Mancata diversificazione degli investimenti. Responsabilità della banca

Avv. Daniele Franzini

Deve essere riconosciuta una responsabilità a carico della banca che abbia convogliato tutte le somme affidate nell’acquisto di bond argentini, anche se all’epoca non avevano un indice di pericolosità.

Ciò in quanto la teorica “sicurezza” dell’investimento non esimeva la banca dall’obbligo di informare gli investitori.

Lo ha stabilito la Suprema Corte con la ordinanza n. 6911 del 20.3.2018, con la quale ha confermato l’impugnata sentenza resa dalla Corte di Appello di Roma. Agli investitori, secondo gli Ermellini, dovevano essere fornite le informazioni richieste dalla legge sulla natura e i caratteri propri degli specifici titoli mobiliari.

La Corte di merito censurava l’affermazione del Tribunale secondo cui la valutazione di adeguatezza dell’investimento è necessaria solo in presenza di investimenti marcatamente speculativi. Evidenziava, piuttosto, che la valutazione di adeguatezza dell’investimento deve essere compiuta anche qualora, come nel caso di specie, il cliente si sia rifiutato di fornire le informazioni relative al proprio profilo di investitore. Stigmatizzava la Corte territoriale che, secondo il Tribunale, mancava la prova della negligenza dell’intermediario, argomento errato perchè il giudice di prime cure avrebbe dovuto piuttosto accertare se l’intermediario avesse fornito lui la prova di aver agito con sufficiente diligenza. Rilevava ancora la Corte capitolina che, piuttosto, la Banca aveva ammesso di essersi astenuta dal fornire qualsiasi informazione sulle obbligazioni argentine.

Nel caso di specie, infatti, ci si trovava in presenza dell'(ipotizzato) investimento di un intero patrimonio addirittura in un solo titolo, peraltro di alto rendimento e – fosse solo per questo, in base ad una ovvia regola di esperienza – per sua stessa natura rischioso.