Il credito emerge dalla sentenza in base a un mero calcolo. Non serve l’ingiunzione

Avv. Daniele Franzini

Quando il provvedimento non contiene la determinazione della somma dovuta, la sentenza di condanna costituisce titolo esecutivo a condizione che – dal complesso di informazioni rinvenibili nel dispositivo e nella motivazione, anche mediante l’integrazione con elementi certi perché acquisti agli atti o riguardanti dati ufficiali – possa procedersi alla quantificazione con un’operazione meramente matematica.

Lo ha stabilito la Corte di Appello di Firenze con la sentenza n. 2686 del 20.11.2018.

Secondo la Corte territoriale, non si può chiedere in separato giudizio che la condanna sia espressa in termini monetari più precisi, essendo sufficiente, ad integrare il requisito della liquidità del credito, che questo sia determinabile nel suo ammontare con un mero calcolo aritmetico sulla base di elementi certi e positivi, tutti contenuti nel titolo fatto valere, i quali sono da identificare nei dati che, pur se non menzionati in sentenza, sono stati assunti dal giudice come certi ed oggettivamente già determinati, anche nel loro assetto quantitativo, perché così presupposti dalle parti e non controversi, e pertanto, acquisti nel processo per implicito.