetto vilipeso di percepire direttamente l’offesa, il fatto che il messaggio sia diretto ad una cerchia di fruitori fa si che l’addebito lesivo si collochi in una dimensione ben più ampia di quella interpersonale tra offensore ed offeso.

Così ha deciso la Cassazione Penale, con la sentenza n. 7904 del 20.2.2019, la quale ha altresì precisato che la stampa dei messaggi whatsapp è prova documentale ai sensi dell’art. 234 c.p.p., che consente «l’acquisizione di scritti o altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia o qualsiasi altro mezzo» e della quale non venga disconosciuta la genuinità.