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Internet Festival 2017 – “Leggi, diritti e pirati”

Sabato 7 ottobre – Camera di Commercio di Pisa

Pirati nel mare della Rete: responsabilità e strumenti di tutela

Relatori: Vincenzo Colarocco, Giovanni Battista Gallus

Violazioni del diritto d’autore e responsabilità: cosa dicono norme e giurisprudenza? Il workshop intende approfondire la tutela civile e penale offerta dalla normativa al diritto d’autore, esaminando, altresì, l’evoluzione giurisprudenziale al riguardo.

 

Pirateria digitale: Mondadori vince un’importante battaglia contro il portale “Dasolo”

Avv. Alessandro La Rosa

Buone notizie per il mondo dell’editoria: lo scorso 24 luglio, la Sezione specializzata in materia di Impresa “A” del Tribunale di Milano ha accolto le richieste di Arnoldo Mondadori s.p.a. (in seguito “Mondadori”) indirizzate ad ottenere un provvedimento (cautelare) contro la reiterata violazione dei propri diritti da parte del portale pirata “Dasolo” che, senza alcuna autorizzazione dell’editore, permetteva agli utenti la visione e il download di diversi periodici. La decisione assume particolare rilievo in quanto il giudice ha ordinato ai fornitori di connettività, ovvero intermediari estranei all’attività illecita, “di adottare le più opportune misure tecniche nella loro disponibilità al fine di inibire effettivamente, a tutti i destinatari dei propri servizi, l’accesso ai contenuti di cui ai siti web ‘dasolo.online’, ‘dasolo.co’ e ‘dasolo.club’ e a tutti gli ulteriori siti con nome di dominio di secondo livello ‘dasolo’, indipendentemente dal top level domain adottato, che consentano di accedere abusivamente ai medesimi contenuti illeciti oggetto del presente procedimento” e ciò “entro 5 giorni dalla ricezione della segnalazione delle violazioni denunciate da parte della ricorrente”, con una penale per ogni giorno di ritardo. Nell’ordinanza vengono peraltro espressi principi di fondamentale importanza per il mondo dell’industria creativa e che potranno agevolare notevolmente gli editori nelle future attività di contrasto alla pirateria digitale.

Appare, in particolare, di fondamentale importanza il passaggio in cui il Tribunale espressamente afferma che “la condotta coperta da comando si deve estendere a tutti i comportamenti che mettano a disposizione del pubblico le pubblicazioni editoriali azionate dalla ricorrente attraverso il Portale dasolo, in tutti i diversi numeri di pubblicazione […] eventuali nuovi top level domain nei quali si declini il second level domain che offra il medesimo contenuto […] pongono in essere una reiterazione della condotta illecita già accertata da questo Ufficio e non una nuova e diversa. Rileva infatti […] il contenuto del sito web, e non il suo nome di dominio, che costituisce esclusivamente il veicolo, il mezzo attraverso il quale la condotta illecita viene integrata”.

In buona sostanza, il Tribunale delle Imprese di Milano ha ritenuto che la mera modificazione del nome a dominio attraverso cui vengono messi a disposizione del pubblico contenuti di cui sono titolari soggetti terzi non sia idonea a far scaturire una violazione nuova e diversa rispetto a quella di cui il provider è già a conoscenza e per cui ha l’onere di attivarsi per porre fine all’illecito.

Con la decisione in questione, il giudice milanese ha chiarito nuovamente (cfr. Tribunale di Milano ord. 13.6.2017, Rolex Italia s.p.a.) la necessità di una totale collaborazione dei fornitori di connettività contro la pirateria digitale. D’altra parte, come ricordato dallo stesso Giudice, l’art. 156 l. aut., come novellato dal citato d.lgs. n. 70/2003, ha esteso l’ambito dei soggetti passivi della domanda inibitoria anche nei confronti dell’intermediario i cui servizi siano stati utilizzati per rendere possibile la violazione. E ciò in attuazione dell’art. 8 par. 3 della citata Direttiva 29/2001.

Diversa è invece la posizione dell’hosting provider. Infatti, il giudice milanese, oltre ad aver inibito “di fornire servizi di memorizzazione dati ed informazioni che consentano al sito web ‘dasol.online’, ‘dasolo.co’, ovvero ‘dasolo.club’ – anche nelle diverse declinazioni del relativo top level domain- di rendere accessibili i […] periodici di titolarità di Arnoldo Mondadori Editore s.p.a.”, lo ha condannato anche alla rifusione delle spese legali.

