Articoli

Il concetto giuridico di “creatività”: la sentenza del Tribunale di Milano n. 10780/2017

Il carattere creativo di un’opera, unico requisito richiesto per la tutela autorale, non per forza implica la novità assoluta della stessa, corrispondendo, infatti, alla manifestazione del modo personale dell’autore di rappresentare la realtà.

Il concetto giuridico di creatività non coincide con quello di originalità e novità assoluta, riferendosi, difatti, alla personale e individuale espressione di un’oggettività manifestata mediante una delle categorie elencate all’art. 1 LDA, di modo che un’opera dell’ingegno possa ricevere protezione a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, pur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore.

Questo il fondamentale principio enunciato dalla recente sentenza n. 10780/2017 del Tribunale di Milano, con la quale è stato accolto il ricorso dell’Associazione Culturale Metamorfosi che contestava la violazione dei propri diritti morali e di utilizzazione economica relativi ad un catalogo illustrato intitolato “Francesco, Parole, Tracce, immagini”, connesso ad un’omonima mostra il cui “progetto scientifico” era stato curato dall’Associazione Antiqua.

In particolare la doglianza è stata rivolta alla casa editrice Skira Editore, a seguito della pubblicazione negli Stati Uniti di un catalogo che riproduceva titolo ed elementi presenti nella corrispondente opera italiana, pubblicata da parte attrice. A tale accusa Skira Editore replicava che i diritti di sfruttamento economico erano stati acquistati dall’Associazione Antiqua, la quale aveva garantito, sia nel contratto di edizione che con dichiarazioni unilaterali, la titolarità dei diritti oggetto di cessione;

Secondo il Giudice di primo grado, l’autore di un’opera collettiva -come il catalogo in questione- è “chi dirige ed organizza la creazione dell’opera”, rinvenibile nel caso di specie nell’Associazione Antiqua, in quanto essa “ha diretto e coordinato la realizzazione del catalogo conferendo all’opera collettiva quel -pur minimo– carattere creativo, quale particolare espressione del lavoro intellettuale (artt. 6 LDA e 2576 c.c.), che giustifica la sua protezione monopolistica”.

Le proposte di modifica al Regolamento AGCOM in materia di tutela del diritto d’autore

Avv. Alessandro La Rosa

L’AGCOM procede spedita nella sua battaglia all’insegna della legalità sulle reti di comunicazione elettronica. Dopo la sentenza del TAR Lazio dello scorso 30 marzo 2017 – che rigettava il ricorso presentato da alcune associazioni di categoria per ottenere l’annullamento del Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore e vedere negata la competenza dell’Autorità amministrativa-, lo scorso 24 gennaio c.a. ha pubblicato la Delibera 8/18/CONS, per sottoporre a consultazione pubblica un nuovo “schema di proposte di modifica al Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, 70”.

L’intento è quello di invitare gli operatori del settore le istituzioni e le associazioni rappresentative degli utenti e consumatori a far pervenire emendamenti motivati al testo del regolamento. Con un termine fissato al prossimo 23 febbraio, i soggetti interessati potranno anche essere auditi per l’illustrazione dei propri contributi.

I principali interventi sul precedente Regolamento constano tanto di un’attività di coordinamento del testo con altri atti/provvedimenti nazionali e comunitari sopravvenuti dal 2014 ad oggi, quanto, e soprattutto, di due nuove previsioni (di cui agli articoli 9-bis e 8-bis) che riguardano, invece, l’emanazione di provvedimenti cautelari nei confronti degli Internet Service Provider (ISP) e l’introduzione di misure idonee per le ipotesi di violazioni reiterate.

Alla base di tali previsioni vi è l’art. 2 della Legge europea 2017, che ha introdotto la possibilità per l’Autorità, di ordinare in via cautelare ai prestatori di servizi della società dell’informazione di porre fine immediatamente alle violazioni del diritto d’autore e dei diritti connessi, sulla base di un sommario apprezzamento dei fatti e della fondatezza delle relative ragioni di carattere giuridico (fumus boni iuris) e in presenza di una minaccia di un pregiudizio imminente e irreparabile per i titolari dei diritti (periculum in mora).

La legge europea 2017 ha inoltre incaricato l’Autorità di disciplinare, con proprio regolamento, le modalità e i termini di adozione e comunicazione del provvedimento cautelare ai soggetti interessati, i soggetti legittimati a proporre reclamo avverso il provvedimento, nonché di individuare misure idonee per impedire la reiterazione delle violazioni già accertate.

Allo stato nello schema proposto, si assiste ad un’inversione dell’iter, dove l’emanazione di un ordine cautelare nei confronti dei prestatori di servizi diviene immediato, e viene eliminato il previo contraddittorio procedimentale; ciò naturalmente purché l’intervento sia giustificato sul fumus boni iuris e sul periculum in mora e fermo restando il rispetto dei principi di gradualità, proporzionalità, adeguatezza cui le decisioni dell’Autorità devono improntarsi. In soli tre giorni dalla ricezione dell’istanza il provvedimento sarà efficace per porre “fine immediatamente alle violazioni del diritto d’autore e dei diritti connessi”.

