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       Cari lettori,


       riprendo il mio contatto con Voi per rispondere alle Vostre ulteriori numerosissime lettere che mi hanno definitivamente fatto capire, nel bene e nel male, la portata enorme del mio caso e l’interesse che esso suscita nell’opinione pubblica.
       Ho già, essenzialmente detto perchè: chi crede in me (ed ha potuto verificare ogni circostanza tra i documenti messi a disposizione di chiunque abbia la voglia di esaminarli), percepisce l’ingiustizia e capisce la battaglia che cerco di portare avanti nell’interesse di tutti i cittadini che rischiano di subire, quando non hanno già subito, i danni di un sistema ormai irrimediabilmente malato; chi non crede in me continua a manifestare un convincimento basato esclusivamente sulla mia immagine distorta e sulle false “verità” create da una campagna stampa di parte, che ha tutto l’interesse economico di vedermi colpevole, perchè rappresenta la parte civile nei processi che mi riguardano (e, ovviamente, si è guardato bene dall’esaminare anche uno solo dei documenti a disposizione). Mi riferisco, in particolare, a tutti coloro i quali non avendo la benchè minima intenzione di effettuare verifiche sul trattamento da me subito in sede processuale, in aperta violazione delle più elementari regole di diritto, all’insegna della prepotenza e dell’arroganza, ancora mi scrivono di dimostrare la mia innocenza “nel processo” utilizzando il famoso slogan inventato appositamente per me dall’attuale opposizione e ripetuto fino alla nausea affinchè fosse recepito, come è puntualmente avvenuto, da tutte le orecchie disponibili a farlo.
       A chi, invece, mi chiede come mai pur avendo costantemente dichiarato la mia innocenza (e, conseguentemente che non mi sarei mai avvalso del patteggiamento) ho chiesto il termine espressamente previsto dalla cosiddetta “legge sul patteggiamento allargato”, rispondo (come ho già detto ai giornalisti) che mi sono avvalso di tale facoltà per cercare di far emergere, nel periodo di sospensione del processo, tutte le nefandezze nascoste dall’ormai famoso fascicolo fantasma che la procura con ogni mezzo ha negato di esaminare, oltre che alle difese, anche alle Autorità. Ricordo, in proposito che agli ispettori ministeriali che hanno legittimamente chiesto di vedere il fascicolo 9520 è stato opposto un segreto istruttorio che dopo circa otto anni di indagine e circa tre anni di dibattimento, non trova giustificazione alcuna. Chi ha voluto esaminare i numerosi verbali a disposizione, ha potuto verificare personalmente quali sono i documenti scomparsi e come essi debbano necessariamente esistere in atti.
       A chi, ancora mi scrive che ho truffato la marchesa Casati Stampa (della quale non sono mai stato tutore e che all’epoca dei fatti era maggiorenne) “svendendo” la sua villa di Arcore a Berlusconi, recependo, ancora una volta, la falsa “verità” propinata dall’Espresso, rispondo che tale villa è stata venduta a Berlusconi in uno stato di assoluto decadimento e degrado (ed assolutamente priva di quadri o arredi preziosi) alla considerevole cifra di circa 750 milioni di vecchie lire del 1974; che prima ancora che mio tramite la vedesse Berlusconi la proprietaria l’aveva già promessa in vendita per la cifra inferiore di circa 600 milioni di vecchie lire ad un operatore edilizio della zona. In ogni caso, chi vuole conoscere nei dettagli questa normalissima vicenda può leggersi l’atto di citazione relativo alla causa da me promossa nei confronti dell’Espresso, che metto a disposizione qui sul sito.
       Per quanto concerne, infine, tutte le Vostre più che legittime richieste di riformare il fatiscente sistema della giustizia, rispondo che mi impegnerò con tutte le mie forze e le mie possibilità affinchè ciò avvenga, come del resto credo di avere già dimostrato evidenziando fin dal principio la necessità di alcuni interventi urgenti (credo, per esempio, di essere stato il primo a parlare di separazione delle carriere di magistrati e pubblici ministeri) e come dimostra l’aggressione da me subita nell’evidente commistione della parte politica a me avversa con la magistratura, nell’unico intento di eliminarmi definitivamente dalla scena politica.
       Ancora grazie per la grandissima solidarietà che mi manifestate ogni giorno.
   

  Cesare Previti





 
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