Limiti al diritto di critica nel rapporto di lavoro

Avv. Francesca Frezza

La critica manifestata dal lavoratore all’indirizzo del datore di lavoro può trasformarsi da esercizio lecito di un diritto in una condotta astrattamente idonea a configurare un illecito disciplinare laddove superi i limiti posti a presidio della dignità della persona umana, così come predeterminati dal diritto vivente.

Nel rapporto di lavoro è interesse meritevole quello che si relazioni direttamente o indirettamente con le condizioni del lavoro e dell’impresa, come le rivendicazioni di carattere lato sensu sindacale o le manifestazioni di opinione attinenti il contratto di lavoro, mentre sono suscettibili di esondare dal limite della pertinenza le critiche rivolte al datore di lavoro, magari afferenti le sue qualità personali, oggettivamente avulse da ogni correlazione con il rapporto contrattuale e gratuitamente mirate a ledere la sua onorabilità.

Il caso riguarda un lavoratore dipendente di un consorzio idrico che aveva formulato delle accuse di malversazione al vertice aziendale a causa delle quali, all’esito di un procedimento disciplinare, veniva licenziato per giusta causa.  Promosso un giudizio di impugnativa di licenziamento la Corte di Appello di L’Aquila dichiarava l’illegittimità del licenziamento e, pur confermando la risoluzione del rapporto, condannava la società al pagamento di un indennizzo.

La Cassazione con sentenza del 18 gennaio 2019 n. 1379, nell’accogliere il ricorso della società, ha ricordato i principi di continenza formale, sostanziale e materiale del diritto di cronaca, applicabili anche alle critiche formulate dal un lavoratore, che impongono di verificare la verità della notizia, l’interesse pubblico alla diffusione dell’informazione, e  la correttezza e civiltà della forma linguistica utilizzata come veicolo della cronaca.

Con riferimento al rapporto di lavoro la critica del lavoratore dovrà quindi essere valutata sia con riferimento al criterio della continenza materiale (attenuandosi la rilevanza a seconda che di comunichi una opinione o un fatto specifico), sia con riferimento alla continenza formale, sia alla rilevanza delle critiche che possono attenere alle condizioni di lavoro. Nel caso in cui anche uno solo dei requisiti indicati dovesse non sussistere, la condotta del lavoratore viene considerata dalla Suprema Corte illecita.

Nell’accogliere il ricorso la Suprema Corte, inoltre, ha rilevato che la grave accusa di mala gestione di beni aziendali  correlata al solo fine di agevolare il ricorso a ditte esterne non era stata adeguatamente valutata dalla corte territoriale con riferimento ai suddetti parametri.