Nuova “benzina” per startup e PMI innovative dai fondi PIR

La Commissione Finanze della Camera ha approvato la proposta che prevede un’estensione dei Piani Individuali di Risparmio (PIR) agli investimenti in società startup e PMI innovative. Il testo, ora in mano al Governo, potrà, con ogni auspicio, essere inserito già nella prossima Legge di bilancio.

I PIR, introdotti lo scorso anno dalla L. 232/2106, rappresentano una forma di risparmio fiscalmente incentivato e sono stati intesi come uno strumento volto a slegare il sistema economico italiano da un’ottica “bancocentrica” per liberare ed indirizzare i consistenti risparmi dei cittadini verso forme di investimento di cui beneficino in primis le PMI italiane, aggirando così il persistente immobilismo conseguenza del c.d. credit crunch. I PIR sono infatti riservati a piccoli investitori persone fisiche, i quali, a fronte di un investimento che deve essere mantenuto per almeno 5 anni – e che non può superare i 30mila euro annui e i 150mila nei 5 anni – ottengono in cambio un abbattimento del carico fiscale divenendo esenti dal pagamento di imposte su capital gain, dividendi, successione e donazioni. Le risorse raccolte da un PIR possono essere investite in diversi strumenti finanziari come azioni, obbligazioni e fondi di investimento e anche conti correnti bancari con un vincolo di diversificazione che impone che il 70% di quanto investito sia destinato ad strumenti emessi da imprese italiane (o imprese europee con stabile organizzazione in Italia). Il 30% di questo 70% deve inoltre essere investito in strumenti emessi da imprese diverse da quelle incluse nel catalogo FTSE Mib e cioè verso imprese di dimensioni minori come quelle quotate nei segmenti MidCap (che raccoglie i titoli a media capitalizzazione), Star (Segmento Titoli con Alti Requisiti) o sul mercato AIM (Alternative Investment Market) con un ulteriore vincolo di concentrazione, il quale impone che non più del 10% del portafoglio possa essere destinato a strumenti emessi dallo stesso emittente.

Ora, laddove il testo approvato dalla Commissione Bilancio dovesse effettivamente tradursi in un emendamento alla prossima Legge di Bilancio potranno definirsi PIR solamente i fondi che, oltre a tutte le condizioni sopra elencate, rispetteranno un ulteriore requisito e cioè investano il 3% delle risorse raccolte in fondi che investono in start-up e/o PMI innovative.