Intelligenza Artificiale e P.A.: gli algoritmi nelle procedure valutative

Avv. Vincenzo Colarocco

La VI Sezione del Consiglio di Stato ha affermato, con sentenza n. 2270 dell’ 8 aprile 2019[1], che possono essere utilizzati algoritmi nelle procedure valutative della P.A. a patto che siano garantite trasparenza e possibilità di verifica in sede giurisdizionale. Il caso all’esame della Corte riguardava le contestazioni mosse da alcuni docenti di scuola secondaria a seguito della loro assegnazione presso sedi di servizio sulla base delle risultanze di un algoritmo a loro sconosciuto. Contro la sentenza di primo grado sfavorevole, i docenti si sono rivolti al Consiglio di Stato vedendo accolte le proprie doglianze. I giudici amministrativi, infatti, hanno dapprima incoraggiato l’ingresso nei procedimenti amministrativi delle nuove tecnologie informatiche e, in particolare, l’utilizzo di algoritmi coerenti con i principi di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa e con il principio del buon andamento posto dalla Costituzione. Ad ogni modo, nel provvedimento in esame espressamente si precisa che l’uso di algoritmi e di procedure automatizzate debba essere considerato a tutti gli effetti come un «atto amministrativo informatico» poiché regola amministrativa costruita dall’uomo e, in quanto tale, dovrà necessariamente sottostare a principi di ragionevolezza, proporzionalità, di pubblicità e trasparenza. In ogni caso gli algoritmi non potranno essere usati per decisioni aventi natura prettamente discrezionale e dovranno comunque essere sottoposti «al pieno sindacato del giudice amministrativo».

 

[1] Rinvenibile, in versione integrale, sul sito del Consiglio di Stato: “https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/provvedimenti-cds”.