Il potere attribuito all’Autorità di emettere un provvedimento cautelare inaudita altera parte risulta bilanciato con la possibilità di far valere adeguatamente le proprie ragioni riconosciuta a tutti i soggetti interessati (i provider, l’uploader, i gestori della pagina), i quali possono comunque determinare l’instaurazione del contraddittorio attraverso la proposizione del reclamo.

Quanto alla novità introdotta dall’articolo 8-bis, dedicato alla reiterazione di violazioni già accertate dall’Autorità, l’Autorità si troverebbe a verificare la presenza delle stesse opere digitali già oggetto di provvedimenti recanti ordine di disabilitazione dell’accesso a siti con server ubicati sul territorio nazionale; nel caso di accertata reiterazione della violazione, l’inottemperanza all’ordine dell’Autorità da parte del prestatore dei servizi di hosting verrà perseguita ai sensi di legge (sanzione di cui all’art. 1, comma 31, della legge n. 249/97 e trasmissione degli atti agli organi di polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 182-ter della legge n. 633/41).

Quando invece, la reiterazione occupi siti ospitati su server ubicati fuori dal territorio nazionale, l’Autorità, procede con un provvedimento comunicato al soggetto istante e notificato ai prestatori di servizi individuati, nonché, ove rintracciabili, all’uploader e ai gestori della pagina e del sito internet, i quali possono proporre reclamo entro cinque giorni dalla notifica. In tal caso, la Direzione dispone l’avvio del procedimento, dandone comunicazione ai soggetti legittimati a presentare reclamo e al soggetto istante. Il provvedimento dell’Autorità sul reclamo è adottato entro sette giorni dalla data della sua presentazione.

Se invece, sulla base degli elementi valutati, i fatti segnalati non risultino costituire reiterazione di violazione già accertata, se la fattispecie integra gli estremi di un’autonoma violazione l’Autorità procede con l’avvio di un procedimento istruttorio ex novo.

Pirateria online: Telegram tra gli strumenti di violazione dei diritti d’autore

Il mondo della tecnologia è in continua evoluzione. Sebbene si debba guardare con favore a tale sviluppo, esistono grandi preoccupazioni diffuse tra gli addetti ai lavori nella lotta contro la pirateria online. In questo contesto vale la pena soffermarsi su un nuovo player che ha tutti i presupposti per creare grossi problemi ai titolari di diritto d’autore, parliamo dell’applicazione Telegram.

Oltre alle tipiche funzioni di messaggistica (come Whatsapp), tramite Telegram, gli utenti possono sfruttare le funzionalità dei c.d. canali come strumento di comunicazione. La prima differenza, rispetto a un mero gruppo di messaggistica, è che i messaggi che vengono veicolati tramite i canali Telegram sono sempre messaggi pubblici e rivolti a un ampio numero di persone (diversamente dai gruppi). I canali possono trattare dei più svariati argomenti, e molto spesso sono utilizzati per diffondere abusivamente –senza il consenso del titolare dei diritti- opere protette dal diritti d’autore. In proposito, proprio recentemente, Telegram ha dovuto bloccare per la prima volta un canale e lo avrebbe fatto su pressione di Google e Apple. L’azione è stata portata avanti in seguito ad un reclamo con ad oggetto download illegali di un album di un famoso cantante internazionale. In particolare, sembra che Telegram avrebbe ricevuto pressioni da Apple e Google, che probabilmente avrebbero fatto intendere che la mancata rimozione del canale avrebbe portato alla rimozione dell’app dall’App Store e da Google Play.

Sebbene Telegram sembra aver iniziato ad accettare le richieste da parte dei titolari di copyright per varare misure atte a limitare l’accesso ai contenuti pirata online (anche attraverso un’e-mail appositamente dedicata), sarà interessante vedere fino a che punto e in che misura tali richieste saranno effettivamente soddisfatte.

Niente più foto ai monumenti? Tutto merito del David di Michelangelo

Il Tribunale di Firenze lo scorso 23 novembre ha statuito sull’illiceità della riproduzione non autorizzata delle immagini che ritraggono beni culturali per finalità commerciali. Nel caso di specie la contestazione è stata mossa da parte dell’Avvocatura dello Stato avverso una società di promozione turistica che, sfruttando indebitamente l’immagine del David di Michelangelo sui propri materiali informativi e promozionali, vendeva fuori dalla Galleria dell’Accademia di Firenze pacchetti turistici e biglietti museali a prezzi maggiorati.

Il Tribunale, nell’accogliere la domanda attorea ha vietato ogni sfruttamento dell’immagine del David a fini commerciali senza la previa autorizzazione della Galleria dell’Accademia, e senza il pagamento dei relativi diritti, fissando altresì una penale di 2.000 euro per ogni giorno di mancato rispetto. La decisione trova giustificazione nel Codice dei beni culturali, che accorda all’autorità che ha in consegna un bene culturale la facoltà di consentirne la riproduzione previa richiesta di concessione e pagamento del canone stabilito dall’autorità stessa.