Social network e tutela dei consumatori

Avv. Flaviano Sanzari

Sono sempre di più le pronunce delle corti – europee e non – sui Social Media, i cui gestori sono già da tempo nel mirino del legislatore europeo.

Queste piattaforme, in particolare, dovrebbero garantire nei loro termini di servizio un allineamento con le norme previste dal diritto comunitario e l’eliminazione dei contenuti commerciali illegali presenti sui portali (a titolo esemplificativo, si pensi alle clausole che limitano o escludono la responsabilità dei social media in relazione alla prestazione del servizio; clausole che privano il consumatore della possibilità di rivolgersi a un organo giurisdizionale dello Stato membro di residenza e che prevedono l’applicazione della legge della California).

In Francia, ad esempio, il Tribunal de Grande Instance (TGI)  ha ordinato a Twitter proprio di modificare il testo dei suoi “termini e condizioni” dopo che un gruppo di consumatori l’ha accusata di utilizzare clausole abusive.

In Germania, invece, si segnala una decisione riguardante i vantaggi economici (in denaro o in prodotti) ottenuti dagli influencer sulla piattaforma Instagram. Il tribunale tedesco – nel caso di specie, il Kammergericht di Berlino –  ha in particolare affermato che non è sufficiente che il lettore medio riconosca “l’effetto pubblicitario” dopo la lettura del post, ma che l’avvertimento circa lo scopo commerciale di un contributo pubblicato sui social media può essere superfluo solo se riconoscibile a prima vista.

Da segnalare anche il caso deciso dalla Court of Appeal of British Columbia (Canada), la quale ha accolto una class action contro una pratica intrapresa da Facebook, in base alla quale le pubblicità visualizzate agli “amici” di un utente Facebook potevano includere una dichiarazione secondo cui al summenzionato utente piaceva il prodotto, il servizio o l’organizzazione pubblicizzati. Gli utenti in questione, tuttavia, utilizzati come inconsapevoli sponsor, non sono né retribuiti per le sponsorizzazioni, né Facebook si premura di ottenerne il consenso per tal genere di pubblicazioni.

Per cui la pratica, anche secondo i giudici, costituisce un illecito ai sensi della legge sulla privacy.