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Corte di Giustizia dell’Unione Europea: l’amministratore di una fanpage su un social network e’ titolare del trattamento

Avv. Vincenzo Colarocco

L’amministratore di una fanpage di Facebook è titolare insieme alla stessa Facebook del trattamento dei dati personali dei visitatori della sua pagina. A stabilirlo è la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea resa lo scorso 5 giugno nella causa C-210/16, sulla scorta della circostanza che gli amministratori delle pagine possono ottenere e trattare dati demografici concernenti il pubblico destinatario (in particolare tendenze in materia di età, sesso, situazione sentimentale e professionale), informazioni sullo stile di vita e sugli interessi di detto pubblico (incluse informazioni sugli acquisti e il comportamento di acquisto online dei visitatori della sua pagina, nonché le categorie di prodotti o di servizi di loro maggiore interesse) e dati territoriali. Del resto detti dati consentono all’amministratore della fanpage di stabilire dove avviare promozioni speciali o organizzare eventi e, in generale, di offrire informazioni maggiormente mirate e, dunque, attraverso la propria azione d’impostazione dei parametri determina le finalità e gli strumenti del trattamento dei dati personali dei visitatori della sua fanpage.

Pirateria online: Telegram tra gli strumenti di violazione dei diritti d’autore

Il mondo della tecnologia è in continua evoluzione. Sebbene si debba guardare con favore a tale sviluppo, esistono grandi preoccupazioni diffuse tra gli addetti ai lavori nella lotta contro la pirateria online. In questo contesto vale la pena soffermarsi su un nuovo player che ha tutti i presupposti per creare grossi problemi ai titolari di diritto d’autore, parliamo dell’applicazione Telegram.

Oltre alle tipiche funzioni di messaggistica (come Whatsapp), tramite Telegram, gli utenti possono sfruttare le funzionalità dei c.d. canali come strumento di comunicazione. La prima differenza, rispetto a un mero gruppo di messaggistica, è che i messaggi che vengono veicolati tramite i canali Telegram sono sempre messaggi pubblici e rivolti a un ampio numero di persone (diversamente dai gruppi). I canali possono trattare dei più svariati argomenti, e molto spesso sono utilizzati per diffondere abusivamente –senza il consenso del titolare dei diritti- opere protette dal diritti d’autore. In proposito, proprio recentemente, Telegram ha dovuto bloccare per la prima volta un canale e lo avrebbe fatto su pressione di Google e Apple. L’azione è stata portata avanti in seguito ad un reclamo con ad oggetto download illegali di un album di un famoso cantante internazionale. In particolare, sembra che Telegram avrebbe ricevuto pressioni da Apple e Google, che probabilmente avrebbero fatto intendere che la mancata rimozione del canale avrebbe portato alla rimozione dell’app dall’App Store e da Google Play.

Sebbene Telegram sembra aver iniziato ad accettare le richieste da parte dei titolari di copyright per varare misure atte a limitare l’accesso ai contenuti pirata online (anche attraverso un’e-mail appositamente dedicata), sarà interessante vedere fino a che punto e in che misura tali richieste saranno effettivamente soddisfatte.

Social network e blog: la diffamazione è aggravata da “altro mezzo di pubblicità”

Avv. Flaviano Sanzari

La diffusione di messaggi veicolati a mezzo internet, in particolare tramite social network, integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595 c.p., comma 3, in quanto trattasi di condotta potenzialmente in grado di raggiungere un numero indeterminato o, comunque, quantitativamente apprezzabile di persone, qualunque sia la modalità informatica di condivisione e di trasmissione. Proprio l’utilizzazione, all’interno della suddetta norma, della particella disgiuntiva – “se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità…” – rende evidente come la categoria dei mezzi di pubblicità sia più ampia del concetto di stampa, includendo tutti quei sistemi di comunicazione e, quindi, di diffusione – dal fax ai social media – che, grazie all’evoluzione tecnologica, rendono possibile la trasmissione di dati e notizie ad un numero ampio o addirittura indeterminato di soggetti. Questo è quanto stabilito dalla quinta sezione penale della Suprema Corte di cassazione, con la sentenza n. 8482 del 22 febbraio 2017.