In fumo oltre 2000 posti lavoro e 170 milioni di euro l’anno

La pirateria digitale continua ad arrecare ingenti danni al mercato europeo della musica.

L’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), lo scorso 24 maggio, ha pubblicato uno studio da dove emerge che, nel 2014, l’UE ha perso 170 milioni di euro, vale a dire il 5,2% di tutte le vendite di prodotti musicali.

Solo in Italia il settore della musica ha perso 7,8 milioni di euro a causa della pirateria: 3 milioni di euro nelle vendite su supporto fisico e 4,7 milioni di euro in quelle digitali.

Dall’esame integrale del medesimo studio, emerge un ulteriore dato allarmante: la perdita di circa 2.155 posti di lavoro e di 63 milioni di euro in termini di entrate fiscali.

Pirateria digitale: i provider devono collaborare

Avv. Alessandro La Rosa

E’ attesa nella prima metà di quest’anno la prima udienza del giudizio d’appello che è stato proposto nei confronti di una delle più interessanti pronunce emesse nel 2015 in tema di violazione dei diritti autorali in ambito digitale.

Si tratta del provvedimento con cui l’autorità giudiziaria irlandese (la “Irish Commercial Court”) ha imposto ad una delle principali compagnie di telecomunicazione operanti nel paese di adottare una procedura strutturata, idonea a tutelare in modo efficace i diritti esclusivi di noti operatori del mercato musicale internazionale (Sony, Universal e Warner) contro il download non autorizzato di brani musicali.

Il giudizio è iniziato nel gennaio del 2014 quando Sony, Universal e Warner hanno chiesto un provvedimento che imponesse alla compagnia di telecomunicazione irlandese UPC Communications Limited (“UPC”, oggi Virgin Media) di individuare, sulla base degli indirizzi IP forniti di volta in volta dalle società interessate, i clienti responsabili di download illeciti, diffidarli dal non ripetere ulteriormente tale condotta e, successivamente all’invio di un determinato numero di diffide, in caso di reiterazione dell’illecito, cessare la fornitura del servizio di accesso alla rete risolvendo il rapporto contrattuale in corso.

UPC aveva richiesto il rigetto di tale domanda asserendo che per individuare -a partire dalla mera indicazione dell’indirizzo IP- l’autore dei download illeciti sarebbe stato necessario implementare un sofisticato sistema informatico e l’invio delle diffide ai propri clienti avrebbe comportato costi ingenti.

Pronunciandosi su tali contrapposte posizioni, il giudice irlandese ha emesso un’ingiunzione con cui ha imposto a UPC di provvedere all’implementazione del software necessario ad individuare gli autori dei download illeciti. I costi relativi a tale incombente “stimati in un importo compreso fra ì 800.000,00 ed 사 940.000,00- sono stati posti per l’80% a carico della compagnia di telecomunicazione e per il 20% a carico delle etichette discografiche.

Nel giungere a tali conclusioni la Corte irlandese ha osservato che le direttive che disciplinano, in sede comunitaria, il ruolo degli intermediari del web consentono l’emissione di ingiunzioni nei confronti degli internet service provider anche nelle ipotesi in cui tale genere di provvedimenti comporti dei costi notevoli a carico di questi ultimi. Le limitazioni di responsabilità previste dalla normativa comunitaria non comportano infatti anche l’esonero dai costi che possono scaturire dall’emissione delle ingiunzioni dell’autorità giudiziaria.

Anche i giudici di Italia, Germania e Spagna individuano nei fornitori di accesso ad internet i soggetti più idonei “in determinate circostanze- ad impedire le violazioni dei diritti d’autore nel web. A distanza di poco più di un anno dalla sentenza della Corte di Giustizia sul noto caso Telekabel (sentenza del 27 marzo 2014, causa C-314/12 UPC Telekabel Wien GmbH c. Constantin Film), possono segnalarsi una serie di provvedimenti dei Tribunali degli Stati membri in perfetta coerenza con la decisione del giudice europeo (http://owlitalia.com/lorientamento-delle-corti-nazionali-dopo-la-sentenza-della-corte-di-giustizia-sul-caso-telekabel).