Sequestri conservativi come modalità per responsabilizzare gli hosting providers

Finalmente, i vari sforzi di governi ed operatori, tanto a livello nazionale che internazionale, di tutelare il diritto di Internet ed in particolare del diritto d’autore cominciano a dare i loro frutti. Ebbene, tanto si è detto sul ruolo di primo piano ricoperto dagli hosting provider, specialmente in termini di controllo e stoccaggio sui contenuti fruibili online, nonché la configurazione di una vera e propria responsabilità penale per le violazioni previste dagli artt. 171, comma 1 e 171-ter, commi 1 e 2 della LDA.

È notizia di pochi giorni fa il sequestro preventivo per oscuramento, in Italia, di 41 siti web che consentivano la visione di film, serie tv ed eventi sportivi. Ciò è stato reso possibile grazie all’utilizzo, da parte delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, di metodologie innovative idonee a superare i sistemi di anonimizzazione (volti all’esterovestizione) utilizzati da siti che pubblicano illecitamente materiale protetto dal diritto d’autore: la prima è la nota “follow the money” attraverso la ricerca della provenienza dei servizi pubblicitari che sostengono i siti pirata; la seconda, di maggiore interesse, consiste proprio nel “follow the hosting”, finalizzato a rintracciare il server.

Occorre salutare positivamente questi interventi, in quanto l’esperienza degli ultimi anni dimostra che i provvedimenti dell’Agcom, per quanto puntuali e incisivi, spesso da soli non risultano sufficienti ad elidere il problema se non accompagnati da un’attenta responsabilizzazione dei soggetti che mettono tali servizi a disposizione del pubblico, ossia gli hosting provider.