Tempo scaduto per la conservazione: vecchi dati telefonici da distruggere

Scade l’obbligo, per gli operatori telefonici e gli internet provider, di conservare i dati del traffico telefonico e telematico più vecchi, precedenti cioè i termini ordinari di conservazione. Ed è allarme sulle inchieste per i reati più gravi, mafia o terrorismo, che di questi termini più ampi si sono fin qui potute giovare.

L’obbligo sulla cosiddetta data-retention, infatti, era stato introdotto dal decreto antiterrorismo del 2015 (Dl n. 7), che per esigenze investigative ha imposto, fino al 30 giugno 2017, il mantenimento di tutti i dati di traffico, in deroga ai vincoli del codice della privacy, a partire dal 21 aprile 2015 (data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge).

Ora, superata la scadenza del 30 giugno senza che il legislatore sia intervenuto (e, a quanto risulta, senza che abbia mostrato la volontà di intervenire), tornano ad applicarsi le regole base, quelle cioè previste dal codice della privacy, per cui i dati del traffico telefonico devono essere conservati per 24 mesi dalla comunicazione e quelli telematici per 12 mesi. Ciò vuol dire che, oggi, i gestori telefonici devono tenere solo le informazioni relative alle comunicazioni effettuate da due anni a questa parte (cioè, dal 3 luglio 2015 fino a oggi), mentre gli operatori internet devono conservare i dati relativi agli accessi dell’ultimo anno (vale a dire dal 3 luglio 2016 a oggi). Di conseguenza, tutti i dati precedenti, possono (devono?) essere distrutti da chi li detiene.

Con buona pace delle inchieste sui reati più gravi, dal terrorismo alla mafia come detto, che il decreto legge del 2015 intendeva invece tutelare.