Le frodi IVA entrano nel catalogo dei reati del d. lgs. 231/01

Avv. Vincenzo Colarocco

La Direttiva PIF, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale, il cui recepimento è previsto entro il 6 luglio 2019, introduce l’obbligo per gli Stati membri di adottare misure necessarie affinché sia prevista una responsabilità delle persone giuridiche per i reati che ledano gli interessi finanziari dell’Unione Europea.

Tra i vari reati ritenuti lesivi degli interessi finanziari dell’Unione, la Direttiva considera, in particolare, le frodi in materia di IVA, aventi carattere di trasnazionalità (mediante il coinvolgimento di più stati membri) e che comportino un danno complessivo di almeno 10 milioni di Euro.

Come noto, l’Unione ha da tempo focalizzato la propria attenzione sulla tematica delle gravi frodi iva (a partire dalla nota querelle Taricco), in quanto le risorse finanziarie dell’Unione Europea traggono origine, in parte, da una percentuale del volume dell’IVA applicata negli scambi commerciali all’interno del cd. Mercato Interno.

La previsione oggetto della direttiva in commento rappresenta un importante segno di svolta, perché comporterà il necessario inserimento, all’interno del catalogo dei reati presupposto della responsabilità ex 231/01, di alcune fattispecie penali tributarie previste dal D. Lgs. n. 74/2000, ad esempio le grandi frodi carosello, ponendo fine alle accese contestazioni sulla esclusione di tali fattispecie dai reati presupposto.